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Foggia, Lino del Carmone dal Pd a Sel

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Lino Del Carmone (Pd)

Lino Del Carmone (Pd)

Foggia – “DOPO una lunga e meditata riflessione, ho maturato la scelta di abbandonare il Paritito Democratico. Quel partito che io, con tanti amici e compagni, ho contribuito a rendere realtà, nella sostanza ha tradito ogni aspettativa; quel sogno di realizzare finalmente in Italia un partito che incarnasse lo spirito socialdemocratico europeo è fallito sepolto sotto gli interessi di parte. In questi anni abbiamo assistito impotenti alle manifeste incongruenze emerse dai numerosi dibattiti interni al PD. Sapevamo fin dall’inizio che omogeneizzare due percorsi culturali e politici profondamente diversi tra loro sarebbe stata un’impresa non da poco, ma abbiamo voluto credere nella capacità degli uomini di superare gli ostacoli ideologici e trovare un punto di incontro su tematiche condivisibili come la solidarietà, il bene comune, l’ambiente, il lavoro. Tematiche queste che avrebbero potuto ospitare la sintesi tra la tradizione culturale socialista e comunista e il grande patrimonio rappresentato dalla cultura sociale cattolica”. Questa la prima parte della missiva con la quale l’ex assessore comunale di Foggia Lino Del Carmine ha annunciato la sua decisione di lasciare il Partito Democratico per aderire alla formazione di Sinistra e libertà.

“Invece, sotto i colpi di una destra sempre più populista e arrogante, si è scelta la strada – sicuramente più semplice – di inseguire i nostri avversari replicandone l’approccio alle problematiche. Ed ecco allora emergere tutte le contraddizioni in seno a un partito che tale non è e forse mai sarà. Sul lavoro, la laicità dello stato, la sicurezza, l’immigrazione non abbiamo avuto la capacità di maturare una proposta che andasse al di là di meri calcoli elettorali – miseramente falliti – o che fosse accuratamente gestita dall’ultras di turno. Le posizioni dei teodem sulla vita e la bioetica, quelle dei fans industriali sulle prevaricazioni di Pomigliano e Melfi, il moltiplicarsi di nuovi sceriffi di provincia sono gli elementi su cui il Partito Democratico ha fondato la propria sconfitta. L’elettorato di sinistra italiano, che avrebbe anche accettato una nuova politica riformista, ha bocciato questo approccio confuso, determinando, con un astensionismo irrituale per la nostra storia, la vittoria e il dilagare della destra populista e razzista nel nostro Paese“.

“Da responsabile uomo di partito e sindacato che ho sempre dimostrato di essere, non ho mai abbandonato la mia nave. Sono sempre stato coerente con il mio vissuto e ho sempre cercato di superare le problematiche con fare propositivo e con un attivismo che in tanti mi hanno sempre riconosciuto. Ma credo che ormai siamo arrivati al classico punto di non ritorno e, soprattutto, credo che il PD abbia tradito completamente le aspettative. Per questo motivo, con una particolare mortificazione tipica di chi deve ammettere un fallimento, ho deciso di lasciare. Lascio un partito a metà, dove hanno trovato e trovato posto tante persone per bene che credono ancora nel progetto. Ma ormai questo non è il più il mio posto”.

“Avendo avuto la possibilità in questi mesi di guardare oltre lo steccato, ho compreso la necessità di alimentare con nuove forze e un nuovo impegno un progetto di aggregazione della sinistra moderata e riformista tanto possibile e quanto valido. Sinistra Ecologia e Libertà rappresenta oggi l’unico movimento capace di far riaffiorare vecchi entusiasmi – dice del Carmone – di sintetizzare le espressioni di una società che non si è arresa alla deriva autoritaria imposta dal berlusconismo, che ancora crede nella possibilità di cambiare il nostro Paese, che si batte per la difesa dei diritti, dei deboli, del lavoro. Nichi Vendola, al di là di ogni considerazione personale, ha rappresentato in questi anni la vera novità della politica italiana, coniugando l’emotività del lessico caro alla sinistra italiana con la concretezza della realpolitik, senza per questo mai dimenticare l’elemento umano nelle scelte ottemperate. La Puglia è diventata, sotto la guida di Vendola, un laboratorio politico e sociale unico in Italia, che ha saputo esprimere innovazione e nuove forme di espressione politica. Trasferire questo bagaglio di esperienza in uno scenario più ampio come quello nazionale può essere quel segnale di novità capace di risvegliare le coscienze assopite e disilluse di tanti elettori, il cui mancato appoggio ha permesso alla destra e alla Lega di sfondare l’argine democratico e imporre all’Italia un nuovo ordinamento fondato sull’odio e la discriminazione”.

“Con serenità e fiducia ho quindi deciso di aderire formalmente a Sinistra Ecologia e Libertà, mettendo a disposizione del partito il mio impegno, la mia storia, la mia esperienza. Credo che questo rappresenti per me un percorso naturale, iniziato tanti anni fa con il sindacato, basato sulla difesa dei diritti, della solidarietà e dell’uguaglianza.
Valori in cui, nonostante tutto, io continuo a credere”, conclude l’ex assessore comunale di Foggia.

Redazione Stato



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Commenti


  • Nico Baratta

    Non entro nei meriti di tutti i commenti letti su facebook, sicuramente apprezzabili e diversi non condivisibili da parte mia, ma nessuno si è chiesto qual è il vero motivo della scelta sofferta di Lino?
    Lino Del Carmine, un uomo da anni impegnato con la politica nel sociale, con il sindacato, per i lavoratori e per il lavoro, contro soprusi e in prima linea per la legalità, che ha fatto innalzare gli indici di gradimento di un partito giovane e al tempo stesso vecchio nella sua organizzazione. Un PD che rincorre vecchie reminescenze di uomini ancorati a preferenze singolari che plurali. A volte mi chiedo se quel sindaco di Firenze non abbia ragione, a volte penso di sì, a volte non so, ma certamente ha avuto il coraggio di dirlo e passare ai fatti. Ciò che oggi molti di noi non riescono a fare solo per amicizie e favori di vecchi compromessi.
    Credo che Lino abbia avuto un gran coraggio, spinto dalla voglia di Libertà di pensiero e parola e lo stimo per questo. Forse perché son simile a lui, Libero nel parlare e pensare in un partito che dovrebbe avere come primo comandamento la libertà e democraticità rappresentativa, senza veti e obblighi.
    Il PD oggi soffre, come dalla sua nascita. E questo lo deve a tutti quelli che hanno creduto di impadronirsi di un magnifico progetto di riformismo e libertà democratica, ripresentando i vecchi schemi di un partito “rosso” che non c’è più. Essere di sinistra non vuol dire propriamente “ex-comunisti” o “ex-pdesessini”, oppure anticlericali. Essere di sinistra vuol dire Libertà, Democraticità, ciò che oggi un partito antagonista nega ai suoi iscritti, il PDL. Volgiamo essere come loro nell’obbligare a pensare come i colonnelli e i suoi delfini? Eppure nelle ultime Primarie di Partito, quelle per la scelta del segretario cittadino e maggiormente provinciale (non parliamo di quello regionale), sono affiorate le tecniche dei nostri antagonisti, l’obbligo a scelte e conteggi di schede dell’ultima ora, specie sul fronte più forte, quello manfredoniano. E sì, perché il PD locale è a sua immagine e somiglianza.
    Il PD ha bisogno di ringiovanire, non solo negli uomini, ma nel pensiero molto lontano da quello dello Statuto, sempre più interpretato “ad personam” e mai discusso con tutti.
    Lino ha fatto la scelta giusta perché rispecchia la sua intelligenza e voglia di far politica libero da veti e lontano dalle mura dell’unico circolo cittadino di un PD poco inclusivo e molto ristretto, che comunica con la gente attraverso comunicati stampa piuttosto con assemblee in piazza e fra la gente.
    Paura?
    Forse! Anzi, paura del contradditorio o di non saper trovare le giuste parole per rispondere a una comunità sempre più esigente e desiderosa di un confronto che la politica ha l’obbligo di fornire.
    Io ho sempre sostenuto che la politica si fa tra e con la gente, ascoltandola, metabolizzando i suoi problemi e poi discutendoli nelle sedi appropriate per poi trovare la soluzione e renderla pubblica con i fatti.
    Questo manca. Ma manca da entrambe i lati, perché oggi la politica è strumento di pochi, quando invece dovrebbe essere strumento di tutti e utilizzato da chi il popolo sceglie. Ma se il popolo sceglie guidato, la politica diventa un cespuglio per nascondere altro. La politica è al servizio della comunità, come lo è il politico. E perciò credo che Lino abbia scelto il servizio per il popolo e non del colonnello. In fondo è ciò che da tempo affermo e ripeto nelle mie riflessioni al PD locale che oramai non mi risponde più.
    Io sono del PD, mi piace il PD perché è un partito, sulla carta e nello Statuto, che da libertà: qualcuno mi sa che ha letto male lo Statuto e interpretato secondo le esigenze.
    Faccio i miei più affettuosi e stimati auguri a Lino, perché da oggi è Libero. Con lui continuerò a confrontarmi e dialogare, cercando di costruire qualcosa di buono per la nostra cara amata città di Foggia, pur essendo del Mio PD. Chissà un giorno… chissà. Certo è che da libero che mi ritengo continuerò fortemente a volere un PD da Statuto, che non appartenga a correnti e “spifferi” stagionali, e che s’identifichi nella sinistra italiana, quella dove sia il laico che il cattolico vanno d’accordo senza inficiare decisioni umane e ponderate al bene della comunità.
    Lino Auguri e sappi che insieme si può lavorare per una Foggia Migliore, pur avendo tessere diverse.

  • Condivido Nico. D’altronde le tue analisi sono sempre lucide. Hai detto nè più nè meno quello che pensavo

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