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Festa patronale, perché un bisogno del religioso

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Festa Patronale, processione in onore della Madonna di Siponto (st - PH: Comune di Manfredonia)

QUANDO ho preso in mano carta e penna per scrivere questo articolo per la preziosa rivista della Festa Patronale mi sono chiesto cosa potessi scrivere, come potesse inserirsi una mia riflessione in questo libretto cosi prezioso, con un importanza storica di non poco conto? Dopo qualche istante di silenzio mi son detto che volevo dedicare questa mia povera riflessione ad un tema: il rapporto, strano e profondo, tra la Madonna di Siponto ed i giovani sipontini.

Da sempre, anche per il compito che sono chiamato a svolgere all’interno della Chiesa Diocesana, ho osservato con grande stupore un fenomeno che può esser oggetto di svariate valutazioni. Tanti, tantissimi oserei dire, giovani della Città, anche lontani per il resto dell’anno dal vivere un rapporto con la Chiesa e con le figure “sante”, sentono un forte legame alla figura della Vergine e si riversano per strada, per vivere la processione. Ho appositamente usato l’espressione “lontani da un rapporto con la Chiesa”, e non con la fede, perché essa è un mistero molto più profondo nel cuore, insondabile e non giudicabile da nessuno esternamente, ed è forse proprio la chiave di lettura di questo fenomeno.

La domanda che mi pongo è una sola: perché? Perché questi giovani sentono questo bisogno, vivo, spesso anche emozionato?

C’è un movimento nel cuore in tanti giovani, e non solo, che spinge ad un amore profondo, quasi appunto filiale, con la Vergine di Siponto. Tantissimi studiosi di psicologia e psicoanalisi affermano che l’uomo ha bisogno del rapporto materno, e vive tutta la sua vita tra effetti positivi e negativi di questo rapporto. A tale bisogno umano si associa un bisogno religioso di protezione, di affidamento a qualcuno che vada oltre l’umano, che non è attanagliato, legato, ai limiti umani e può donare un respiro di speranza oltre.

I Vangeli, o meglio il Vangelo di Giovanni, ci presentano una scena unica, dal profilo profondamente umano. Giovanni, lo stesso evangelista, alla morte di Gesù è poco più di un adolescente, smarrito e certamente impaurito, pieno di tristezza per la morte di Gesù, e lì, sotto la croce, forse è senza più punti di riferimento. Gesù l’aveva preso con sé da poco più che bambino, fatto suo discepolo, il più amato da come si dice, ed ora lo lascia solo. Vede morire, grondante di sangue, la sua speranza, il suo punto di riferimento. Gesù dinanzi a ciò non resta inerme, e l’evangelo dice che Gesù parlando a Maria, con grande solennità pronuncia queste parole: “donna ecco tuo figlio”. E guardando Giovanni dice con grande dolcezza: “Figlio, ecco tua madre”. Un umanissimo e profondissimo affidamento reciproco, una sorta di adozione non solo di un figlio ma anche di una madre. Gesù ha avuto a cuore che nessuno dei due rimanesse solo. In quel fragile Giovanni potremmo ritrovarci tutti noi, specialmente i più giovani, spesso smarriti in questa società, senza più punti di riferimento, senza nessuno che ti dona uno sguardo di amore, predilezione, ma solo tutti pronti a darti notizie disperate, a poter usare le qualità conquistate a fatica e svenderle in occupazioni professionali di poco conto, spremuti all’estremo. E li che lo sguardo di quella madre, se pur materiale di un icona simbolo di essa, riempie il cuore, lascia respirare, e tanti affidano ad essa i desideri più nascosti. Anche i più duri, coloro che spesso appaiono spavaldi ed intemerari, si commuovono, piangono incrociando lo sguardo dell’icona che passa.

Tutti necessitano del tenero sguardo della madre che conosce i segreti a cui nulla è nascosto. Non sono nascosti i pianti ed i sorrisi delle nostra mura domestiche, non sono nascoste quelle lacrime, quelle insoddisfazioni che ci portiamo dentro, non sono nascosti i nostri peccati, quelli che ci vergogniamo di far scoprire anche a chi ci è più vicino in casa. Non sono nascoste le ingiustizie che sui luoghi di lavoro tanti giovani hanno, usati e poco pagati. Non sono nascosti le infedeltà contro Dio a cui tanto chiediamo e poco diamo. Non sono nascosti coloro che sono rimasti orfani in questa città perché qualche genitore, sempre più crescete il numero, muore di tumore o di altra morte prematura. A Lei, nulla è nascosto, e come madre, come solo una madre può fare, silenziosa guarda, sorride, entra dentro ed è come se dicesse “Figlio mio vai avanti, nonostante le tue fragilità, vai avanti, io credo in te, farai cose grandi”.

Al termine della processione sembra quasi atteso ormai il messaggio dell’Arcivescovo, anche questi giovani, che durante il resto dell’anno rabbrividirebbero alla sola idea di ascoltare un prete parlare, sono li, ascoltano, e spesso di commuovono. Sono i miracoli delle notti Sipontine della Festa Patronale. Ma ci basta leggerlo in questo modo? Papa Francesco, che proprio tra i giovani sta riscuotendo un grande successo, ci direbbe che dobbiamo leggere la Provvidenza e la Misericordia di Dio che c’è dietro un evento di questo genere. Dio ama i suoi figli e corre dietro di essi, prendendoli e recuperandoli in ogni modo. A Dio, forse, o senza forse, per alcuni basta quel sentimento profondo di quel giorno. Non è una scusa per non approfondire la fede e restare alle emozioni di un giorno. Questo, ovvio, sarebbe l’ottimale, ma Dio sa cogliere ogni cosa, e sarà Lui a fare i resto. La fede è in ogni uomo, e lo sguardo di Maria suscita la fede, lei è la donna che ha detto “si”, e da quel si è cambiata la storia, si è capovolta la storia dell’umanità, è entrata il concetto vivo dell’amore e della Misericordia nel mondo. In ogni uomo c’è una traccia di Dio, spesso essa resta coperta, come la firma di un autore su un quadro d’epoca. Esso resta in qualche cantina, la polvere copre la firma, ma se gratti, pulisci, esce e scopri di chi è. Cosi è l’uomo, la polvere dei peccati, delle esperienze negative vissute e subite, coprono la firma di Dio che è in noi, ma basta pulire, risvegliarsi, ed essa è li, e ci ricordiamo che siamo Creature di Dio, nate, create, messe al mondo per amare e costruire il Regno di Dio. Lo sguardo di Maria può aiutare a “grattare”, pulire, tirare fuori questa firma, tirare fuori la fede.

Chiudo con una frase semplice e schietta di Papa Francesco alla Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro conclusasi da poco: ”La fede in Gesù Cristo non è uno scherzo, è una cosa molto seria. E’ uno scandalo che Dio sia venuto a farsi uno di noi.

E’ uno scandalo che sia morto su una croce. E’ uno scandalo: lo scandalo della Croce. La Croce continua a far scandalo. Ma è l’unico cammino sicuro: quello della Croce, quello di Gesù, quello dell’Incarnazione di Gesù. Per favore, non “frullate” la fede in Gesù Cristo. C’è il frullato di arancia, c’è il frullato di mela, c’è il frullato di banana, ma per favore non bevete “frullato” di fede” (Papa Francesco).

(A cura di Massimiliano Arena – maxare84@gmail.com
Fonte: Rivista Festa Patronale 2013, pag 49)

RIVISTA FESTA PATRONALE – STAMPABILE E SCARICABILE

Festa patronale, perché un bisogno del religioso ultima modifica: 2013-08-20T17:51:44+00:00 da Massimiliano Arena



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Commenti


  • maria

    La festa regala al religioso
    il rinnovamento della fede
    e momenti di grande suggestione


  • mary

    Delle persone che partecipano alla processione, solo il 20% lo fa per spirito religioso; la rimanenza lo fa solo per farsi vedere

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