Editoriali

La morte di Gheddafi salva il “buon nome” dell’Occidente


Di:

Da sinistra Il presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo, Kanayo F. Nwanze, il presidente francese, Nicolas Sarkozy, presidente russo, Dmitry Medvedev, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, il segretario generale dell' ONU, Ban Ki-Moon, il premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero e il presidente dell'Unione Africana Muammar al-Gheddafi, nell'ultimo giorno di lavoro del G8, il 10 luglio 2009.

“LA rinascita della Libia è una priorità anche per l’occidente. Ancor di più per l’Italia. Anche nel 2010 Tripoli è stata il nostro primo fornitore di greggio (coprendo il 25% del nostro import petrolifero) e il quarto di gas. Eni è stata fino a febbraio il maggior operatore internazionale in Libia con un’estrazione di 270mila barili/giorno di petrolio equivalente. Quasi tutti i suoi contratti sono in forza fino al 2042 (Roberto Bongiorni Il Sole 24 Ore). Al cadavere del dittatore Muammar Gheddafi non è stata ancora conferita la sepoltura ma, come è noto, gli avvoltoi, dopo le mosche, sono le prime ad arrivare. “Il petrolio prima di tutto. Quello libico fa gola a tutti; è molto pregiato (la qualità migliore da trasformare in benzina), è vicino alle coste europee, ha costi di produzione mediamente basso”. Il Ministro della difesa Ignazio La Russa, d’altra parte, si è dichiarato subito “pronto ad aiutare la Libia nel percorso di ricostruzione e nelle scelte di libertà e democrazia”.

L’ambasciatore libico a Roma, Abdul Hafed Gaddur, ha spiegato che Gheddafi è stato bloccato con l’auto sulla quale fuggiva, una Corolla verde. “Una volta circondato, è sceso dall’auto ma è stato colpito dai proiettili alle gambe, all’addome e alla testa durante una sparatoria ingaggiata con le guardie del corpo del Raìs. Ferito, Gheddafi è stato caricato su una macchina in direzione dell’ospedale di Misurata, ma è morto durante il tragitto”.

Bisogna aggiungere però che, secondo quanto affermato da Abdel Majid, membro del Consiglio nazionale di transizione, il convoglio di Gheddafi era colpito da aerei Nato francesi e americani per poi essere lasciato al linciaggio dei guerriglieri. La mossa non è stata fatta a caso. l’Occidente opulento ha deciso di detronizzare un leader di un paese arabo con il quale aveva da poco tempo firmato un patto di non belligeranza e che, nel caso in cui fosse stato arrestato, avrebbe fatto arrossire più uno premier dei Paesi industrializzati con i quali, solo pochi mesi prima, si era scherzato, pranzato e persino baciato le mani. A fare il lavoro sporco hanno pensato i rivoltosi libici che formeranno il nuovo Governo, contro i quali potranno scagliasi i media occidentali, se non si mostreranno troppo accondiscendenti sullo sfruttamento del petrolio.

D’altra parta la volontaria diffusione dei video truculenti della morte del rais (a differenza di quanto era accaduto con Osama Bin Laden), mostrata macabramente anche all’orario di pranzo, aveva anche lo scopo di dissacrare al popolo libico la figura di un dittatore che basava tutto sulla propaganda di regime. Chi non ricorda le surreali immagini come le tende piantate nel centro dei parchi di Roma, il corpo delle guardie del corpo formate da avvenenti donne o i sgargianti vestiti alla Tony Manero di fronte ai quali molti capi europei, in virtù del potere del greggio, avevano fatto buon viso a cattivo gioco?

Il Colonnello è stato il tiranno incontrastato della Libia per oltre 40anni, durante i quali ha trucidato migliaia di oppositori politici in casa propria e nel 1988 si è reso anche co-responsabile della strage di Lockerbie dove moriranno 270 persone. Già il 15 aprile 1986, un blitz militare sulla Libia per volere del presidente statunitense Ronald Reagan, determinò un massiccio bombardamento che provocò la morte della figlia adottiva di Gheddafi, ma lasciò indenne il colonnello, che poi si scoprirà essere stato preventivamente avvertito delle intenzioni statunitensi da Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio italiano.

Dopo la morte di Gheddafi dalla Nato si è già parlato di conclusione dell’operazione Unified Protector anche se la decisione finale spetterà al Consiglio Atlantico. Ma c’è chi, come la Gran Bretagna, ha già dichiarato che non è il caso di andare via dalla Libia così presto.

a.delvecchio@statoquotidiano.it

La morte di Gheddafi salva il “buon nome” dell’Occidente ultima modifica: 2011-10-21T20:19:44+00:00 da Agostino del Vecchio



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Commenti


  • fabio collina

    E’ vero. La (nostra) ipocrisia e’ cosa su cui si dovrebbe riflettere. Perche’ i diritti umani da difendere sono tali solo ove c’e’ petrolio?

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