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Svoltasi a Palazzo dei Celestini la presentazione-dibattito sul libro “La bellezza disarmata”

“Non c’è altro accesso alla verità se non attraverso la libertà”

Anche il cristianesimo si configura come un dialogo nella libertà

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Manfredonia. Si è svolta ieri a Palazzo dei Celestini la presentazione-dibattito sul libro “La bellezza disarmata” prima opera scritta in lingua italiana dallo spagnolo don Julian Carròn, dal 2005 a capo di Comunione e Liberazione. Sono intervenuti Domenico Crupi, direttore di Casa Sollievo della Sofferenza, Lorenza Violini, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università degli studi di Milano e Stefania Marrone, drammaturga della compagnia teatrale Bottega degli Apocrifi di Manfredonia. Ha moderato la docente di filosofia Gemma Barulli. Il libro è un saggio teologico sul senso della fede cristiana nell’Europa contemporanea, sempre più minacciata dal nichilismo. Invece, sostiene Carròn “del nulla non si vive, nessuno può stare in piedi, avere un rapporto costruttivo con la realtà, senza qualcosa per cui valga la pena vivere!”. Abbiamo bisogno di verità e “Non c’è altro accesso alla verità se non attraverso la libertà”. E la libertà vera, ha affermato Crupi, è quella che ci si costruisce ponendosi dei chiari confini morali, perché l’altra faccia della libertà consiste nel prendersi delle responsabilità nei confronti di se stessi e del prossimo. La Storia stessa è, o dovrebbe essere, un dialogo nella libertà.

Dal canto suo anche il cristianesimo si configura come un dialogo nella libertà, ha precisato la professoressa Violini. Esso non nasce da una morale, da una teoria, da un’ideologia, ma dall’incontro/dialogo dell’uomo con Cristo che risponde all’eterno desiderio di infinito, felicità e giustizia che l’uomo ha, sempre uguale a se stesso, nonostante i cambiamenti delle epoche. Il testo di Carròn non nasce da un pensiero astratto, non promuove delle idee, ma nasce dal tentativo di farsi domande, dal nostro desiderio di salvezza e dalla consapevolezza dei nostri limiti umani che ci rendono incapaci di raggiungerla. La stessa “Bellezza disarmata” del titolo non implica un pacifismo ideologico e di comodo, ma deriva dalla logica dell’incontro e del dialogo, che è quella che sostiene l’esistenza e parte dal presupposto che “l’altro è un bene per me”. Anche Cristo ha fatto l’esperienza dell’ incontro del diverso: esso è sempre un bene perché pur non cancellando le contraddizioni di ognuno, dà ad esse un respiro più ampio.

Altro concetto cardine della pubblicazione è quello di “crisi”, che sembra essere il capro espiatorio di tutti i mali della contemporaneità. “La crisi economico finanziaria è anche e soprattutto crisi di valori e di fondamenti, di fronte al nichilismo dilagante. Ma ogni crisi ci costringe a farci domande, come ha sostenuto Benedetto XVI la crisi è un invito alla riprogettazione e al rinnovamento, lo stesso a cui sta andando incontro la Chiesa Cattolica con il pontificato “pop” di Papa Francesco, fatto di gesti e di incontro con le persone. Hannah Arendt affermava che “L’ unica crisi davvero pericolosa, è la tragedia di non voler lottare per superarla!”. Infine la drammaturga Stefania Marrone, da persona non vicina al movimento di Comunione e Liberazione ha posto varie domande a proposito del libro, ad esempio a chi è rivolto, dato che, ha affermato, in alcuni tratti tradisce una certa autoreferenzialità, invece secondo la professoressa Barulli “La bellezza disarmata” si rivolge a tutti, data la sua capacità di saper suscitare domande. Tra i vari quesiti posti dalla Marrone, molti dei quali non hanno potuto essere approfonditi per limiti di tempo, molto interessante è stata la contrapposizione fra la certezza di cui parla Carron (“Bisogna avere una grande certezza per poter ripartire. Le persone che vogliamo educare ci seguiranno, perché leggeranno sul nostro volto la vittoria”), e la consapevolezza della nostra fragilità che per la drammaturga è un fondamentale punto di partenza anche in campo educativo. Senza fragilità, limitatezza, curiosità, infatti non ci sono domande e nemmeno risposte, quindi non c’è dialogo educativo. Tuttavia, si è precisato, la certezza di cui parla Carròn è la certezza dei problemi del mondo e la consapevolezza che le risposte provengono dall’Altro.



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