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Macondo – la città dei libri

Puntata numero 184. Recensioni della graphic novel "Dossier Genova G8" (Beccogiallo editore) e "Guarda come si uccide" (I buoni cugini editore)


Di:

Logo macondo“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ Quella notte d’estate, a Genova ∞
di Piero Ferrante
copOgni generazione ha i suoi odori, le sue immagini, i suoi suoni. Le puoi riconoscere così, semplicemente, dal suono di una chitarra, dal graffio di una voce, dall’effluvio di una spezia, dalla foggia d’un abito. Perché la Storia, spesso, rivela i suoi segreti attraverso i dettagli. Cosa sono altrimenti il pugnale di Bruto, l’aspide di Cleopatra, la piuma di Galileo, i croissont alla corte della regina Maria Antonietta, i sabot degli operai durante la Rivoluzione industriale, la camicia rossa dei Mille e i fazzoletti al collo dei partigiani, il cane armato della pistola di Kurt Cobain? Dettagli sì, ma determinanti.

Anche la generazione di chi, a inizio Duemila, aveva vent’anni, ha stampati nel proprio album dei ricordi alcune istantanee precise. L’azzurro del mare di Genova, la canzone Clandestino di Manu Chao, i jeans strappati eredità del decennio precedente, le mani bianche, le tute bianche, le facce bianche, una canottiera bianca, un rotolo di scotch, un estintore, un colpo di pistola e un sasso a terra accanto a una 10 mila lire piegata e un accendino (per un gioco del caso, anche quello bianco).

Era il luglio del 2001, i giorni del G8, quelli della macelleria messicana, della Diaz, di Piazza Alimonda. E l’amaro è che null’altro si ricorda di quel tempo. Non le assemblee, le centinaia di migliaia di facce dei manifestanti, le proposte politiche, i forum di discussione quando internet non era abbastanza, la costruzione di un’identità ribelle, sorda alle ingiustizie di un mondo sempre più armato e sempre più diseguale. Genova ha rappresentato il tonfo dei sogni di una generazione partecipante. Sogni affogati, in un sadico waterboarding, praticato in modo sistemico in una vasca a cielo aperto.

Per giorni, il rumore sordo dei manganelli e il fumo dei lacrimogeni ha offuscato il tempo. E tutto si è consumato.

C’è l’eco di tutte queste cocenti sconfitte in Dossier Genova G8, documento in forma di graphic novel pubblicato da Beccogiallo nel 2008 e ristampato nel 2013 per la sceneggiatura di Gloria Bardi e i disegni di Gabriele Gamberini. Un lavoro certosino e appassionato che parte dalla notte della Diaz, quella della sospensione della democrazia, quella delle false molotov, quella del sangue sui muri, quella di Mark Covell ridotto in fin di vita, ma che, al di là del singolo evento, racconta tutta l’emotività di un paese lacerato da contraddizioni profonde, dove la rabbia ha provveduto a sedare la speranza a forza di botte. Un fumetto importante, che una volta di più, inchioda i responsabili alla croce delle loro responsabilità. Perché di fronte a certi eventi della Storia, non bastano gli anni per dimenticare.

Gloria Bardi-Gabriele Gamberini, “Dossier Genova G8. I fatti della scuola Diaz”, Beccogiallo 2018/2013
Giudizio: 4 / 5 – col tuo sasso

Da leggere ascoltando: Rage against the machine, Know your enemy
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A book to tell: Guarda come si uccide
di Federica Belleri
ivoTitolo: Guarda come si uccide
Autore: Ivo Tiberio Ginevra
Editore: I Buoni Cugini Editori
Anno: giugno 2015
Pagine: 135
Genere: giallo

“Solo ora ha compreso l’enorme cazzata che ha fatto, e che tutto è solo l’inizio”

Vi parlo oggi, per A book to tell, proprio di questo romanzo. Guarda come si uccide. Libro piccino, definito dallo stesso autore un libro da ombrellone. Io direi di non lasciarvi ingannare. Questo è un giallo, dai toni forti e dalla tensione ben distribuita. I protagonisti sono giovani, contrapposti alle leggi mafiose. Siamo in Sicilia, in un piccolo paese. Una clinica abbandonata è il teatro dove viene rappresentata questa storia. È il luogo dove manca il respiro e il battito del cuore rimbomba nel cervello. È il posto dove ci si illude che la mafia difenda i più deboli e che sia composta da uomini d’onore. Quello che il nostro Calogero non sa è che la mafia tiene il ferro con una sola mano e il braccio teso. Quello che suo zio non sospetta, è che la mafia uccide e scioglie nell’acido; non perdona e non dimentica. Chi si affilia deve dimostrare di avere le palle. La paura accompagna un ragazzino che prova in prima persona l’odio degli scagnozzi, l’odore del sangue e del terrore. C’è il buono e il cattivo, l’amaro e il dolce. C’è chi difende a morsi e chi ha ripensamenti. C’è il vecchio e il nuovo, la ferita che non si rimargina e la determinazione di uscirne vivi. Un sorriso in particolare, l’autore ne crea uno apposito, va ad un eroe involontario e speciale. Guarda come si uccide, non è una lettura qualsiasi, ma un piccolo gioiello di crudeltà reale. È un libro da divorare, scritto in modo semplice e deciso. Buona lettura.

A book to tell è una rubrica del Libroguerriero, il blog della scrittrice Marilù Oliva.

Macondo – la città dei libri ultima modifica: 2015-07-20T14:40:34+00:00 da Piero Ferrante



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