Foggia
"Mentre cresce il timore per il dissesto finanziario finora scongiurato dal 'Salva enti'"

Consuntivo. Marasco: “Consiglio è diventato il mercato del voto”

"La lunga e faticosa procedura politica e tecnica di approvazione del rendiconto della gestione 2016 è la conclamazione del fallimento amministrativo di Landella"

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Foggia. ”Il sindaco Landella e i consiglieri della sparuta maggioranza che ancora lo sostiene hanno trasformato il Consiglio comunale nel mercato del voto, offerto e raccolto in cambio di asses-sorati, strapuntini di sottogoverno e favori spiccioli. Un’indegna degenerazione dell’istituzione comunale aggravata dall’apparente non curanza dell’approssimarsi del dissesto finanziario, finora scongiurato grazie ai sacrifici dei foggiani e all’adesione al ‘Salva enti’. Quello che il centrodestra disprezzò qualche anno fa e che oggi gli consente di tenere a galla una barca piena d’acqua.

La lunga e faticosa procedura politica e tecnica di approvazione del rendiconto della gestione 2016 è la conclamazione del fallimento amministrativo di Landella, riuscito a salvare la sin-dacatura grazie a 16 voti – che non sarebbero stati sufficienti in prima convocazione – rispetto ai 22 che gli garantiva la maggioranza il giorno dopo la sua elezione. Voti ridottisi a 14 per l’approvazione del terzo accapo all’ordine del giorno della stessa seduta.

Un traguardo tagliato con oltre 30 giorni di ritardo rispetto al termine fissato per legge e dopo la notifica della diffida prefettizia, notificata anche per l’approvazione del bilancio di previsione 2017. Eppure, tanto lui che i suoi ultras ancora oggi hanno il coraggio di affermare che le respon-sabilità sono del centrosinistra; di quel centrosinistra che ha scongiurato il dissesto invocato dagli attuali amministratori, che ha garantito il riconoscimento dell’87% dei debiti fuori bilancio contratti dalle amministrazioni precedenti preoccupandosi delle imprese e dei cittadini e non dei colori politici, che ha restituito linearità e chiarezza alla contabilità comunale.

La Corte dei Conti ha osservato i bilanci del centrodestra. Il Collegio dei revisori ha dato pa-rere negativo al rendiconto del 2016 del centrodestra. Del centrodestra; non del centrosinistra. E sono certo che le valutazioni negative si riproporranno a fronte di un rendiconto che non contiene alcun correttivo di rilievo e di un bilancio di previsione per il 2017 inevitabilmente viziato nella sostanza dai difetti rilevati rispetto alla gestione del 2016. Fare una simile previsione non è difficile, giacché la Corte dei Conti ha esplicitamente so-speso la valutazione sul primo semestre del 2016 in attesa del documento approvato il 10 giugno, infarcito di ‘faremo’ e ‘diremo’ per camuffare il sapore acido dell’inerzia amministrati-va.

L’adesione al ‘Salva enti’, allora, ha rappresentato la salvezza della città e la fortuna dell’Amministrazione Landella, che ha potuto nascondere le proprie incapacità dietro la cortina fumogena degli eventi di piazza. Però, il ‘Salva enti’ da solo, come fanno notare i revisori dei conti, non basta a scongiurare il dissesto e peggiora la valutazione tecnico-contabile sull’attività amministrativa, perché non è stata adottata alcuna procedura di riequilibrio strutturale approfittando della disponibilità di fondi straordinari.

Anzi, la corsa verso il fallimento è accelerata dalla “incertezza e confusione contabile”, come afferma la Corte dei Conti, e da alcune emergenze finanziarie, come la mancata contabiliz-zazione di fatture elettroniche emesse da AQP e HERA COMM, relative a forniture e utenze degli anni 2015 e 2016, e il mancato stanziamento in bilancio di somme adeguate a fronteg-giare il contenzioso in essere pari a 8 milioni di euro (alias 16 miliardi di lire).

Continuare a rivolgere lo sguardo verso il passato, dopo tre anni di governo, può, forse, essere utile a salvare la faccia del sindaco, degli assessori e dei consiglieri che li sostengono; di certo non è utile a Foggia ed ai foggiani, amministrati da chi è solo capace di spendere, male, soldi che non ha guadagnato e meritato”.

Lo dichiara in una nota il capogruppo del Partito Democratico Augusto Marasco.



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