Editoriali

Benvenuti al Sud, ‘ma a voi gli 80 euro sono arrivati?’

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Monte Sant’Angelo – BUTTATA così, oltre che un fortunato remake di una simpatica commedia francese, l’espressione fa saltare alla mente una serie di altri stereotipi che richiamano ad ospitalità, gioia di vivere, sole, mare, pizza e mandolino, tarallucci e vino e via così.

Ma (purtroppo) il sud Italia è anche tanto altro, ed anche questo si sa. Tanto altro che parla di una disoccupazione incontenibile (specie quella giovanile), di criminalità organizzata saldamente radicata al territorio, di malaffare e corruzione (male atavico italico, in verità), di sfruttamento (ancor di più in tempo di crisi) e di politici e politiche che la storia bollerà come a dir poco inappropriate ed insufficienti. Si sa, il tempo è galantuomo. Ha i suoi tempi ma tale resta. In un quadro apparentemente disarmante, piccoli ma significativi gesti da parte del Governo centrale (leggi: le famose 80 euro in più in busta paga di milioni di lavoratori dipendenti italiani) potrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno tra gli affanni quotidiani di tantissimi cittadini in difficoltà.

Un segnale di speranza, di presenza da parte di uno Stato percepito come pura chimera che gli italiani hanno dimostrato di apprezzare anche attraverso il passaggio elettorale delle ultime europee.

Ma siamo così sicuri che questi soldi stanno davvero finendo (oltre che nelle buste paga) nelle tasche degli italiani, specie in quelle dei meridionali? L’inquietante dubbio parrebbe materializzarsi, almeno a sentire una serie di testimonianze e confidenze giunteci nelle ultime settimane da parte di alcuni lavoratori. Sporadiche disattenzioni della prima ora (il bonus è comparso per la prima volta nelle buste paga di giugno), abuso ingiustificato ed ingiustificabile o semplici chiacchiere da bar atte a screditare “il capo” da parte dei dipendenti?

Sembrerebbe che ad incappare in questa spiacevole sorpresa siano stati per lo più lavoratori dipendenti di piccole imprese individuali o a conduzione famigliare, piuttosto che dipendenti di realtà aziendali più importanti. Insomma, trattasi della fascia di lavoratori da sempre meno tutelati, dunque più indifesi, di conseguenza più ricattabili.

Il meccanismo, in realtà, risulterebbe perversamente analogo a quello con cui molti lavoratori “barattano” più o meno forzatamente (non si faccia di tutta l’erba un sol fascio, per carità!) ferie, indennità di disoccupazione, assegni famigliari e contributi col proprio posto di lavoro stesso.

Oltre al danno la beffa.

Taciti accordi, silenzi assenzi che finiscono per calpestare secoli di lotta per i diritti dei lavoratori, sangue versato, schiene piegate, connazionali sfruttati e denigrati all’estero, tra cui i nostri avi.
Addirittura doppiamente gabbati nella questione specifica perché, se così fosse, oltre a non aver elargito le somme ai dipendenti, i datori di lavoro andrebbero di fatto a godere anche della decurtazione fiscale!

La speranza è che cose di questo genere rappresentino solo le eccezioni e non le regole. Regole, termine che per molti (im)prenditori risulta altamente urticante. Considerate “pretese assurde” che indispettiscono, quasi sdegnano e guai a denunciare! In quel caso si passa per infami e traditori. Non vi ricorda nulla? Invito a riferirci rivolto ai lettori (anche anonimi): ma a voi le 80 euro sono mai arrivate?

(A cura di Antonio Gabriele – antonio.g76@libero.it)

Redazione Stato@riproduzioneriservata



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