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Regionali e sviluppo Capitanata: mettere al centro i territori

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Manfredonia – LE Regioni, secondo il dettato costituzionale, avrebbero dovuto garantire almeno due funzioni fondamentali alla società italiana ed, in particolare a quella meridionale: un’articolazione meno centralistica e più democratica e partecipata dello Stato ed uno strumento intermedio di programmazione economica e socio culturale al fine di contribuire ad un autonomo sviluppo dei territori, sulla base delle loro vocazioni, caratteristiche e risorse specifiche. Dopo quarant’anni si può dire che tali obiettivi sono stati solo molto parzialmente raggiunti perché nella loro implementazione iniziale, nella loro nascita e poi, successivamente nel loro operare concreto tali funzioni sono state inquinate e deformate dai meccanismi dominanti nel sistema politico ed economico italiano.

Le Regioni hanno assorbito dentro di sé la cultura, il male oscuro del neo centralismo e della vecchia politica, diventando un grande centro di potere e di costruzione clientelare del consenso, strutturandosi, di conseguenza, sempre più come gestori diretti delle risorse più che programmatori di risorse da decentrare ai territori per aiutarli a costruire uno sviluppo autonomo. Per essere più chiari hanno assorbito e svolto anche le logiche e le funzioni più negative e distorte della Cassa per il Mezzogiorno.

BARI È DIVENTATA LA NUOVA ROMA DI UN IMPERO REGIONALE FORMALMENTE DEMOCRATICO E FOGGIA UNA PERIFERIA. Su queste basi Bari è diventata la nuova Roma esercitando un potere centralizzato ed utilizzando le risorse secondo uno schema a cerchi concentrici, privilegiando i cerchi (provincie e gruppi sociali) più vicini, a partire da se stessa, e, di conseguenza, penalizzando i cerchi più lontani. In questo processo Foggia, l’intera provincia è stata considerata e trattata come la periferia di un impero formalmente democratico, da cui si prende molto e si dà poco.

La Capitanata è storicamente, culturalmente, morfologicamente, geograficamente, demograficamente, economicamente una grande provincia, o meglio una piccola Regione che, purtroppo, si è trasformata oggi in una piccola provincia, soprattutto perché le tante ricchezze e potenzialità non sono state valorizzate né tanto meno sostenute da adeguati stimoli regionali. Tanto che se il territorio ha potuto avere uno sviluppo, questo è dovuto essenzialmente alla famiglie ed agli operatori economici locali che con le loro personali risorse e capacità hanno valorizzato vocazioni e bellezze specifiche del territorio, anche perché lo sviluppo indotto mediante partecipazioni statali si è rivelato fugace e non duraturo, anzi nel tempo controproducente poiché ha bruciato speranze, prospettive, beni territoriali. Non è casuale che sia sparito il termine Le Puglie ed oggi esista solo La Puglia, Regione centrata su Bari, in cui non solo a livello nominale e concettuale ma anche a livello concreto ed operativo sono sparite le altre componenti. Probabilmente per avere una più corretta visione della Regione Puglia sarebbe utile ripristinare il termine Le Puglie.

LA CAPITANATA SI È IMPOVERITA O SI È ARRICCHITA CON LA NASCITA DELL’UNICA REGIONE PUGLIA?. Perciò la prima domanda da porsi è: Foggia, e la provincia, quale utilità, quale vantaggio ha ricevuto dalla nascita della Regione Puglia? La Regione Puglia ha favorito lo sviluppo di tale territorio? In che modo, con quali strumenti e risorse? O è stato elemento ostacolante e bloccante lo sviluppo autonomo locale, in una fase storica, tra l’altro, di relativa spinta all’espansione economica quali erano gli anni ’70? E se è così, come è possibile operare compattamente come un tutto, come una comunità intera per evitare che tale situazione continui anche negli anni prossimi? La Capitanata si è impoverita o arricchita con la nascita della Regione Puglia?

LA SPERANZA DELLA PRIMAVERA VENDOLIANA.In questi ultimi dieci anni con la primavera vendoliana è sembrato spirare il vento del rinnovamento, è sembrato che la Regione Puglia potesse essere veramente vicina ai territori, e, quasi a rovesciare la storia ed il meccanismo precedente, essere più vicina alle periferie, a tutte le periferie, reali, simboliche, geografiche ed umane. In parte è stato così ma solo parzialmente e soprattutto a livello di valori, di speranze, di prospettive che sono, comunque, la molla della nostra esistenza, la nostra parte vitale. Non è casuale che nell’immaginario collettivo e, forse, nell’operare concreto si evidenziano positivamente le attività ed iniziative promosse dalla gestione vendoliana in favore e dalla parte dei giovani, da considerare i veri protagonisti del rinascimento pugliese. Tuttavia, nella realtà dell’operare, piano piano, non solo tale spinta propulsiva di idealità si è allentata, ma sono diventati di nuovo prevalenti i vecchi meccanismi dell’accentramento del potere e delle risorse, anche perché queste sono sempre più limitate e scarse. Così di fatto anche la gestione vendoliana è diventata anch’essa, almeno in parte, più clientelare, o meglio troppo legata e dipendente da gruppi e personaggi, che hanno occupato stabilmente e per lungo tempo ruoli di potere amministrativo nella gestione regionale.

Non è casuale né irrilevante che la burocrazia regionale sia a trazione barese-salentina (Vendola-Fitto), come non è casuale che non ci siano mai stati candidati foggiani alla presidenza della Regione Puglia. Il potere partitico nelle istituzioni, che poi vuol dire chi decide e comanda la distribuzione delle risorse pubbliche, oggi conta e come ed è fattore di privilegi e rafforzamento di determinati gruppi, settori ed aree geografiche rispetto ad altre. E ciò conta molto nella odierna situazione di crisi; infatti l’intervento pubblico regionale assicura Keynesianamente un aumento di domanda e di dinamismo economico nelle aree e nei settori in cui si manifesta per cui, almeno nell’immediato, coloro che ne usufruiscono sono meno poveri, data la positiva ricaduta complessiva sulla condizione di vita della popolazione.

Nel prossimo articolo saranno approfonditi i limiti dei Consiglieri
Regionali Dauni nell’epoca vendoliana e la necessità di un patto programmatico per lo sviluppo della Capitanata e di Manfredonia.

(A cura di Silvio Cavicchia – Sociologo e Ricercatore Sociale del Centro Studi e Ricerche “Eutopia” – silviocavicchia@libero.it)

Redazione Stato

Regionali e sviluppo Capitanata: mettere al centro i territori ultima modifica: 2014-11-20T14:51:25+00:00 da Silvio Cavicchia



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Commenti


  • Maria Guerra

    Emiliano “fa l’occhiolino”. A Manfredonia ha fatto l’occhiolino al M5S


  • carlox

    No Maria, Emiliano ha solo detto a Vendola : ” Mi pensi, e quanto mi pensi? E dove mi pensi ? “


  • Lucio

    Ma quando si decidono ad eliminare le Regioni, che sono diventate ” mangiapa.. a tradimen.. ” . La Regione Puglia, non e’ del territorio pugliese, ma quello del BARESE, ostruendo lo sviluppo di quello di Capitanata, vedi il Gino Lisa, l’ Università, la pubblicità tutistica ecc., e noi serviamo a pagare le tasse per tale Regime.

  • Che seccatura signor cavicchia… Se la gallina fa le uova è colpa dei baresi anche? Poi la capitanata non è foggia.. Orgogliosamente pugliese. Bari non frega nessuno. È semplicemente rappresenta da politici più seri… Vedi quelli di manfredonia che abbiamo in regione. Sono i primi a fregarsene

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