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Piani Gestione compartimenti marittimi, sperimentazione a Manfredonia

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SEI compartimenti marittimi pugliesi con circa 1.600 imbarcazioni e oltre 3000 mila addetti (indotto escluso) per un fatturato complessivo di circa 180 milioni di euro. Un settore cruciale dell’economia pugliese, con caratteristiche fortemente diversificate, per il quale la sperimentazione di Piani di Gestione Locali della Pesca è strategia efficace per valorizzare la risorsa mare, tutelando la produttività delle imprese di pesca, i posti di lavoro e scongiurando il rischio di collasso dell’intero settore.

Nei compartimenti marittimi di Bari, Manfredonia, Brindisi, Molfetta, Gallipoli e Taranto, le tre principali centrali cooperative, Lega Pesca, Confcooperative Federcoopesca e Agci Agrital, insieme a Federpesca (con un Intervento finanziato dal FEP Puglia 2007-2013 – Misura 3.5 – Progetti Pilota), hanno sperimentato Piani di Gestione Locali, per l’autoregolamentazione dello sforzo di pesca, perché, come è stato più volte sottolineato, “non possono essere definite regole senza la partecipazione e la condivisone dei pescatori”. I risultati sono stati illustrati questa mattina, alla presenza, insieme ai pescatori, di imprese pugliesi, rappresentanti nazionali di catorria, di sindacati, anche il sottosegretario Stato con delega alla Pesca del Mipaaf, Giuseppe Castiglione, e l’assessore regionale pugliese alle Risorse agroalimentari, Fabrizio Nardoni.

Una sperimentazione che si è posta l’obiettivo di verificare le possibili soluzioni alle criticità del settore e di rispondere concretamente a una crisi che ha una portata nazionale e che investe tutta la filiera ittica: -31% in 10 anni i ricavi di impresa, – 38% l’occupazione, – 48% la produzione. Tra le questioni “drammatiche e che urge affrontare”, prime fra tutte le ingenti imposizioni normative da parte dell’Unione Europea.

Per il sottosegretario di Stato con delega alla Pesca del Mipaaf, Giuseppe Castiglione, il progetto pilota, presentato quest’oggi, è “un‘esperienza interessante che ha messo in campo la volontà di sostenere un comparto in estrema crisi. E’ un progetto che punta alla valorizzazione del pescato, all’aggregazione dell’offerta, alla formazione di organizzazioni professionali. Ci sono tutti gli elementi perché il settore possa fare qualche passo in avanti. Non nascondiamo le difficoltà ma sappiamo che assieme si può fare tanto. Questo, come sappiamo, è momento importante, il cosiddetto ‘semestre europeo’. Noi chiederemo un consiglio dei ministri della pesca. Abbiamo un nuovo parlamento che co-decide insieme alla Commissione europeo e il Consiglio europeo, per affrontare con grande senso di responsabilità tutte le questioni poste, anche con un modello di gestione proposto e illustrato stamane”.

“E’ stata una scelta importante e, direi, anche coraggiosa – ha esordito il portavoce delle organizzazioni di rappresentanza, Angelo Petruzzella -, presa dall’Associazione delle Cooperative Italiane della Pesca, insieme a Federpesca, ovvero di affrontare una problematica così difficile e complessa, in una fase drammatica che da anni ormai vive il settore pesca in Italia e in Puglia”.

Prima criticità, e punto di partenza del lavoro, ha riguardato le regole di pesca “profondamente diverse” tra la parte nord della Puglia (compartimenti di Manfredonia, Molfetta e Bari) e la parte sud (compartimenti di Brindisi, Gallipoli e Taranto), che ha determinato la necessità di individuare ipotesi di lavoro diverse, per l’autoregolamentazione dello sforzo di pesca, nelle due aree geografiche.

I progetti sperimentali in ciascuno dei compartimenti pugliesi pilota hanno fatto emergere ulteriori elementi di criticità e, di conseguenza, proposte di intervento “propedeutiche” all’attuazione di piani di gestione locale in Puglia (che, com’è noto, possono essere presentati solo se hanno l’adesione del 70% delle imprese di pesca): la necessità, già da tempo avanzata dalle Associazioni, di includere il settore pesca nel sistema di ammortizzatori sociali in vigore per il settore agricolo ( è stata denunciata la mancata liquidazione della cassa integrazione straordinaria relativa al fermo 2013). Bisogna incrementare le risorse a sostegno delle imprese che aderiscono a forme di autoregolamentazione dello sforzo di pesca, quelle previste dalla nuova regolamentazione comunitaria (FEAMP) sono “assolutamente insufficienti”.
Occorre intensificare e concentrare le risorse del prossimo FEAMP sulla valorizzazione del prodotto, soprattutto vendita diretta e condizionamento del prodotto (pre-lavorazione). Con interventi a favore, in primis, delle imprese di pesca.
Serve un piano di controllo stringente, forte, concreto, che elimini le attività illegali della pesca “non professionale”.
Una semplificazione degli adempimenti amministrativi, burocratici, di controllo delle attività di pesca.

Obiettivo dei Piani di Gestione nei compartimenti pugliesi non è solo quello di salvaguardare la risorsa mare, ma anche di preservare il lavoro di tutti coloro che sono impiegati nel settore. “Sono in gioco 29.000 posti di lavoro, il reddito di 29.000 famiglie e la gestione di un bene e una risorsa comune che è patrimonio vitale per l’intero Paese”. Contro ogni forma di illegalità.

Redazione Stato



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Commenti


  • Antonio schifato dalla politica

    Si va bene, ma intanto a Manfredonia il mercato ittico è fallita, reddito negativo o evasione….

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