Lavoro

Crisi, Rete imprese, 100mila aziende in meno nel 2012

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Occupazione imprese (info.lavoro)

Roma – DATI impressionanti ma, purtroppo, attesi. Così Comitas, l’associazione delle microimprese italiane, commenta i numeri sulle imprese morte diffusi da Rete Imprese Italia.


I dati confermano in pieno le nostre previsioni, e gettano ombre oscure su un 2013 che, per le piccole imprese, non promette nulla di buono – prosegue Comitas – In base alle nostre stime, attualmente 150mila microimprese italiane appaiono “in coma”, ossia sono pericolosamente vicine al fallimento. La metà di tutte le piccole attività esistenti sul territorio non registra crescita, e a soffrire di più sono quelle aziende che hanno tra i 6 e i 15 dipendenti.


Siamo alla resa dei conti e il 2013 si annuncia davvero oscuro per le piccole imprese italiane che hanno consumato riserve e margini accumulati in anni di sacrifici, e non sono più in grado di affrontare la crisi e la caduta dei consumi – afferma Comitas – La ripresa e lo sviluppo non possono ignorare questa importante realtà, mentre la politica e le istituzioni devono fare di tutto per evitare il fallimento di centinaia di migliaia di attività, che equivarrebbe a gettare benzina sul fuoco della crisi economica italiana.


Redazione Stato



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Commenti


  • Redazione

    In merito alla Giornata di mobilitazione nazionale di Rete Impresa Italia organizzata dalle associazioni di categoria lunedì scorso devo purtroppo segnalare che a parte Casartigiani Taranto che ha operato un coinvolgimento trasparente rivolto a tutti i politici ionici non vi è stato identico modus operandi da parte delle altre associazioni unite nella mobilitazione. Sottolineo che l’appello ad ottenere attenzione fatto dal Presidente Sangalli ai politici che si candidano alle prossime elezioni non può non essere indirizzato anche a coloro col mandato in corso, responsabili di scelte, azioni ed omissioni che coinvolgono settori economici e categorie confluenti in Rete Imprese Italia. Vorrei pertanto ricordare che mai come quest’anno si è registrato un elevatissimo numero di suicidi di imprenditori impossibilitati a reggere la crisi perché soffocati dal fisco. Per quanto prenda in considerazione esempi estremi e terribili li reputo comunque esemplificativi di una situazione, di un malessere, derivante si da congiuntura economica ma anche pesante pressione fiscale, che riguarda in primis i piccoli e medi imprenditori, i quali se nella migliore delle ipotesi non arrivano al suicidio spesso sono costretti alla cessazione dell’impresa.
    Condivido fortemente l’appello nazionale di Rete Imprese Italia che chiede un’attenzione particolare da parte della politica alla crescita ed alla tutela delle piccole e medie imprese italiane. Condivido la richiesta espressa di riduzione della pressione fiscale, di non elevare l’aliquota IVA il prossimo primo luglio, di pensare ad una maggiore agevolazione di accesso al credito, di sburocratizzare un ingessato sistema amministrativo persistente nelle istituzioni, negli Enti, e condivido fortemente una modalità di fare impresa improntata soprattutto su “legalità”, su “infrastrutture efficienti”, sul privilegiare il “Made in Italy” e per quanto riguarda l’industria reputo che sia ineludibile una totale conversione alla green economy nel rispetto di beni primari dell’individuo, di norme, e della tutela del paesaggio, specie poi quando si parla di dismissione di patrimonio pubblico. In tutto questo ciò che più mi ha rincuorato è stato rilevare che un’Associazione come Casartigiani Taranto, guidata da Mimma Annichiarico abbia espresso, nel confronto pubblico tenutosi presso la biblioteca comunale di Taranto, la necessità di ricercare ora più che mai in alternative alla monocoltura dell’acciaio una via d’uscita, stessa cosa l’ho rilevata da parte di Confcommercio con a capo Leonardo Giangrande. In questi casi sono doppiamente contento perché ricalcano quanto affermo da tempo e la condivisione di percorsi comuni non può che accelerare e dar forza ad un vero processo di cambiamento, al fine di favorire l’economia del territorio sacrificata fino ad oggi, è il caso di dire, sull’altare degli interessi nazionali o di interessi strettamente personali di personaggi e soggetti del panorama politico o sindacale conniventi con dinamiche di profitto selvaggio perpetrato a scapito della salute e del progresso Resto sempre convinto del fatto che per fare impresa attualmente bisogna coadiuvare il piccolo, favorire l’utilizzo di nuove tecnologie, privilegiare l’economia legata alle vocazioni territoriali, senza rincorrere falsi miti o fiabe, bisogna favorire investimenti ed aggregazione delle imprese, nonché forme di partenariato, recuperare nel corso del tempo quei settori che per colpa dell’inquinamento abbiamo perso e farlo subito eliminando ogni fonte inquinante.
    Dr. Patrizio Mazza
    Consigliere regionale della Puglia

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