ManfredoniaMonte S. Angelo
Recente provvedimento della Terza Sezione del Tribunale amministrativo

Aree e immobili Abbazia di Pulsano, ricorso privati: integrazione documenti

Chiesta la restituzione delle aree e degli immobili interessati

Di:

Bari. ”(..) il Collegio stima opportuno, ai fini del decidere, che il verificatore integri la propria relazione, tenendo presenti le controdeduzioni dell’amministrazione civica e le risultanze della perizia svolta dal Responsabile del V° Settore Agricoltura e Foreste del medesimo Comune di Monte Sant’Angelo. Il verificatore depositerà l’integrazione richiesta entro 45 giorni dalla comunicazione – o dalla notificazione, se anteriore – della presente ordinanza. Ogni ulteriore decisione in rito, sul merito e quanto alla spese va rinviata alla definizione della controversia”. Così il TAR Puglia di Bari – Sezione Terza – sul ricorso proposto da 10 privati contro il Comune di Monte Sant’Angelo, per la condanna dei ricorrenti sull’Abbazia di Maria di Pulsano, sita nel Comune di Monte S. Angelo (FG) – Frazione Pulsano (..) oggetto di occupazione da parte del Comune di Monte S’Angelo a far data dal 15-10-1998.

Con il ricorso, i privati hanno chiesto la condanna del Comune di Monte Sant’Angelo a “restituire ai ricorrenti le aree ed immobili di cui sopra, previa loro rimessione in pristino; corrispondere ai ricorrenti il risarcimento dei danni per il periodo di occupazione illegittima dalla scadenza della dichiarazione di pubblica utilità alla data della riconsegna, oltre rivalutazione monetaria ed interessi sulla somma rivalutata dal di della scadenza al saldo; in via subordinata, in considerazione dell’esecuzione dell’opera, si chiede che venga assegnato al Comune un breve termine affinché il medesimo decida se avvalersi o meno della facoltà di cui all’art. 42 bis T.U. espropri, in tal caso (e cioè per l’ipotesi che intenda avvalersi di tale facoltà) stabilendo l’obbligo del Comune di contestualmente corrispondere ai ricorrenti (quale condizione di efficacia per il valido esercizio di tale facoltà) le seguenti somme: a) l’attuale valore venale dei beni tenuto conto della loro consistenza originaria (considerando altresì il minor valore della residua proprietà); b) il 5i tale valore per ogni anno successivo alla scadenza della dichiarazione di pubblica utilità fino alla data di emanazione del provvedimento ex art. 42 bis e versamento delle relative somme; c) il 10el valore sub a) a titolo forfettario di ristoro del pregiudizio non patrimoniale; d) gli interessi legali sulle somme di cui sopra dal dì del dovuto al saldo; 3) con vittoria delle spese, diritti ed onorari del presente giudizio, oltre al rimborso del C.U.”.

Redazione Stato Quotidiano.it – RIPRODUZIONE RISERVATA



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