Manfredonia
Al Teatro Comunale Lucio Dalla

“Capatosta”, l’impossibilità di ‘mettere un punto’ alla questione Ilva

Scritta e interpretata da Gaetano Colella con il giovane Andrea Simonetti, diretta da Enrico Messina e musicata da Mirko Lodedo, entrambi già visti ne “La storia di Taborre e Maddalena” che lo scorso 8 Novembre ha dato inizio alla stagione teatrale

Di:

Manfredonia – A pochi giorni dalle feste, Rigenera, la stagione di prosa del Teatro Comunale Lucio Dalla, non si è lasciata tentare dal clichè dello spettacolo natalizio. Ha proposto invece Capatosta, una piece di “teatro civile” scritta e interpretata da Gaetano Colella con il giovane Andrea Simonetti, diretta da Enrico Messina e musicata da Mirko Lodedo, entrambi già visti ne “La storia di Taborre e Maddalena” che lo scorso 8 Novembre ha dato inizio alla stagione teatrale.

Tuttavia l’etichetta “civile” si rivela subito insufficiente per descrivere le tante sfumature diverse che danno vita a Capatosta. Nell’acciaieria più grande d’Europa, l’Ilva o come dicono a Taranto “ ‘o stabblment”, si incrociano per caso le vite di due operai. La routine lavorativa di Gaetano, veterano con 20 anni di servizio alle spalle, viene sconvolta dall’assunzione di Adalberto 25enne neolaureato in economia con una tesi su “La lotta di classe nel terzo millennio”.

Adalberto è il classico giovane idealista che crede ancora in una possibile rivoluzione degli “operai sfruttati” si presenta sul lavoro con guanti ed elmetto . Gaetano cerca di riportarlo alla realtà senza troppi complimenti: “iscriversi al sindacato dà solo rogne e serve solo se vuoi fare carriera politica”“I dispositivi di sicurezza non servono, serviranno solo il giorno in cui ti farai male.” Qui in fabbrica siamo tutti partigiani…dei ca** nostri!” “Quando vedrai il primo stipendio alla rivoluzione non ci penserai più”.

Il quarantenne disincantato e rassegnato e il ventenne idealista e “capatosta” si scontrano e si accusano pesantemente e reciprocamente di incapacità, vigliaccheria egoismo, ma ben presto dietro i “ruoli” si scopre la profonda umanità di due persone. Gaetano è stanco di assistere ai funerali dei colleghi morti sul lavoro e a volte gli sembra di scorgere le loro sagome sfocate nella colata dell’acciaio, tuttavia difende coi denti la posizione che si è costruito in tanti anni di lavoro. Adalberto invece ha visto suo padre Totò, ex operaio dell’acciaieria, spegnersi piano piano fino a disumanizzarsi e morire, a causa di un tumore al fegato. Per il giovane suo padre non è morto,è stato ucciso dall’Ilva, per Gaetano invece “è morto a casa e non sul lavoro!”.

Poco importa quale sia la risposta “giusta”, entrambi gli operai sono delle vittime dell’inquinamento e della fame di lavoro ed entrambi hanno un progetto personalissimo che rivoluziona le loro vite passando dall’Ilva. Il “reazionario”Gaetano aspetta il prossimo giro di cassaintegrazione e malattia per volare a Tenerife e aprirsi un bar, Adalberto invece vuole “rivoluzionare” la fabbrica dall’interno: si è fatto assumere per provare a far saltare in aria lo stabilimento…

Il finale è aperto, surreale e venato di utopia, d’altronde non poteva essere altrimenti. Non è quasi possibile mettere un punto o scrivere un finale definitivo a questioni complesse come quella dell’Ilva, il rischio di fare retorica spicciola è dietro l’angolo. Capatosta è riuscito ad evitare egregiamente questo rischio, dando allo spettatore la possibilità di riflettere senza annoiarlo, ammaestrarlo o incupirlo più dello stretto necessario. Lo spettacolo è riuscito a dare la parola a coloro che l’Ilva la vivono nel quotidiano dando voce al dolore, all’ impotenza, alla rabbia infinita e tenace che, nonostante tutto non è mai passiva.

Da segnalare, ultima ma non per importanza, la notevole naturalezza e presenza scenica di Colella e Simonetti, assolutamente padroni del palcoscenico.

(A cura di Annapina Rinaldi – aprinaldi@alice.it)

Redazione Stato

“Capatosta”, l’impossibilità di ‘mettere un punto’ alla questione Ilva ultima modifica: 2014-12-21T17:39:22+00:00 da Annapina Rinaldi



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi