Editoriali

20 Novembre 2012

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20.11.2012 (Ph: vita)

QUASI un milione di minorenni di origine straniera vive in Italia; più di 500 mila di loro sono nati nel nostro paese. L’Unicef ha invitato i Comuni d’Italia a conferire la Cittadinanza Onoraria a tutti i bambini di origine straniera, nati in Italia, che vivono sui propri territori.


“L’adesione che abbiamo avuto –ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera. – è stata straordinaria: a oggi, sono 61 i comuni che, grazie all’invito rivolto dai Comitati locali dell’UNICEF hanno già conferito in questi giorni, o lo faranno proprio il 20 novembre, la cittadinanza onoraria. Altri 106 comuni hanno assicurato di deliberare nelle prossime settimane in tale senso. Un segnale forte che il nostro Presidente della Repubblica Napolitano apprezzerà e che speriamo sia da stimolo perché si arrivi finalmente a una revisione dell’attuale legge sulla cittadinanza con un testo unificato e bipartisan, rispondente agli standard condivisi a livello internazionale in materia di diritti umani fondamentali”. UNICEF Italia ha deciso di promuovere in occasione del 20 novembre – 23° anniversario dell’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e Giornata Nazionale dell’Infanzia e l’Adolescenza – la Campagna Io come Tu- Tutti uguali davanti alla vita, tutti uguali di fronte alle leggi’ per richiamare l’attenzione sull’uguaglianza dei diritti di tutti i minorenni e la non discriminazione dei bambini e degli adolescenti di origine straniera che vivono in Italia.


Attualmente secondo la legge n.91/1992, che disciplina la materia, il minore che nasce in Italia da genitori residenti e non cittadini possiede un permesso di soggiorno temporaneo che gli andrà rinnovato sino alla maggiore età. Ciò in contrasto con la legislatura italiana che ha recepito la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia con la legge n. 176 del 1991.


La cittadinanza onoraria è un atto simbolico che trova il suo senso nello stimolo al Parlamento perché, attraverso la revisione sulla legge per la cittadinanza, finalmente basata sullo ius soli e non più sullo ius sanguinis, si conformi al superiore interesse dei minori. Nella convinzione che le giovani generazioni di stranieri nate e residenti nel nostro paese (colori del mondo e variegati accenti regionali del belpaese) costituiscano una risorsa per la collettività, piuttosto che un limite, o peggio, siano tout court percepiti come un pericolo.


La ministra Cancellieri ha affermato che “lo ius soli semplice creerebbe le condizioni di far nascere in Italia bambini da tutto il mondo. Quindi, niente cittadinanza automatica a ogni bambino straniero che i genitori abbiano deciso di far nascere in Italia. Sì, invece, a una cittadinanza che derivi da un insieme di fattori. Perciò, se un bambino è nato in Italia, i genitori sono stabilmente in Italia e magari ha già fatto parte degli studi qua ed è inserito, allora credo sia giusto”. Le considerazioni della responsabile degli Interni non sono prive di ragionevolezza.


E’ ora che il governo metta le mani e rinnovi la legislazione in materia secondo principi di logica e buonsenso. Perché tutti i minori in Italia, quindi anche quelli stranieri, sono responsabilità condivisa del governo come dei territori. Popolare non può essere ciò che attiri consenso populista (magari soffiando sulle più facili paure collettive), ma ciò che, pure in grandi e complesse questioni dense di difficoltà, provi a essere volano di crescita per tutti. La Convenzione Onu sull’Infanzia e l’Adolescenza non è un pezzo di carta, ma un impegno preciso al fare; altrimenti non ha alcun senso rimane solo una mera dichiarazione d’intenti, propaganda politically correct.


(A cura della dr.ssa Vittoria Gentile)



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