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Conspiracy andrebbe proiettato in tutte le aule piene di aspiranti film-maker per insegnare loro cosa esattamente non fare

Conspiracy (La cospirazione) – S.Shimosawa, 2016

La voce che risuona più volte, anche nel corso della proiezione, è: “Perché?”

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Sinossi: Ben Cahill (Josh Duhamel) è un giovane avvocato con una relazione burrascosa con la moglie (Alice Eve) che ottiene dei documenti compromettenti riguardanti una società farmaceutica attraverso una ex particolarmente focosa fatta viva all’improvviso (Malin Akerman) mediante un social network. Il caso prenderà però una svolta pericolosa.

La voce che risuona più volte, anche nel corso della proiezione, è: “Perché?” In primis il titolo originale del film Misconduct (cattivo comportamento) è stato cambiato solo in Italia in Conspiracy, con tanto di traduzione. In secondo luogo una domanda che ritorna continuamente in mente è come sia stato possibile che dei mostri sacri vincitori di Oscar come Antony Hopkins e Al Pacino si siano ritrovati invischiati in questa immonda pellicola che presenta anche l’aggravante di essere ad alto budget.

Come molti critici statunitensi hanno evidenziato, Conspiracy andrebbe proiettato in tutte le aule piene di aspiranti film-maker per insegnare loro cosa esattamente non fare. Il principale imputato è il regista Shintaro Shimosawa che “vanta” nel suo curriculum (si fa per dire) l’essere stato sceneggiatore e produttore del remake dell’horror orientale The Grudge con l’attrice di Buffy – L’ammazzavampiri Sarah Michelle Gellar.

Giusto per rendere l’idea della stroncatura generale basti pensare che la pellicola detiene un punteggio di 24 su 100, sulla base di 10 critici, che indicano “recensioni generalmente sfavorevoli”. Nel Regno Unito Misconduct ha incassato circa 100 sterline (125 euro) nella prima settimana e nel secondo weekend è stato ritirato dalle sale. In Italia, manco a dirlo, Conspiracy sta andando relativamente bene.

Il film parte bene proponendosi come un legal thriller torbido ma ben presto inizia a deragliare con una trama confusa e sconclusionata. Questo mentre il regista (che ha un nome orientale ma è nato a Chicago) ci “delizia” con un montaggio sincopato che salta di palo in frasca e con movimenti di camera che vorrebbero essere virtuosismi ma sembra piuttosto che qualche operatore abbia dimenticato la telecamera accesa in un angolo del set.

Menzione speciale per il protagonista Josh Duhamel (che “vanta” un passato da modello e la presenza nella saga dei blockbuster Trasformers) che vaga da una serie di situazioni una più inverosimile dell’altra mantenendo imperterrito la stessa immutata espressione per tutta la durata del film. Molti critici hanno parlato della peggiore pellicola di Al Pacino. In realtà l’unica scena veramente efficace del lungometraggio è senza dubbio il primo l’incontro con lo straordinario attore e lo scalbo Duhamel. Peccato che, in mancanza di una solida base letteraria come John Grisham e la presenza di un regista esordiente senza nessuna esperienza, nè Pacino Hopkins (quest’ultimo si limita a qualche comparsata surreale) sarebbero riusciti a salvare questo pasticciato thriller senza dubbio da dimenticare.

(A cura di Agostino Del Vecchio, a.delvecchio@statoquotidiano.it)



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