Economia

Piano città, su 28 progetti 50% housing sociale, Cgil: reale?

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Housing Sociale (archvio, image by www.progetto-rena.it)

Roma – CHIUSA la fase d’istruttoria con l’approvazione della graduatoria dei primi progetti ammessi al finanziamento del Piano città, il programma del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, dedicato alla rigenerazione delle aree urbane degradate, avviato a giugno. Delle 457 proposte pervenute dai Comuni, 28 sono state scelte e potranno usufruire di un cofinanziamento nazionale di 318 milioni di euro (224 dal Fondo Piano Città e 94 dal Piano Azione Coesione per le Zone Franche Urbane) per un investimento complessivo stimato dal Ministero in 4,4 miliardi di euro, tra fondi pubblici e privati. In realtà i fondi assegnati sono meno di quanti richiesto e verosimilmente lo saranno anche anche gli investimenti attivati. La selezione ha privilegiato le proposte capaci di generare un maggior volume di investimenti per interventi velocemente cantierabili. Si tratta quindi di opere già approvate a livello locale ma che non potevano partire o essere completati per mancanza di fondi.


Elemento di particolare interesse è stato il numero di proposte presentato dai Comuni, segno che il tema è oggi molto sentito a livello locale, di gran lunga superiore alle aspettative, Le proposte sono state eterogenee per provenienza dei Comuni, per tipologia di opere coinvolte, per importo dei finanziamenti richiesti, per ampiezza degli ambiti di intervento coinvolti.


Il Ministero e l’ANCI hanno dichiarato che circa il 50% dei progetti che saranno finanziati contengono aspetti di Housing sociale. La riduzione dei fenomeni di tensione abitativa, di marginalizzazione e degrado sociale è uno dei criteri per la selezione delle proposte e la consapevolezza, a livello locale, della gravità che la questione abitativa sta assumendo, ha evidentemente spinto molti Comuni ad inserire nei propri progetti interventi di housing sociale. L’analisi più dettaglia dei progetti approvati, tuttavia, fornirà maggiori elementi per verificare se gli interventi proposti siano effettivamente volti all’offerta di alloggi in affitto a costi accessibili, per rispondere alla reale domanda oggi presente, oppure se siano state riproposte forme volte quasi esclusivamente alla vendita (immediata o differita) al fine di attivare strumenti in grado di rendere compatibili, a livello economico, gli investimenti.


Rivendicare risposte in direzione di un ampliamento dell’offerta di alloggi in affitto è fondamentale anche in quanto la Cabina di Regia ha cercato di mettere a sistema una serie di programmi e finanziamenti, da impiegare su progetti non prescelti in questa fase: tra questi, oltre ai Fondi del Ministero dell’Ambiente, per l’edilizia scolastica e per l’edilizia per le forze armate, il Fondo Investimenti per l’Abitare di Cassa Depositi e Prestiti, che potrebbe concorrere ad un aumento dei progetti con interventi di housing sociale investendo una quota pari a 1,5 miliardi (questo anche perchè gli investimenti per il valore del fondo devono essere selezionate entro il 2015 e deliberati definitivamente entro il 2017). Tali fondi devono essere utilizzati mantenendo la finalità di rispondere alle fasce di popolazione che pur non avendo i requisiti per un’abitazione pubblica, non sono in grado di sostenere i livelli del mercato. E per le quali l’abitazione in proprietà non è sicuramente una risposta compatibile.


Sul Piano città dubbi erano stati espressi, anche dalla CGIL, sia in relazione alle scarse disponibilità finanziarie, recuperate da residui di fondi pubblici, che all’impostazione tradizionale, basata sostanzialmente su un modello di cantierazzazione di progetti fermi per mancanza di fondi, modello poco innovativo per sostenere politiche di rigenerazione urbana. Ma sicuramente è positiva l’attenzione nuovamente rivolta alle città, attraverso un nuovo ruolo assunto a livello centrale e alla pianificazione, strumento per dare regole e certezza operativa all’azione pubblica e privata.


Anche la procedura concertativa avviata, con la Cabina di Regia e il contratto di valorizzazione urbana, potrebbe, al di là dei limiti finanziari attuali, costituire un elemento di riferimento stabile per i Comuni, in grado di favorire l’attivazione di politiche integrate, sia sul piano finanziario che procedurale, in questo modo ottimizzando l’impiego delle risorse pubbliche disponi­bili, e facilitando l’investimento di capitali privati.


Sarà ora da verificare se i tempi di attuazione per gli interventi saranno quelli annunciati dal Ministero e se rapidamente verranno attivati i cantieri: il Governo ha dichiarato che questi verranno aperti entro la fine dell’anno con la creazione di 40mila posti di lavoro. E sarà da verificare anche se il programma complessivo andrà a regime per gli anni seguenti, considerando i fondi già stanziati, quelli individuati che la cabina di Regia sta cercando di convogliare verso il Piano città e quelli della prossima programmazione europea che possono essere indirizzati: l’intervento sulle città e sulla condizione urbana (e all’interno di questa la riqualificazione) può avere un nuovo slancio nel quadro della futura politica di coesione.


Schede dei progetti


Redazione Stato



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