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Masters of Science Fiction – Registi vari, 2007

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Masters of Science Fiction - Locandina

Masters of Science Fiction - Locandina

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere indicato, a fine articolo, un livello della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: Masters of Science Fiction
Nazione: Stati Uniti
Genere: fantascienza
Anno: 2007

DAGLI stessi autori (leggasi produttori) dei ben più famosi Masters of Horror (prima e seconda stagione), silenziosamente, nel 2007, prese vita una serie parallela ma dedicata alla fantascienza, distribuita in patria con scarso successo dalla rete televisiva ABC – dei sei episodi, gli ultimi due non vennero trasmessi per motivi di ascolto, e solo successivamente mandati in onda in Canada da una televisione via cavo.
Idea portante, quasi la medesima della serie cugina: una manciata di novelle scritte da autori famosi del genere, sceneggiate, dirette e interpretate da nomi di spicco presso (certo) pubblico e della durata di un’ora circa (pubblicità inclusa).
In Italia, i Masters of Science Fiction approdarono nel 2008 in un cofanetto DVD e vennero trasmessi nel 2010 su Rai Due.

Molto, fin troppo, è stato detto in rete sulla qualità della serie, considerata addirittura eccessivamente raffinata ed elevata per un pubblico televisivo. Di fatto pare che non altrettanta attenzione sia stata riposta sulla valutazione dell’effettiva bontà dei prodotti, probabilmente condizionate le opinioni dei fan del genere dall’esclusività dell’operazione – la fantascienza ha risonanza decisamente inferiore rispetto all’horror, dunque la scelta è stata effettivamente coraggiosa e rara – e dai nomi degli autori dei soggetti.

Una fuga perfetta - Estratto

Una fuga perfetta - Estratto

Preceduti (ruffianamente?) da una poco accattivate presentazione del fisico Stephen Hawking, i sei episodi dei Masters of Science Fiction sono, più che i cugini, i discendenti malformati della serie horror di Mick Garris, ereditandone egregiamente i difetti, amplificati in risultati dalle punte vertiginosamente basse. Se già nell’operazione dei Masters of Horror, nonostante i buoni propositi, gli esiti erano quasi tutti palesemente affetti da stanche direzioni di ben noti registi ormai privi di argomenti – la seconda stagione toglieva dubbi anche agli irriducibili – e da una connotazione simil-televisiva nell’accezione negativa del termine, in questa serie di sci-fi niente viene compiuto in senso opposto a tale verso, addirittura remando a favore di corrente. Poche le partecipazioni di attori realmente degni di nota (John Hurt, Anne Heche) mentre tante quelle di mediocri interpreti dalle serie televisive più gettonate degli ultimi tempi, per un complesso recitativo di una piattezza disarmante. Se possibile, si riesce a fare ancor peggio sul fronte delle sceneggiature e delle direzioni, affidate ancora una volta ad autori semi-sconosciuti o di formazione tv, che mediamente esauriscono la loro verve (quando c’è) negli episodi pilota. Ne vengono fuori sei pasticci mediocri o pessimi che riescono ad attirare vagamente l’attenzione al più nei soggetti, comunque non memorabili anche nei casi migliori, impregnati di deja vu e conclusioni moraleggianti di cui non si sentiva proprio il bisogno.

Reietti - Estratto

Reietti - Estratto

Si comincia con Una fuga perfetta (A Clean Escape) diretto da Mark Rydell (Sul lago dorato) e scritto da John Kessel, probabilmente il risultato migliore dell’intera serie, in cui è chiaramente evidente il distacco tra un intrigante soggetto tratto da una novella che, si scommette solo, già strutturata in foggia di sceneggiatura (alla Dick, per intenderci), e una regia senza brio sorretta da interpretazioni fiacche. La narrazione si segue con piacere ma solo in quanto basata sul classico meccanismo dello svelamento graduale e non per meriti registici, e sollazza lo spettatore senza pretese.
A seguire è Il risveglio (The Awakening), diretto da Michael Petroni e scritto da Howard Fast, dotato di un incipit accattivante, uno sviluppo che echeggia troppo il classico Ultimatum alla Terra, ed un finale moralistico e new-age insopportabile, ai limiti del diabete. Pieno di cliché su americani, buoni e cattivi, è un episodio appena potabile se si sorvola su molti aspetti.
Il terzo round è affidato a Michael Tolkin con Il mio nome è Jerry (Jerry Was a Man), scritto da Robert A. Heinlein, in cui si cerca di trattare l’inflazionato tema esistenziale su automi, consapevolezza e coscienza, ibridandolo con ironia e grottesco. Il risultato è infimo a tal punto da aver difficoltà nel credere nella bontà del racconto da cui è tratto, nonostante la firma. Senza appello.
Un rumore di fondo (Little Brother) di Darnell Martin (Law & Order, E. R., Grey’s Anatomy), scritto e sceneggiato da Walter Mosley (tratto dal romanzo Futureland), affronta il tema della giustizia affidata a un sofisticato programma in un futuro in cui non tutti gli uomini sono uguali. Un pietoso processo senza smalto e un finale stucchevole e fantastico, più che fantascientifico, relega questo episodio ai dimenticabili della serie.
Giustizia in volo (Watchbird) di Harold Becker (Malice, Codice Mercury), scritto da Robert Sheckley, continua il discorso su giustizia e punizione ma dall’ottica del carnefice. Sinossi: in un futuro si affida a droidi volanti il compito di prevenire i crimini basandosi sulla percezione delle intenzioni degli esseri umani, distinguendo atti violenti legali e non. L’episodio di Becker conta le interpretazioni migliori, seppur non memorabili, e un equilibrio didattico della narrazione. Salvabile.
Reietti (The Discarded), di Jonathan Frakes (Star Trek, Roswell), scritto da Harlan Ellison, narra, invece, delle sorti di un gruppo di mutanti in un futuro in cui i diversi fisicamente vengono allontanati dalla Terra a bordo di astronavi. Soggetto banalotto, l’episodio non sorprende, non coinvolge, non brilla in nulla e si lascia seguire esattamente come una sciocchezza televisiva da gustare mentre si pranza. John Hurt sprecato.

A ben pensarci l’episodio di Frakes avrebbe potuto dare titolo all’intera serie.
Senza neanche restare indignati per l’emarginazione in una navicella a qualche anno luce dalla Terra.

Una fuga perfetta: 6/10
Il risveglio: 5/10
Il mio nome è Jerry: 2/10
Un rumore di fondo: 3/10
Giustizia in volo: 6/10
Reietti: 4/10

AltreVisioni

Hunger, S. McQueen (2008) – insolito film carcerario poco parlato. Forma elevata che tracima il contenuto * 7

In Stato d’osservazione

Midnight in Paris, W. Allen (2011) – commedia sentimentale di Allen * 2dic
1921 – Il mistero di Rookford, N. Murphy (2011) – thriller paranormale britannico * 2dic
La cosa, M. van Heijningen Jr.(2011) – prequel del cult di Carpenter * 2dic

Masters of Science Fiction – Registi vari, 2007 ultima modifica: 2011-11-21T15:59:53+00:00 da Alessandro Cellamare



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