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UdC e l’ipotesi ricucitura. Dicembrino: “Non conosco nessuno”

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'Festa del Sud', Scarabeo con Cera

'Festa del Sud', Massimiliano Scarabeo con Cera (image termolionline)

Foggia – SCHERZI del destino. Il motto che campeggia sul portale pugliese dell’Udc ha il sapore acidulo della beffa. Recita, sotto il vessillo tricolore: “Basta rotture”. C’è voglia apparente di normalità, nel partito di Lorenzo Cesa. Eppure, la nomina di Angelo Cera a coordinatore provinciale ha prodotto, almeno in Capitanata, più mal di pancia che utili risvolti. C’è confusione in casa centrista. Fonti di Corso Matteotti ripetono senza sosta che la situazione “è in continua evoluzione”. E che si sta lavorando per ricucire. Eppure l’impressione (che è ben più che una semplice impressione a dir la verità) è che i rapporti interni siano ormai incrinati. E che la strada imboccata sia senza uscita. Da giorni è tutto un susseguirsi di interviste, dichiarazioni, commenti, prese di posizione.

ONE MAN SHOW – Cera è un uomo solo al comando. L’one man show istituzionale dell’Udc. Fa, disfa, rifà. “Ha minacciato i vertici romani – dichiara a Stato una fonte interna al partito – Per questo crede di avere tutto e tutti dalla sua parte”. Ma, a quanto pare, il deputato di San Marco sarà costretto a fare i conti con una fronda interna senza precedenti. La disciplina di partito è totalmente saltata. E lo stesso Franco Di Giuseppe si è trovato ad essere, a causa anche di un’imposizione sgradita nei metodi alla maggioranza degli scudocrociati, più influente di quanto si aspettasse. I due – Cera e Di Giuseppe – si sono scambiati, a distanza, colpi proibiti dal ring televisivo di Teleradioerre, angolo 3 X 3. Il primo a mostrare i possenti bicipiti, il secondo a non farsi impressionare. Nel mezzo, un abbaiare perpetuo, una canea di dichiarazioni, atti politici, ulteriori nomine e tentativi di normalizzazione.

GLI ATTI POLITICI – Colpi ai cerchi senza corrispettivi alle botti. A partire, venerdì scorso, dal commissariamento della sezione di Manfredonia, con conseguente nomina a commissario di Giovanni Caratù; cui ha fatto seguito, nel fine settimana, la raffica di nomine sull’intero territorio provinciale (da Cerignola a Monte, da Sannicandro a Lucera, da San Paolo a Torremaggiore, passando per molte altre sezioni). Rivoluzione, altro che rivolta. In attesa dei provvedimenti per quel che concerne il capoluogo, Cera sta tentando di circondarsi di luogotenenti che assicurino garanzia, fedeltà e stabilità. Anche perché, soprattutto tra gli amministratori garganici, il malcontento è palpabile. Il coordinamento Udc Gargano Nord ha diffuso sabato un comunicato stampa, firmato da sindaci, assessori e consiglieri di diversi comuni della Montagna Sacra col tentativo di sollevare l’intempestiva azione del neo coordinatore ed invocando il ripristino delle regole democratiche.

Dicembrino contrasta Cera (archivio Stato)

MANFREDONIA, LA PRIMA COMMISSARIATA – È toccato, dunque, a Manfredonia, si diceva, aprire la strada al nuovo corso centrista inaugurato in Capitanata da Angelo Cera. In riva al golfo, vien da sé, che le posizioni degli ex dirigenti siano antitetiche rispetto al progetto. L’egemonia “ceriana”, controllo in vece di democrazia, ha indispettito (e non poco, ndR) Peppino Dicembrino. Contattato da Stato, Dicembrino ha tentato di glissare la domanda sul neo coordnatore con un sintomatico: “Cera chi? Non lo conosco, non so chi sia”. Onde poi togliere la doratura alla pillola: “È qualcuno che si vaneggia. Ma, in realtà, non è nessuno. Non è niente”. Impossibile, dunque, in questo clima, tentare una ricucitura: “Non c’è niente da ricucire”, vede nero Dicembrino. “Si sarebbe potuta evitare la situazione prima, attraverso scelte sagge, fatte da persone sagge. Cosa che – si rammarica – non è accaduta”. Ed allora non resta che tornare indietro, ripercorrere a ritroso la strada lasciata a metà: “A Manfredonia l’Udc è Dicembrino Giuseppe e Di Giuseppe Franco”. Quasi un gioco di parole, insomma. Gli altri? “Non so, sono liberi”.

VERTICI CONTRO A COLPI DI RISATE – Fosse ancora troppo poco, anche Pico Pico De Leonardis, ha levato la spada. E si è “stupito – ieri – perchè non ero stato assolutamente informato nè sulle intenzioni, nè sui modi nè sulla tempistica dell’iniziativa”. Di più. Il consigliere regionale (voluto in lista a Bari da Franco Di Giuseppe), si è detto “irritato” perché – ha dichiarato a mezzo stampa – “sul piano sia formale che sostanziale, le regole interne del nostro partito stabiliscono con chiarezza e senza alcun margine di equivoco che il coordinatore e il presidente provinciale hanno gli stessi poteri: per cui qualsiasi decisione, in particolare se destinata ad avere ripercussioni profonde sulla dialettica interna, va concertata e condivisa”. Accusando apertamente Cera di operare in “splendida solitudine” e di aver mutato il partito in una “scuola di polizia”, minacciando di ricorrere al segretario regionale Angelo Sanza ed al presidente nazionale Rocco Buttiglione, ed annunciando, per i prossimi giorni, la convocazione di un’assemblea organizzativa per “affrontare urgentemente la situazione e raccogliere il grido d’allarme lanciato dalla base elettorale in numerose località del territorio”.

Dichiarazioni, queste, che hanno suscitato “il riso” di Cera (cui, nella giornata di oggi ha fatto immediatamente eco De Leonardis da Bari: “Sorridere – si è affidato ad un’agenzia – migliora la qualità della vita, e sono felicissimo che l’on. Angelo Cera abbia sorriso”. “Ma – ha chiosato – la politica non è un cabaret”). Ironicamente divertito perché “De Leonardis solo ora riconosce il regolamento del partito nazionale e il ruolo che lo stesso partito gli ha affidato”, ma impassibile sulle nomine. Su quelle, ha chiosato, “non faccio nessun passo indietro”. E, a sentire esponenti del partito foggiano, pare che sarà molto difficile schiodare Cera dalle sue posizioni. Il che, inutile sottolinearlo, acuirà a maggior ragione lo scontro. Tanto che, stamattina, il consigliere provinciale Michele Bonfitto ha rincarato la dose e continuato a dar fuoco alle polveri: “È ora che il partito nazionale si esprima chiaramente senza se e senza ma, non può esserci uno sterminio di massa. Abbiamo ben chiara la situazione interna del partito di Foggia, ma ci sono alcune situazioni che devono essere risolte direttamente dagli organi deputati a farlo”. Che la guerra, insomma, continui.

I NOMI – Queste le nomine locali di Cera. Manfredonia Giovanni Caratù, Cerignola Gino Borracino, Monte Sant’AngeloGiovanni Bisceglia, Sannicandro G.coAugello Roberto, San Severo Matteo Iantoschi e presidente Antonio De Maio, Torremaggiore Costanzo di Iorio, San Giovanni RotondoMerla Giovanni, Lucera – coordinatore Carmine Bilancia vice Ricci Fioravante e Antonaccio Antonio presidente Di Gioia Luigi; San Marco in Lamis Bonifacio D’Amico e presidente Soccio Ciavarella Angelo, Ortanova Russo Gerardo detto Dino, Vieste Domenico Prudenza, Mattinata Prencipe Francesco Paolo, Zapponeta De Feo Matteo, Rignano G.coMatteo Stanco, Apricena Villani Vincenzo, Carpino Russi Giuseppe, Lesina Basile Mario, Poggio Imperiali De Carolis Giuseppe, Serracapriola Cacchione Michele, San Paolo di CivitateGeneroso Perna (Sindaco) presidente Delle Vergini Matteo, Carapelle Parrella Onofrio, Vico del GarganoAfferrante Domenico, Ascoli Satriano Russo Carmine, Troia Tricarico Giulio, Deliceto D’Onofrio Gerardo, Castelluccio ValmaggioreCoppolella Savino, Motta Montecorvino Iuliani Nicola, Chieuti Cazzanica Franco, Bovino Lombardi Carlo, Peschici Tavaglione Camilla presidente Romondia Elio.

UdC e l’ipotesi ricucitura. Dicembrino: “Non conosco nessuno” ultima modifica: 2010-09-20T21:12:19+00:00 da Piero Ferrante



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