Capitanata

Depuratore Foggia, Cislaghi; dati Arpa non bastano

Di:

F.Giorgio Cislaghi, segretario Rifondazione Com. Foggia (ST)

Foggia – “NON ci stupiamo per l’inchiesta della magistratura sul funzionamento del depuratore di Foggia, più volte abbiamo espresso dubbi sulla depurazione e affinamento delle acque reflue. Non ci bastano i dati delle analisi effettuate dall’ARPA, vorremmo poter consultare anche le analisi effettuate dal laboratorio mobile del Corpo Forestale che, qualora non avessero valore probatorio in un procedimento penale, ci potrebbero ulteriormente illuminare sul funzionamento del depuratore”. Lo dice in una nota il segretario del circolo “CheGuevara” PRC – Federazione della Sinistra Fiorenzo Giorgio Cislaghi.

“Se ora è appurato che il depuratore di Foggia non funziona adeguatamente, ci chiediamo cosa dice la società PURA depurazione, società in house di AQP, dei depuratori di Lucera e San Severo, perché sono gestiti con le stesse procedure di lavorazione delle acque reflue. Vorremmo sapere se corrisponde al vero la notizia che gli impianti di depurazione non sono presidiati di notte e, se questo fosse confermato, ci spiegheremmo il perché della puzza (è sinonimo di malfunzionamento dell’impianto) che viene dagli impianti durante le ore notturne e la prima mattina”.

“Vorremmo sapere cosa succede se, durante la notte, qualche azienda immette nelle fogne sostanze inquinanti che aumentano notevolmente il carico dei fanghi da depurare. Vorremmo sapere, poi, che fine fanno i fanghi dopo l’essiccamento (procedimento analogo alla biostabilizzazione della frazione umida dei rifiuti urbani), in particolare se sono destinati al recupero in impianti di compostaggio, se sono destinati all’incenerimento o se vengono ‘smaltiti’ con altri metodi”.

Ai dirigenti di PURA depurazione e di AQP ci preme ricordare che nelle bollette è inclusa la quota “fogna”, che questa quota è parte sostanziosa del costo dell’acqua (€ 0,752 al metro cubo per il disinquinamento, € 0,786 al metro cubo la tariffa agevolata per l’acqua potabile in casa più una quota fissa per ognuno dei servizi), che l’acqua in uscita dai depuratori dovrebbe essere affinata, cioè avere le stesse caratteristiche delle acque dei fiumi e zero inquinanti. Per questo non ci spieghiamo perché i depuratori che dovrebbero servire San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo non sono ancora in funzione e ci chiediamo come vengano trattate le acque reflue di questi paesi”.

“Inutile continuare a sottolineare che, se trattata a dovere, l’acqua che viene buttata dai depuratori della provincia di Foggia, pari a 50 milioni di metri cubi, potrebbe contribuire ad alleviare la cronica carenza di acqua per irrigare i campi, inutile far notare che far arrivare acqua dolce in mare durante il periodo estivo, quando i fiumi sono in secca, altera il ciclo biologico naturale alla foce dei fiumi, inutile perché AQP sembra più attento a fare utili che a fornire servizi nel rispetto dell’ambiente”.

“Utile, invece, è ricordare ad AQP che la Corte Costituzionale con la sentenza G.O.R.I. “dichiara, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87, l’illegittimità costituzionale … nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti «anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi»”. Questa sentenza afferma il principio che se un servizio non è erogato non può essere chiesto il pagamento per il servizio stesso, questo ci sembra sia il caso del depuratore di Foggia e dei depuratori che servono San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo perché, lo ricordiamo, il disinquinamento delle acque reflue lo paghiamo noi e pretendiamo sia effettuato a dovere , se questo non avviene che almeno ci siano restituiti i soldi”, termina il segretario di Rifondazione.


Redazione Stato@riproduzioneriservata



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