Cultura

Vincenzo Monti e la compiutezza del traforo

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Arte del traforo

Arte del traforo, un operatore (archivio - effettieaffetti.blogspot.com)

Meolo – VINCENZO Monti, di nostalgica stirpe foggiana, aveva però scelto Meolo Venezia; qui, in una graziosa villetta fatta costruire per viverci con la compagna, dopo che entrambi, lasciata la terra natia, avevano trascorso un’intera vita professionale a Torino, nella stessa azienda.

Nell’introdurre per la prima volta al pubblico veneto quest’autore dauno, discriminai l’uso del termine Arte in senso moderno, parafrasando il Vasari, il quale definisce “Arte ogni attività umana che si prefigga scopi estetici“. Direi pertanto che, nell’adottare tale enunciazione, i lavori di Vincenzo Monti entrano dignitosamente nel significato artistico. Le opere del nostro, insomma, si realizzano mediante una specifica tecnica che si prefigge scopi estetici. La sua arte è il Traforo, ossia tecnica dell’intaglio di tavole lignee, secondo un determinato profilo.

Ricordiamo che l’Intaglio vero e proprio – sovente usato quale sinonimo di Traforo – è incidere la materia (legno, avorio…), asportandone il materiale, lasciandovi figure in rilievo o in incavo; segue l’Intarsio, che è incastonare rare sottili lamine di legno pregiato negli incavi, ottenendo delle configurazioni volute dall’estro artistico.

L’osservatore dei lavori di Vincenzo Monti potrebbe credere di trovarsi al cospetto di modelli, ma non lo sono; il Modellismo è, infatti, la realizzazione di copie funzionanti in scala ridotta di navi, veicoli, aerei, che si diversifica ancora dalla Modellistica, questa utilizzata a scopi di sperimentazione nella cibernetica, nella fisica, nella tecnica applicata. L’osservatore potrebbe allora ribattere che queste sue riproduzioni appartengono alla Minimal Art, al Minimalismo per dirla in italiano. Un minimalista, in verità, espressionista in auge negli anni Sessanta, ricorre ai tratti essenziali della configurazione, importanti a riconoscerla, tralasciandone le particolarità.

Nelle ultime generazioni, erede Minimalista è stato l’indimenticato veneziano Alberto Guerrato, Berto per gli amici; minimalista è oggi, per alcuni aspetti, il trevigiano Salvino Marsura. Vincenzo Monti, invece, non tralascia i particolari, anzi, i suoi emblemi, architettonici e di navi, sprizzano perizia di dettagli, a beneficio di una fedele riproduzione in perfetta scala ridotta. Questa è dunque la sua arte: il mantenersi fedele alle strutture originali e che come queste vanno a suscitare la meraviglia. Occorre aggiungere che il Monti non connette sezioni lignee preintagliate dalla piccola industria; ogni cellula di queste sue plasmagorìe è il prodotto di un minuzioso lavoro.

D’educazione artistica torinese, donde forse gli viene questa sua instancabilità produttiva, ma di struttura empirica elaborata ai tempi della sua permanenza giovanile a Foggia, Vincenzo Monti è un entusiastico costruttore di esemplari, quali La Torre di Pisa (70 cm), La Mole Antonelliana (1,15 mt), La Tour Eiffel (1,15 mt), Il Palazzo Vecchio, S. Maria del Fiore, Il Ponte di Bassano, Il Ponte sull’Oceano, Chiesetta Alpina, La Basilica di S. Antonio… i recentissimi Duomo gotico di Montecchio Maggiore nel vicentino e Santuario di Marteggia nel veneziano (aprendo il portale, vi appare l’effige del parroco storico Don Vito)… una serie di velieri, tutti ammirati e apprezzati nelle sedi espositive, tra cui ricordiamo Montecchio Maggiore Vi, invitato dal Comune – Roncade Tv, nel Castello Giustiniani – Monastier Tv, invitato dalla Banca Cooperativa.

L’insieme delle produzioni è un documento interessante, che ci fa letteralmente toccare con mano, accarezzare una gamma artistica dell’umanità, con un’emozione molto più vicina alla realtà rispetto a ciò che si prova al computer, navigando nel virtuale corrispondente.
L’artista non ha mai inteso vendere alcuna di queste sue creature, pertanto – e concludo – avevo stillato nell’amministrazione meolese l’idea di istituirne una mostra permanente, a beneficio degli utenti della biblioteca comunale, degli scolari, dei cittadini desiderosi di sognare un viaggio artistico – culturale, staccandosi dalle finzioni sceniche della TV e, come dicevo, dei CDROM.

L’opportunità arriva poiché l’artista foggiano Vincenzo Monti, ritornato definitivamente a Torino, ha donato le proprie opere al Comune di Meolo Venezia, lasciandone amichevolmente qualcuna in collezioni private.

Vincenzo Monti e la compiutezza del traforo ultima modifica: 2010-09-21T19:27:13+00:00 da Ferruccio Gemmellaro



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