Foggia
A cura di Nico Baratta

Foggia, rinviata la sentenza per i furbetti del multibadge

Per la cronaca sono 23 le persone accusate a vario titolo di truffa aggravata per assenteismo

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Foggia, giovedì 20 aprile 2017. Dopo il reintegro di uno (F. P. le sue iniziali) dei “furbetti del multibadge” del Comune di Foggia, che prestavano servizio presso la sede del Servizio Integrato Attività Economiche in via Sant’Alfonso Maria De’ Liguori –il palazzo della Protezione Civile-, e dopo il tentativo dei loro avvocati, rigettato dal GIP poiché il “difetto formale” non sussiste come il dipendente reintegrato (difetto di notifica, per esser chiari), un altro temporeggiamento rallenta la sentenza finale. Difatti il nodo giurisprudenziale che in questi giorni le parti legali deve sciogliere è quello sull’utilizzo delle immagini, quelle che i Carabinieri di Foggia hanno inchiodato e immortalato la “processione” giornaliera di badge e persone.

Per tal motivo la data della sentenza del processo a carico degli inquisiti è stata rinviata al 25 maggio 2017. Per la cronaca sono 23 le persone accusate a vario titolo di truffa aggravata per assenteismo.

Secondo gli incartamenti legali, all’epoca delle indagini, il GIP concesse agli inquirenti le dovute autorizzazioni per l’installazione delle telecamere “spia”. Ma secondo vizi di forma giurisprudenziali tale attività non permetterebbe l’utilizzo dei video come prova palese dei fatti contestati agli indagati, quei pubblici impiegati che chiedono il reintegro. Una prova, quella video, che è la chiave di volta di un’accusa che inchioda i “furbetti del multibadge” ma che secondo gli avvocati difensori quel GIP autorizzò il PM dopo l’avvenuta installazione delle telecamere “spia”, perciò risulterebbero registrazioni non acquisibili come prova schiacciante.

Insomma, a quanto pare, per l’accusa tutto potrebbe essere da rifare. Ma una domanda sorge sovente nelle menti dei foggiani che vorrebbero giustizia e perciò legalità: che siano state acquisite prima o dopo, che differenza fa se inchiodano il crimine? La risposta è nelle procedure legali regolamentate dalle leggi, le stesse che tra cavilli, vizi di forma, tempi biblici e attese prescrizioni, deformano quello stesso principio che dovrebbe punire chi ipoteticamente delinque. Ma ormai “Legge (sarà) uguale per tutti”?

(A cura di Nico Baratta, Foggia 21.04.2017)



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