Capitanata

Invasi da inceneritori e trivelle: i progetti in Capitanata

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Inceneritore (Fonte image: italiaterranostra.it)

Foggia – “LA Capitanata sta diventando la pattumiera industriale d´Italia”. E’ la denuncia lanciata dal giornalista d’inchiesta Gianni Lannes, direttore di ItaliaTerraNostra, in una conferenza pubblica, tenutasi lo scorso 17 settembre a Incoronata (Fg), contro la costruzione di nuovi inceneritori in Capitanata. Industrializzazione che sembra, ormai, essere giunta ben oltre la riduzione del comparto agricolo ad un ramo industriale, ma fino al depauperamento più barbaro di un territorio — che se non fosse per le discariche abusive e gli sversamenti che già ne devastano salubrità, potrebbe essere considerato ‘terra vergine’ — e che si avvia invece a diventare un vero e proprio distretto industriale, finalizzato ad accogliere l’ultimo anello del processo di produzione industriale, ovvero i rifiuti di aziende da tutta Italia e dall’estero. Tra le diverse associazioni intervenute all’evento anche il Coordinamento NO Biomasse della BAT.

1 TURBOGAS E 4 INCENERITORI NEL RAGGIO DI POCHI KM – Durante la serata si è discusso sia dell’erigendo inceneritore di rifiuti speciali della E.T.A. (gruppo Marcegaglia) in Contrada Paglia a Manfredonia (ma al confine con Borgo Tressanti, ovvero Cerignola, e Borgo Mezzanone), sia, secondo i dati forniti da Lannes, dei ben 54 progetti nella sola provincia di Foggia fra centrali termoelettriche, rigassificatori, inceneritori e centrali a biomassa. La maggior parte di essi saranno in grado di intercettare finanziamenti pubblici grazie al piano regolatore energetico regionale. All’inceneritore “più pericoloso di Capitanata” tra Foggia, Cerignola e Manfredonia, finanziato interamente coi fondi del Contratto d’Area di Manfredonia — che, tecnicamente, avrebbe dovuto assicurare uno nuovo tipo di sviluppo all’area del Golfo dopo la dipartita di Enichem –, si aggiungono, inoltre, l’inceneritore Ecocapitanta presente da anni a Cerignola fra il centro cittadino e la zona industriale, e che ha ricevuto recentemente dalla Regione via libera per il raddoppiamento (ma che sarebbe al centro d’indagini per un traffico illecito di rifiuti tossici da Campania e Lazio) e il progetto di un bruciatore della Caviro a Carapelle, che dopo essere stato bloccato da un referendum cittadino un anno fa, è stato ripresentato in zona leggermente diversa.

“ALL’INCORONATA UNO SCEMPIO SENZA FINE” – Ma attenzione particolare è stata destinata nel corso della serata ai due progetti di un inceneritore e di una centrale a turbogas, che interesseranno il territorio dell’Incoronata, una zona, per altro, già vittima di scempi quali i disboscamenti e la recente demolizione del ponte vecchio sul Cervaro risalente al Settecento. Questo nonostante la zona sia classificata come Parco Regionale e sotto la tutela del SIC. Durante la conferenza i residenti di Incoronata non hanno mancato di far sentire le loro denunce come le acque nere e puzzolenti del Cervaro causate, sostengono, dalla presenza di una discarica abusiva nei pressi della sorgente dello stesso e il sospetto di sversamenti di acque di scarto da parte della grande fabbrica di trasformazione di pomodori in conserve di pelati. A destare particolare preoccupazione in zona è, però, soprattutto l’inceneritore la Fenice-Iveco, che ha ricevuto, lo scorso aprile, per direttissima l’autorizzazione d’impatto ambientale (AIA) in Regione.

L’INCENERITORE LA FENICE-IVECO DI FOGGIA – Nel caso dell'”inceneritore di Foggia” ad un tiro di schioppo dal santuario dell’Incoronata, la preoccupazione è corroborata da un precedente importante. Questo impianto, infatti, si può considerare un “gemello” del termodistruttore La Fenice-FIAT attivo ormai da anni a Melfi. Questo impianto è al centro delle animate proteste della OLA (Organizzazione ambientalista lucana), che chiede da tempo le dimissioni del direttore della Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Basilicata (ARPAB), colpevole di non aver mai monitorato i preoccupanti indici d’inquinamento della falda acquifera del fiume Ofanto. L’impianto La Fenice-Iveco di Foggia corre il rischio, invece, di inquinare il corso delle acque del Cervaro: una situazione, che metterebbe a rischio la riserva naturalistica del WWF della palude Oasi Lago Salso, che ospita specie rare di animali come le cicogne bianche, che, tornate da poco a ripopolare la Daunia, potrebbero di nuovo alzare i tacchi.

E ORA ANCHE LE TRIVELLAZIONI – La ciliegina sulla torta è l’istanza giunta all’assessorato all’ambiente della Regione per sondaggi (alla profondità di 1400 metri) nella zona di Bosco Incoronata e Valle del Cervaro preliminarmente all’estrazione di gas. La società presente è la canadese Vega Oil S.p.a. Già presente in Italia con perforazioni in provincia in località Posta Nuova, a Montalbano di Lucania e con impianti on- e off-shore tra la Sicilia e la Tunisia ed attualmente al centro di un’inchiesta da parte della Magistratura siciliana con l’accusa di disastro colposo, oltre a altre gravi violazioni al Codice della Navigazione. Nella “richiesta di assoggetabilità”, datata 22 luglio 2010, la zona viene indicata superfialmente come “Masseria Montarozzo”, ma in realtà si legge anche come l’area estrattiva in profondità interesserà ben 150 km quadrati, per la precisione i sei Comuni (Manfredonia, Foggia, Carapelle, Ordona, Orta Nova e Ascoli Satriano).

I CITTADINI NON SONO STATI INFORMATI – “Anche in questo caso – lamenta il Comitato Spontaneo No inceneritori di Cerignola, presente alla conferenza di ItaliaTerraNostra -, i cittadini non sono stati informati. Ciò è previsto dalla Convenzione di Aahrus, che impone a livello mondiale d’informare e coinvolgere democraticamente tutti coloro che sono direttamente interessati dalle pratiche di governance ambientale. La stessa area, in cui si vorrebbe perforare, è stata interessata nel pomeriggio e nella serata dello stesso venerdì da due scosse sismiche non irrilevanti, e presenta un rischio sismico non minore del Gargano e del Subappenino Dauno, essendo attraversata da sistemi di faglie attive. Il Servizio Ecologia della Regione Puglia non può non tener conto di queste circostanze”. La situazione è, dunque, tutt’altro che rassicurante. Secondo gli ambientalisti dalle provincia di Foggia e della BAT presenti al dibattito organizzato all’Incoronata, questa situazione non è altro che il frutto di anni ed anni di politiche agricole sbagliate e della perdita di senso ed appetibilità della cultura legata alla nostra civiltà contadina.

Invasi da inceneritori e trivelle: i progetti in Capitanata ultima modifica: 2010-09-21T14:04:05+00:00 da Agostino del Vecchio



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Commenti


  • Domenico

    …. noi non siamo tenuti a sapere…


  • elvira

    meno male che il sindaco di foggia aveva SMENTITO TUTTO sui inceneritori .
    ma le tv foggiane ci sono???
    una vergogna censurare cose importanti.
    vogliono fare dl capitanata come nl napoletano. vergognatevi NON VOTIAMO PIU

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