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Scuola, iscrizioni, Profumo: c’è stata fretta immotivata

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Il ministro F.Profumo

Roma – PER il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo “in questi giorni c’é stata una fretta che non ha motivazione”. Per il Codacons la colpa di questa fretta non è certo delle famiglie ma del ministro che le ha terrorizzate stabilendo l’assurdo obbligo delle iscrizioni on line, trasformando una bella facoltà in un impegno gravoso per quei genitori che, pur avendo il computer, non navigano abitualmente in internet ed impossibile per quel 43,2% di famiglie che il computer neanche ce l’hanno. “Inoltre ha dell’incredibile che le famiglie debbano adeguarsi obbligatoriamente alle nuove tecnologie, quando nemmeno il ministero vi si adegua, considerato che il sito del Miur va in tilt ogni 3 per 2 ed è una ciofeca”.

“Ci domandiamo, quindi, cosa succederà se il sito andasse in tilt in prossimità della scadenza del 28 febbraio, cosa possibile visto che c’è sempre una quota di italiani che fa le cose all’ultimo minuto.
Il Codacons chiede al ministro di fare retromarcia sull’obbligatorietà dell’iscrizione on line o, in alternativa, propone di regalare, ai genitori che non lo possiedono e ne fanno richiesta, i computer che la Pubblica Amministrazione periodicamente elimina per il naturale svecchiamento delle apparecchiature”.


Redazione Stato



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Dire ad un alunno ”Sei un asino e bugiardo” può costare una multa al prof che mortifica così l’allievo!

    Aspre sanzioni nei confronti dei professori che “mortificano” i propri alunni. Lo ha sancito la Cassazione nel convalidare una multa di 280 euro per ingiuria nei confronti di una prof di lettere calabrese, colpevole di avere offeso un alunno, dandogli dell”asino”, del “bugiardo” e della “nullità”, che riusciva ad andare avanti negli studi “solo per l’interessamento della madre insegnante”.

    Per la Suprema Corte di Cassazione, l’epiteto “asino”, “in linea di principio, potrebbe riconnettersi ad una manifestazione critica sul rendimento del giovane, con finalità correttive”, ma mortificare l’alunno con altri termini offensivi è passibile di multa per il docente.

    “In tema di ingiuria – scrive la Quinta sezione penale – non sussiste la finalità correttiva ed educativa quando la valenza mortificatrice dell’espressione offensiva travalichi e ponga in ombra qualsiasi funzione di colloquio e di stimolo che possa derivare dal rapporto pedagogico intercorrente tra le parti”.

    Quanto alle espressioni utilizzate dalla professoressa, la Cassazione rileva che sono “obiettivamente denigratorie e indicative di volontà offensiva”. In questo modo, la Suprema Corte ha convalidato la decisione del Tribunale di Rossano del febbraio 2011.
    Foggia, 22 gennaio 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

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