Editoriali

Siamo figli di Siponto

Di:

Basilica Santa Maria di Siponto (Ph: web.tiscali)

DENTRO il paese che vista..al largo del porto, della uggiosa giornata di una mattina in cammino, tra il fumo brutto del clima dalle mani su un giaccone, nel respiro bianco fumato a guardare le acque di un effetto crespo rigido,che alzano polvere di nuvole che portano su all’aria del panorama marino dal palpito calmo di nebbia a zonzo.. dimora dentro al grande cielo bianco ,confine di gabbiani con becchi dentro le onde di un mese un po’ triste per me che ricordo una scomparsa ,che passo sui passi dei suoi occhi ancora freschi nella mia mente. Questa nostra vita polverosa non mi fa vedere una barca nell’umido grigio che mi circonda ,vedo solo quelle attaccate lungo una banchina di corde.

Respiro l’acqua con le narici ma la sento nei battiti delle mie dita .. dove nuotare verso uno spirito profondo,il sole mi sta regalando un po’ di liberazione ,osservo lo sguardo basso di persone dai gesti acri come limoni. Salto a passo di tempo e mi ritrovo di fronte all’ipogeo ,col suo stato di abbandono .. non sappiamo riconoscere neanche il nostro antenato, siamo figli di Siponto, il giusto rigo del significato,abbiamo il vento sotto i piedi, contiamo gli alberi pieni di radici,la santa terra dall’anima larga, dell’abbondanza civiltà al degrado più gravoso, di una documentazione come la nostra di storia, oramai riempita piena di polvere e muffa, di libri accantonati in grandi scaffali contro le mura chiuse di una vecchia biblioteca.

A noi non importa o meglio poco di tutto ciò che ci riguarda,ma chi non ama la propria storia, non rispetta nemmeno gli esseri umani, perché quei libri possono far parlare, quei libri diventano persone, e possono spiegare, a chi non vuol capire di rispettare la propria terra. Che cosa rappresenta oggi Siponto, ve lo siete chiesti, allora ve lo dico:– Un appalto di immondizia,la sopravvivenza dell’eterna indifferenza, della negligenza più assoluta,battuta dai campi,dalle stradi, da scarichi abusivi. Fatta soprattutto di abbandoni di cessi, da lavatrici, a televisori .. siete assassini del tempo moderno, che incalzate il doveroso dell’essere più abbietto e scabro, che una persona possa trovarsi davanti. Sento il passo del tempo che mi riporta di fronte a guardare in silenzio l’ipogeo del mio momento.

(A cura del poeta e cantautore Claudio Castriotta)



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