Cultura

Cultura del territorio e salute: dall’Ilva a Pellegrino Artusi (VD)

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Mat, Riproduzioni ed Antichi Attrezzi per la Raccolta del Grano (st)

Foggia – LA Sala convegni “Nino Casiglio” del Museo Alto Tavoliere di Capitanata è stato scenario per l’evento settembrino, “Cultura del territorio, cultura della salute”, Conferenza promossa dalla “Aspnat”(Associazione per lo studio e la prevenzione delle nefropatie Alto Tavoliere). Ad aprire il dibattito Corrado Niro, Presidente della Onlus, associazione presente sul territorio dal 1993, che prende vita grazie all’impegno dei medici nefrologi dell’Ospedale di San Severo.

Cultura della prevenzione per la patologia renale, per l’ipertensione ed il diabete sono stati temi affrontati da un punto di vista sociale più che tecnico. Il dibattito ha evidenziato la centralità del rapporto uomo – territorio – ambiente, le norme base per la sicurezza sui luoghi di lavoro, la cui omissione ed inosservanza sono causa di gravi forme invalidanti, ben oltre il danno economico che graverebbe sulla collettività. Tutte determinanti in modo diretto ed indiretto sulla salute dei cittadini. Corposi gli spunti proposti alla folta platea in sala, intercalati da suggestioni musicali irlandesi a cura del “Duo esquisses” con Roberta Procaccini all’arpa celtica, ed il Maestro Pasquale Rinaldi al flauto barocco.

“Di chi è la responsabilità della salute?” E’ la domanda diretta e poco retorica di Deni Aldo Procaccini, Direttore Sanitario degli “Ospedali Riuniti” di Foggia. “Parlare di imputabilità del danno è fuorviante, come invece il più becero e discutibile giornalismo è solito promuovere – dando la caccia al colpevole a tutti i costi, sbattendo il mostro di turno in prima pagina ed inseguendo, spesso, la pornografia del dolore (nda) – piuttosto, è a monte che bisognerebbe capire quale deve essere la scelta del singolo cittadino. Al contrario di quanto suggerisce un approccio deterministico alla vita, quello scientifico applica una probabilità secondo un principio di indeterminazione – spiega Procaccini – ognuno è artefice della propria vita, e della stessa bisogna assumersi la responsabilità.

La libertà di scelta implica la conoscenza degli obbiettivi di vita, e la necessità di acquisire informazioni. L’informazione è un dato astratto se non integrata con la conoscenza e il suo utilizzo per quelle che sono le finalità della salute. Ecco che la salute assume un valore etico, che si completa quando la conoscenza diventa coscienza attraverso una riflessione individuale. Il passaggio centrale e fondante su cui si erge questa struttura è la volontà. Se non c’è un patto volontario con l’utenza il programma di prevenzione sarà fallace. Quindi la ‘responsabilità’ è la possibilità di prevedere le conseguenze del proprio comportamento, correggendo lo stesso sulla base della propria previsione. Ma anche la condizione – conclude il Direttore – di dover rendere conto di atti, avvenimenti e situazioni in cui si ha una parte, un ruolo determinante. Una responsabilità quindi individuale e collettiva sia nel tempo, in quanto il danno si riverbera sulle future generazioni, sia nello spazio (biosfera).”

Mat, Riproduzioni (st)

Il territorio è una grande risorsa di benessere e salute per i cittadini. A fare il punto storico sulle evoluzioni e radicali trasformazioni, da un punto di vista geografico – paesaggistico – economico è stata la Sovraintendente Archivistico per la Puglia, la dottoressa Maria Nardella. Le trasformazioni del paesaggio della Capitanata centro – settendrionale in età moderna sono state evidenziate attraverso illustrazioni e cartine geografiche di grande valore archivistico. Si parte da un territorio di pastori ed agricoltori “dove si arrivava o per far fortuna o per morire sotto tre metri di terra” afferma Nardella. Sono stati luoghi di transumanza, e di ‘poste’ per la custodia dei capi di ebstiame, di dogane per il controllo del territorio, poi, per finire al “Tavoliere fiscale”. Viene così consolidato il passaggio storico dalla Capitanata come terra in affitto a pastori abruzzesi, molisani e campani che arrivavano in inverno a pascolare i loro greggi per favorevoli condizioni climatiche, fino alla costituzione delle zone in “enfiteusi”.

Il medico nefrologo, la dottoressa Clorinda Avanzi, con il suo intervento crea un ponte temporale tra ciò che eravamo a ciò che siamo, riportandoci ad un territorio che è specchio della vita di oggi e di come siamo diventati: una vita più comoda con un’attività fisica minore, ma significativa da un punto di vista emotivo. Sovralimentazione, sindrome cardiometabolica sono gli effetti più incisivi ed evidenti che hanno portato a diabete e patologie cardiovascolari. Secondo i più recenti dati in Europa l’obesità infantile ha raggiunto picchi di 10 volte superiori dagli anni ’70.

Il benessere viene misurato. Esso assume una dimensione concidente con i livelli di produttività spinti e rivolti sempre al massimo. “Ma siamo sicuri che produrre sempre più sia la giusta misura del benessere?” Domanda Clorinda Avanzi. “Il Pil dovrebbe essere correlato ad altri misuratori multifattoriali, questi ultimi rimasti privilegio ancora di sole disquisizioni accademiche. Il Pil da solo al contrario ha delle grosse contraddizioni. Non registra la perdita di valore del capitale naturale, ma considera solo i costi degli interventi correttivi sull’ambiente.”

Secondo la dottoressa esiste una confusione tra benefici e costi, perchè se all’aumento del Pil procapite corrisponde una maggiore produzione di rifiuti, “cioò significa – sottolinea la nefrologa – che il tasso di mortalità potrebbe aumentare fino a raggiungere quote pari al 30%. Si parla di quote di mortalità riferite solo ai livelli d’inquinamento che raggiungeremo. All’aumento dell’aspettativa di vita le statistiche ed i numeri dicono che non corrisponde una migliore qualità della stessa. Maggiore attenzione in termini concreti dovrebbe considerare la centralità delle relazioni umane, della salute, della sicurezza, oltre che la salvaguardia della biodiversità, e la scolarità.”

L’obbiettivo passa rapidamente sui termini di prevenzione curati da Raffaele dell’Aquila, medico nefrologo presso l’Ospedale “Masselli Mascia” di San Severo. “Prevenire vuol dire ridurre i fattori di rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.” Lo stile di vita come maggiore influencer della salute e benessere dei cittadini, sostiene dell’Aquila, è il piano su cui agire, “perchè al manifestarsi di un’alterazione diventata cronica”, una volta fatto il danno non si può recuperare, ma solo limitare i danni. “ E’ necessario intervenire sin dall’età scolare proponendo piramidi alimentari strutturate, che risentano delle indicazioni di endocrinologi e diabetologi“.

L’evento diventato più un convivio si conclude con l’intervento di Rosaria Rossetti, segretaria Aspnat. Riflessioni che in una veloce carrellata ci parlano della carta d’intentità di un popolo desunta dalle abitudini alimentari. Consuetudini derivate in realtà da commistioni culturali, e ricche di contaminazioni culinarie. ” Se l’identità italiana coincide con un piatto di spaghetti al pomodoro -afferma Rossetti – beh, per questo si è dovuti ad esempio aspettare gli arabi con la loro tecnica di essiccazione della pasta, e Cristoforo Colombo per i pomodori. Le modalità di trasmissione di radici così antiche sono avvenute prima con il passaparola, per passare ed evolversi in ricettari, ad uso esclusivo di cuochi, per arrivare nel 1891 al primo ricettario per famiglie grazie al geniale Pellegrino Artusi.” Ripresa del controllo della situazione rafforzando i legami familiari, privilegiale la filiera corta di produzione, e l’acquisto di prodotti a “chilometro zero” dovrebbero essere gli stili da adottare per una migliore qualità di vita. “Emerge tuttavia – spiega la segretaria Aspnat – un elevata superficie di campagne abbandonate, costellate qua e la da casolari in rovina.”

(a cura di Ines Macchiarolainesmacchiarola1977@gmail.com)


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