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Scrivi San Giusto, leggi follia

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I mosaici di san Giusto (itinerarimusividauni.beniculturali.it)

Foggia – A Lucera si sta facendo una autentica follia. Non posso esimermi dal denunciarlo. Ho scavato molti anni fa, tra il 1995 e il 1999 a san Giusto, uno dei siti archeologici più importanti dell’Italia meridionale, ormai noto a livello mondiale. Il sito è ora sott’acqua, ma nel 1998 furono staccati i mosaici della chiesa paleocristiana A. Anni fa mi diedi da fare per trovare una soluzione anche per i mosaici e riuscii a far attribuire dalla Regione un finanziamento di 750.000 euro al Comune di Lucera per la sistemazione del mosaici a suo tempo staccati. Una volta ottenuto il finanziamento, io e il mio gruppo non siamo mai stati coinvolti in questa attività.

Dopo tanti anni e varie decisioni di collocazione dei mosaici, una più farneticante dell’altra vengo a sapere dalla stampa di un progetto, elaborato dalla ex soprintendete ai beni archeologici Teresa Cinquantaquattro e dall’arch. S. Serpenti, nell’ambito di un generale progetto di sistemazione della Fortezza di Lucera (con una serie di ricostruzioni, peraltro prive della necessaria base di seri studi dei monumenti), all’interno dei cd. casoni angioni, da ricostruire, appunto nella Fortezza medievale.

Ora, a me sembra una cosa per più versi folle: a) perché la fortezza è di per sé un contesto archeologico complesso e pluristratificato, dall’età daunia all’età romana e al medioevo, e questo inserimento di un elemento proveniente dalla campagna lucerina, che creerebbe confusione anche nel visitatore, è metodologicamente sbagliato: la fortezza non è un museo, un luogo neutro, ma un sito archeologico con la sua storia; b) si sistemano i mosaici, peraltro come emerge dal progetto, senza alcun rapporto nemmeno con la pianta del monumento di cui erano parte; insomma un tempo i mosaici si mettevano alle pareti, ora li mettiamo a terra sotto una tettoia! c) non sembra esserci alcun rapporto con monumento, con sito, con materiali, con paesaggio rurale, ecc.

Io resto convinto che la cosa più seria sarebbe sistemare i mosaici, riproponendo anche la pianta delle chiese, e una serie di elementi informativi sul sito e sugli scavi, a San Giusto, nei pressi della diga, magari a Masseria Torre Bianca che è un bell’agriturismo, sui terreni del Consorzio di Bonifica. In quel sito, che è nel territorio lucerino, è disponibile anche un edificio del Consorzio, utilizzabile come punto informativo. Mediante una postazione informatica, sarebbe possibile vedere emergere dalle acque della diga il sito di san Giusto. Si tratterebbe di una soluzione tecnologicamente e metodologicamente efficace, ma questa mia idea non è mai stata presa in considerazione.

Inoltre. I colleghi tedeschi dell’Istituto storico germanico hanno fatto da anni prospezioni geofisiche; noi abbiamo fatto vari studi, tra cui una tesi di dottorato, sulle murature medievali. Quest’anno avevamo presentato richiesta di concessione di scavo, che è stata respinta. Vengo a sapere che in questi giorni parte uno scavo della Soprintendenza, curato dall’ottimo archeologo Italo Muntoni (un bravo archeologo preistorico che si troverà a scavere un contesto medievale), con alcuni archeologi, di cui non ho notizia, e una serie di operai. Ovviamente Unifg è del tutto esclusa. Non pretendo che si debba per forza coinvolgere l’Università che svolge in questo territorio ricerche specifiche sul tardoantico e il medioevo, ma si capirà bene che certo non mi fa piacere.

Per san Giusto poi, ho diretto gli scavi, edito numerose pubblicazioni, allestito una mostra; ho da tempo auspicato che i materiali e i risultati degli scavi fossero esposti nel locale Museo, ma senza esito. Senza contare che uno scavo universitario, con il coinvolgimento di numerosi studenti, avrebbe avuto costi di gran lunga più bassi. Ma così vanno le cose nel nostro paese, nel quale tutti parlano a sproposito e con molta retorica di beni culturali, che vanno alla rovina.


Giuliano Volpe è Rettore dell’Università degli Studi di Foggia



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Commenti


  • Antonio Petrone

    L’iniziativa di istallare i mosaici di San Giusto all’interno della fortezza SVEVO ANGINA è una ABERRAZIONE, la dove con questo termine si vuole intendere l’errore, la stravaganza, l’azione priva di fondamento e di logica, l’allontanamento dalla norma, dalla ragione, dalla verità, dall’onestà.

    Ad essere sintetici direi che
    1) i mosaici vanno posti in altro luogo (ad esempio San Giusto o San Pasquale o altro luogo da definire)
    2) Nel castello è necessario promuovere degli interventi SERI:
    a) Messa in sicurezza delle zone cadenti (lato sud ovest)
    b)Indagine archeologica approfondita con studio dei materiali rinvenuti. Non è possibile descrivere in questa breve nota il tesoro che in potenza è conservato sotto la terra all’interno della fortezza. Come suggestione mi piacerebbe ricordare almeno alcuni fatti limitandomi alla sola epoca angioina (visto che su manufatti di quell’epoca si è pensato di intervenire in maniera così SCIAGURATA).
    Mi piace rammentare perciò che nel 1274 in fortezza lavorò un magnifico scultore, Nicola di Bartolomeo da Foggia, protagonista della rivoluzione scultorea duecentesca. Un indagine sistematica e non AFFRETTATA come quella in corso, potrebbe essere premiata dal rinvenimento di manufatti di questo grandissimo artista. Vogliamo rinunciarci per dar sfogo a questo grottesco e confuso nuovo assalto alla fortezza da parte di disamorati baresi.
    Inoltre gli angioini posero all’interno dal castello tutte le spolia pregiate da utilizzare per nuove costruzioni. Le pregiatissime colonne verdi ora in cattedrale erano state molto probabilmente depositate li in fortezza, così come tante altre oltre a capitelli scolpiti, lapidi incise, etc. Perchè non le tiriamo fuori e le rendiamo visibili. Cari lucerini quel tesoro è nostro, non vi fate fregare ancora una volta!
    Dunque innanzi tutto, e mi rivolgo ai Lucerini colti e di buon senso, bisogna fermare questo inquietante e deprimente progetto. Poi sarebbe opportuno principiare un indagine fatta con archeologi e storici dell’arte. In fine si potrà pensare ad un museo a cielo aperto (mai pensiline in alluminio come all’Anfiteatro (Sic) che uccidono la poesia del luogo). In questo museo immagino di poter vedere: tutte le spolia pregiate rinvenute in loco; una sezione di scultura duecentesca (Il museo Fiorelli ad esempio conserva uno splendido e rarissimo leone, frammenti di Nicola di Bartolomeo, ecc.; infine immagino una sezione di manufatti islamici. Un museo così fatto potrebbe certamente diventare tra i più interessanti di Puglia e il nostro Castello potrebbe ambire alla nomina di Patrimonio dell’umanità. Con il progetto in programma questo titolo potete scordarvelo, l’Unesco giustamente, non potrebbe accettare una sì tragicomica ABERRAZIONE.
    Ringrazio e saluto chi prima di me e con molta energia ha da subito ostacolato questo progetto e anche chi prenderà ora il coraggio di parlare una buona volta (Ora! Prima che il danno sia fatto e non come al solito dopo. Questa volta è il castello, poi non ci resta più niente!).
    Saluti

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