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Sandro Pertini prigioniero nel lager di Manfredonia

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Sandro Pertini (Ph: cinisellobs@)

Manfredonia – QUANDO arrivò lui, il paese portava l’ombra del campo d’internamento senza cielo, Manfredonia dava di piscio e di vento, sopportava con fatica a digerire gli avanzi di piombo. Gli angeli sui pali elettrici della ferrovia guardavano il treno che andava lungo il binario sesto tronco sud,lento macinava il macchinoso motore,con vecchi vagoni messi uno in fila all’altro e serpeggiava di fronte all’alba della guerra. Fermati di colpo i puzzolenti vagoni di colore rosso e marrone da una frenata strida da far sobbalzare il gruppo dei deportati contro i pezzi di metallo e legno degli scomparti.

Scesi a due, tre alla volta, era settembre del 1940, con dei vestiti in maniera molto dimessa con grossi fagotti sulle spalle ,vennero trasportati nel centro del campo di concentramento del macello Comunale, conosciuto meglio come la zona del “Tratturo del Carmine” strada per Siponto. La struttura era fresca di costruzione appena nata come macello paesano.. ma intervenuti i fascisti su comando dei tedeschi col preciso ordine di appropriarsi della grande e spaziosa palazzina con cortile, già adibita a lager, con cucine, camerate, finestre con cancellate chiuse in modo particolare da dei lucchetti.

Il posto era pieno di ebrei e sloveni compresi gli italiani ,tra i prigionieri c’erano vari personaggi di spicco. Ma quello di cui ricordava e parlava papà era Sandro Pertini, il ligure partigiano nato a San Giovanni di Stella in provincia di Savona classe 1896, dal carattere caparbio, tenace e forte, poi in seguito pare venne trasferito alle Isole Tremiti. La durata di questo internamento durò fino al 1943. Ricorda il babbo che gli stanzoni contenevano circa 300 internati, in quel campo di dimensioni modeste rispetto ad altri campi più grandi e mostruosamente brutali. Quando chiusero quell’internamento dopo la guerra, il macello Comunale riprese la sua vera origine, ma le strutture rimasero uguali a come i tedeschi l’avevano trasformata.

Ex campo concentramento Manfredonia (st@)

Ancora oggi ha quell’aspetto d’internamento tedesco e di inquietudine dal salto dalla vita che viaggia nell’orripilante bruttura dell’essere uomo condannato da uomo senza alcuna forma di parvenza all’esistenza di essere umano, ma solo il libero e potente pensiero che lasciò il Pertini, uomo di grande speranza sempre pronto con i sui detti di coraggio a resistere a quella forma di apparente vita di soppiatto.

(A cura del poeta e cantautore Claudio Castriotta)



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Commenti


  • Nicola

    Bellissimo questo articolo…complimenti per il pezzo di storia riportato..


  • max

    Complimenti per l’informazione. Non conoscevo la storia dell’ex macello. Non c’è una targa, una lapide, una scultura. Poca memoria per i manfredoniani oppure interessi per le imminenti speculazioni edilizie? Case, palazzi ed ancora case. Perchè non farne un centro studi o magari un museo della memoria e renderlo fruibile alle future generazioni?


  • Cavafango

    Grazie Claudio con te, non solo non si dimentica, ma soprattutto lo si rivive.
    ancora grazie.


  • nicola

    complimenti per l’articolo. grazie.


  • Grazie Stato Quotidiano

    Che differenza tra il fascismo italiano e il comunismo sovietico. Il fascismo italiano riempiva di purghe e manganellate gli oppositori più fervidi, nella peggiore ipotesi (tranne i casi del tipo Matteotti) li esiliava, tal riguardo, c’è un bel fim da vedere..
    Cristo si è Fermato a Eboli, mentre il comunismo sovietico quello tanto ammirato anche dal comunismo italotoglioattiano, uccideva decine di milioni di oppositori mandandoli a morire in Siberia. Tutto sommato Pertini se la cavo e fu uno dei capi che firmò la condanna a morte di Benito Mussolini..e io mi chiedo perchè firmò la condanna a morte senza un regolare processo? Perchè gli americani lo volevano vivo e i comunisti italiani alleati con gli inglesi lo volevano morto senza processo? Che cosa temevano?


  • Giuseppe

    Uomini d’altri tempi proprio come i nostri ” Fratelli d’italia”


  • Giuseppe

    Crosetto e Meloni pensavano alla resistenza quando hanno fondato il partito…


  • Giuseppe

    Crisi d’identità…


  • zero

    Temevano le verità nascoste

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