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Foggia, le ricette di Marina Sereni per Nichi: “Si ad accordo, ma sia leale”


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Da sinistra, Paolo Campo, Rita Amatore, Marina Sereni, Aldo Ragni (St)

Foggia – COME alle primarie di due anni fa, ma con molta più coesione. Da una parte del tavolo, Aldo Ragni; dall’altra Paolo Campo. Ad unirli, questa volta, è Marina Sereni, parlamentare ed esponente nazionale del sodalizio di Bersani, scesa in Capitanata per discutere di “Una nuova stagione per la politica. E per il Paese”. Si parla d’Italia, di futuro, di ricette per la crescita e lo sviluppo. Si parla di territori, di esecutivo Monti e di alleanze. Da Foggia, la Sereni, vicinissima a Dario Franceschini (altro segni dei tempi che cambiano. Nel 2009, in Capitanata, bersaniani e franceschiniani dettero vita ad una guerra senza esclusione di colpi), stocca centrodestra e Nichi Vendola. Ognuno con finalità diverse sia chiaro. Ma ognuno ne esce con un occhio gonfio niente male.

Le alleanze. Partendo dalla fine, perché è lì che la Sereni sceglie di relegare Nichi. Non per mancanza di familiarità con il protocollo, piuttosto con l’intento di lasciare un epigramma che suona di definitivo. A proposito di elezioni, la parlamentare umbra non fa sconti, pur lasciando aperta più d’una questione di merito. Perché la Vicepresidente dell’Assemblea nazionale del Partito Democratico prima mette in guardia dai guazzabugli con un emblematico no alle “coalizioni eterogenee e forzose”, poi chiama a raccolta praticamente tutto l’arco parlamentare da Fini in poi. “L’obiettivo è quello indicato da Pierluigi Bersani: l’alleanza di moderati, riformisti e progressisti”. Ovvero, tutto quanto vada “dal Terzo Polo a Sinistra ecologia e Libertà”. Difficile immaginare un composto politico più “eterogeneo e forzoso” dell’accordo fasciocomunista Fini-Vendola. Ma tant’è. Lo conferma anche il numero uno della federazione democrat di Capitanata, l’ex sindaco di Manfredonia, Campo. Che, anzi, al Governatore di Terlizzi manda messaggi inequivocabili: “Il leader SeL non deve avere paura. In fondo – si chiede Campo – che cos’è il governo regionale pugliese? Prc, SeL, Pd, Moderati per Vendola, Api. Addirittura l’Udc gioca di sponda. E lo stesso Vendola trova più appoggio con loro che con noi”.

Ma la Sereni chiede anche “lealtà”. Piccata dalle bordate che Nikta il rosso riserva spesso e volentieri al governo del flemmatico Professore, ammonisce: “Vendola sappia che noi siamo per il mantenimento del tavolo di discussione con la sinistra che è fuori dal Parlamento. Tuttavia chiediamo ed esigiamo lealtà. Non fa bene che ci sia chi si assume la responsabilità di salvare l’Italia dal default e chi approfitta della sua posizione di extraparlamentare per lanciare attacchi”.

Legge elettorale. Nichi è avvertito, insomma. L’accordo va bene, ma che ognuno svolga il suo suolo con fedeltà e dedizione. Pur con le tante incognite che ancora offuscano il domani politico del paese. Malgrado le chiavi di Palazzo Chigi siano cambiate di proprietario, infatti, restano ancora tutte le criticità economiche: mercati e debito pubblico. Dunque, difficile immaginare di staccare l’ossigeno al neonato governo. “E’ possibile che Monti resti per tutti i 18 mesi” ripete per tre volte la Sereni nel suo discorso. Per il momento, il lavoro da fare, dunque, è sul rinnovamento dello Stato. A partire dalla composizione del Parlamento, fino al cambio di legge elettorale. L’imperativo è di “eliminare il bicameralismo perfetto”, per “fare dell’Italia un paese moderno”, attraverso la costruzione di un sistema fondato su “una Camera di indirizzo politico ed un Senato federale”. Una ricetta mista che richiede tempo. “Ma – è fiduciosa la parlamentare democratica – in 18 mesi si può fare”. Sulla legge elettorale, poi, la proposta è quella “di ridare al cittadino la possibilità di scelta”. Matterellum o non matterellum, referendum o non referendum.

Monti e le scelte economiche. Ineluttabile, il passaggio sul nuovo esecutivo in carica nel post Berlusconi. “Non si è trattato di un incidente di percorso, ma di una svolta politica profonda che noi abbiamo per oltre un anno chiesto”. L’anno citato dalla Sereni, che un anno non è, parte dallo scorso 14 dicembre, quando “il governo si dette la fiducia dando la prova di avere i numeri in Parlamento. Poi sappiamo com’è andata”. Cioè, con “l’insipienza politica delle destre che hanno messo in ginocchio l’Italia”. Quello del professore, spiega l’ex consigliera regionale della Regione Umbria, è un governo che dovrà fare i conti con le “macerie” dell’era berlusconiana. Ma che “oltre ad operare in emergenza dovrà anche pensare ad attuare delle riforme importanti”. Progetto politico in cui non può non rientrare il Mezzogiorno. “In questa condizione di crisi – è critica Sereni – il Sud è stato letteralmente dimenticato. Anzi, si è attinto ai fondi Fas per ogni emergenza”. Ma interventi sono necessari anche nel settore wellfare (“Si alla flessibilità, mentre i licenziamenti facili non li vuole nemmeno Confindustria”), pensioni (“va bene prolungare l’età pensionistica, ma con un occhio attento sulle professioni usuranti”), fisco (“dobbiamo combattere l’evasione fiscale e ridurre le imposte su imprese e lavoro aumentando quelle sulle rendite finanziare e sui patrimoni”).

“Il Pd è pronto a fare la sua parte anche non condividendo al 100% le scelte del Governo”. Poi si vedrà.

p.ferrante@statoquotidiano.it
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Foggia, le ricette di Marina Sereni per Nichi: “Si ad accordo, ma sia leale” ultima modifica: 2011-11-21T21:52:33+00:00 da Piero Ferrante



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