Cinema

Dark Shadows – T. Burton, 2012


Di:

Tim Burton

Tim Burton (fonte: eyeswideciak.blogspot.com)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titolo originale: Dark Shadows
Nazione: Stati Uniti
Genere: horror, commedia

TRAINATO dal blasonato nome del regista Tim Burton e da quello del suo attore feticcio Johnny Depp, giunge nelle sale Dark Shadows, basato sulla soap opera anni 60 di Dan Curtis. Non nuovo a ibridazioni tra horror e commedia, Burton ci riprova con la storia di un vampiro liberato dalle sue catene dopo due secoli, trasportato dritto negli anni 70. Barnabas Collins (il suo nome) scoprirà che la maledizione che colpì la sua famiglia è ancora lontana dall’essere debellata.

Dark Shadows - Poster

Ormai ce se n’è fatta una ragione e si arriva in sala senza troppe aspettative.
Dopo tanti, troppi anni non si vede più l’ombra del regista de Il mistero di Sleepy Hollow, né quella dell’autore di Edward mani di forbice, né del frizzante Beetlejuice, né del malinconico Ed Wood. Anzi no. A ben pensarci probabilmente è esattamente l’ombra quel che resta di quel mondo immaginifico che ha segnato con originalità la storia di un genere e ha trasportato spettatori di tutte le età in sogni macabri colorati ad occhi aperti.
L’inizio della discesa fu col mediocre e mastodontico Planet of the Apes, che segnava l’abbandono del fascino curatissimo del piccolo artigiano per migrare sul mastodontico del grande imprenditore di se stesso. Da allora, tra altalenanti risultati e sforzi dei fan di non pensarlo in calo creativo, il caro vecchio Burton perse l’anima ed i suoi lavori appariranno solo come dei buoni manufatti ricchi di citazioni e ombre del passato. E’ in fondo un consono parallelo vederne l’accostamento con il vampiro Depp, fuori luogo in un mondo che non riconosce, ma che gli appartiene e gli ha conferito i natali, una terra che cerca di trascinare verso sé, di recuperare tra tentativi vani e risultati grotteschi.

Il cinema di Burton è didattico, in questo suo essersi zombificato, di quanto non sia affatto sufficiente della carne in movimento per decretare vivo un essere umano. A ben vedere in ogni suo recente film degli ultimi dieci anni è impossibile non notare ancora la sua creatività, la sua nostalgia verso certa cinematografia, i suoi omaggi, la cura dei dettagli, le invenzioni bizzarre, la perfetta fusione macabro-infantile. E’ tutto lì, messo sotto i nostri occhi, ma non cattura più, non travolge, non parla al cuore, come nell’esemplare (in questo senso negativo) Alice in Wonderland (scheda).
E’ l’evidenza conclamata di quanto serva altro dietro una geniale fattura, un’incredibile idea per raccontarcela, per rendercela immancabile, necessaria. E anche in questo caso non stona l’affiancamento all’immagine finale […]1.

Dark Shadows - Dal film

Piace il disegno di Depp, quasi cartone animato con la sua acconciatura immota, ed è suggestivamente burtoniano il fascino visivo della prima parte, ambientata alla fine del 1700. La colonna sonora di Elfman è come sempre funzionale, seppur anch’essa non più stupefacente, e gli interpreti impeccabili. Il mix tra commedia e horror non è mai inopportuno e il film fila liscio per la sua durata. I giocattoli del mondo-Burton ci sono tutti, ma dentro lo spettatore cosa resta?
Poco, le ombre.

L’ombra della passione del regista per il B-movie di Bela Lugosi, eccezionalmente cristallizzato nel magnifico Ed Wood in grado di far cinefilo anche un caprone di montagna, qui in Dark Shadows riproposta nelle sole inquadrature delle mani ipnotiche del vampiro o nel volto terrorizzato di Depp illuminato dalla luce gialla dell’insegna del McDonald’s.
L’ombra delle maledizioni di Sleepy Hollow tra sortilegi, anatemi e atmosfere dark.
L’ombra dei suoi osannati attori in un cameo di Christopher Lee.
L’ombra delle sue funzionalissime invenzioni visive terrifiche, ora lasciate sole a far mostra di sé.
Il finale, in cui Burton è capace di miscelare tutto, finanche di far apparire […]2 (tristissimo errore di sceneggiatura), e di farci accorgere quanto poco e mal definito sia stato il personaggio di Victoria, sembra la firma di tutto il suo recente cinema.
Ancora puntellato di pochi o molti preziosi giocattoli, ma che sembrano non parlarsi più.

Valutazione: 7/10
Spoiler: 6/10

altreVisioni

Il cuore altrove, P. Avati (2003) – grazioso affresco su una storia malinconica. Imperfetto e originale come tante opere di Avati * 6
Quella casa nel bosco, D. Goddard (2012) – horror metacinematografico con spruzzate di commedia. Originale ma mediocre. Qualche buona sequenza sul finale * 5
One Point O, J. Renfroe & M. Thorsson (2004) – mistery story a base fantascientifica originale ma confusionaria * 5.5
Super – Attento crimine!!!, J. Gunn (2010) – sulla linea di Kick-Ass ma molto meno efficace. Stonato * 5

In Stato d’osservazione

Cosmopolis, D. Cronenberg (2012) – Cannes 2012 * 25mag
Killer Joe, W. Friedkin (2011) – Venezia 2011 * 25mag


[…]1 della strega che si rompe, a mo’ di ceramica, bellissima, sensuale, macabramente erotica ma vuota, friabile, finita
[…]2 un lupo mannaro dal nulla

Dark Shadows – T. Burton, 2012 ultima modifica: 2012-05-20T14:02:37+00:00 da Alessandro Cellamare



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