Editoriali

Tremonti, un pessimo medico per la cura

Di:

Il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti (immagine d'archivio)

Roma – QUESTA notte ST&Poor ha declassato l’Italia. Il giudizio è giusto, anche se è sbagliato che a dare il voto agli Stati siano delle agenzie private in conflitto di interessi. Si era detto che questo tipo di giudizio andava sottratto ai signori del rating e attribuito al F.M.I. ma anche questo non è stato fatto. I governi stanno studiando da due anni e mezzo e l’Unione Europea anch’essa studia il varo di una sua agenzia. Detto questo non voglio giustificare il Governo italiano e la sua maggioranza parlamentare divisa su tutto.

Dopo il travagliato varo del decreto per l’anticipazione del pareggio di bilancio al 2013, andavano subito annunciati gli ulteriori provvedimenti per mettere al sicuro i conti della Stato e reperire le risorse da destinare alla crescita. Un provvedimento fatto di liberalizzazioni (le professioni, i trasporti, i servizi) e riforme strutturali. Andava annunciata una più seria riforma delle pensioni che non relegasse al 2026 l’equiparazione di donne e uomini del settore pubblico e di quello privato.


Le proposte.
Per quanto riguarda le risorse necessarie per aiutare le famiglie sulla soglia di povertà e l’abbassamento dell’IRAP con la riduzione del cuneo fiscale il nostro movimento aveva proposto quanto segue:
1. Un’imposta dell’1% sui patrimoni immobiliari superiori ai 2 milioni di euro. 2. Estensione del contributo di solidarietà a tutti i redditi superiori ai 90 mila euro. 3. Maggiori e più incisivi tagli ai costi della politica. 4. Anticipo dei coefficienti di efficienza nella sanità. Assistenza indiretta per i farmaci per i redditi superiori a 50 mila euro (paghi le medicine e poi ti rimborso). Per l’intra moenia adozione del modello toscano per tutte le regioni. Questo modello ha fatto emergere un’evasione fiscale molto consistente. In Toscana tutte le visite e tutte le prestazioni di questo tipo sono effettuate nella struttura pubblica, in questa vengono effettuati i pagamenti sulla base di tariffe concordate.

5. Taglio ai fondi perduti che ogni anno vengono erogati per circa 30 miliardi. Questi vanno trasformati o in mutui agevolati o in credito d’imposta. Sono una montagna di soldi che vanno agli amici degli amici e che vanno inquadrati in uno dei costi maggiori della politica. 6. Riduzione non lineare degli sgravi fiscali. Si tratta di circa 150 miliardi che vanno ridotti non toccando le famiglie, i figli a carico e i crediti d’imposta dei padri separati che vanno già alla Caritas.

Per questa via abbiamo un sicuro pareggio del bilancio non solo per il 2013 ma per gli anni a seguire, con la disponibilità di risorse per una consistente ridistribuzione dei redditi necessaria per alimentare la domanda interna e per far fronte al rallentamento della domanda estera europea ed extraeuropea. Questo era il messaggio da dare subito ai mercati e non il ridicolo annuncio del ragioniere di Sondrio sul tagliando da fare per la crescita con l’esame dei 60 provvedimenti varati dal governo. Il ministro del Tesoro che sembrava aver capito prima di altri le dimensioni della crisi del 2008, è stato bravo nella diagnosi ma un pessimo medico per la cura.

La misure sopraelencate dovevano infatti essere già varate già nel 2008, dopo la grande vittoria elettorale, con una maggioranza mai vista nella storia della Repubblica. Per quanto riguarda l’opposizione non c’è molto da dire. Il buon Bersani si è limitato a fare battute, alcune anche divertenti, e ha giocato con il suo PD solo di rimessa, puntando tutto solo sulla caduta di Berlusconi e non formulando nessuna proposta complessiva e credibile e manifestando un’allarmante mancanza di un progetto-paese.

Insomma vanno rottamati tutti, ma purtroppo ancora non vedo i rottamatori. I riformisti, i liberali, i socialisti, gli ambientalisti, i movimenti, più o meno indignati, giovanili, non riescono ancora a trovare un terreno comune di incontro. I liberali sono divisi in centinaia di piccoli gruppi, gli ambientalisti hanno appena iniziato il processo di revisione sulla loro collocazione politica, i radicali tardano a fare una scelta di autonomia per una collocazione fuori dai poli e la costruzione di un’area laica. I socialisti sono ancora divisi tra destra e sinistra. Quelli che sono andati a destra tardano a prendere coscienza del fallimento della loro strategia di trasformare il centro-destra in una forza riformista. Quelli che sono andati a sinistra non prendono atto del fallimento del disegno di trasformare il PD in una forza socialdemocratica e riformista.

Se non si prende atto che le aspirazioni degli uni e degli altri non sono andate a buon fine, e se si continua a discutere su quale fosse la scelta più giusta, si perde solo tempo. Ricordiamo e celebriamo Sandro Pertini, il Presidente più amato dagli italiani, ma ripartiamo dal suo tentativo di mediazione tra Nenni e Saragat per impedire la scissione del 1947 di Palazzo Barberini. Quella scissione regalò di fatto il primato al PCI.

(studio.maritato@gmai.com)



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi