Capitanata

Titolare pasticceria militare per poco, Tar: no risarcimento

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Militari (fonte image: sprintonline)

Bari/Foggia – RESPONSABILE di pasticceria con dipendenti chiede dispensa dalla leva, ma avviato per un periodo in due caserme chiede risarcimento danni: Tar boccia. “(….) Peraltro, l’esibizione dell’U.n.i.c.o. 2001, quello cioè riferito all’anno 2000, dimostra inequivocabilmente che l’attività artigianale in questione non ha mai subito una chiusura per effetto del temporaneo allontanamento del titolare, come del resto si ricava dalla richiesta di rimborso delle spese che il ricorrente assume sostenute per i continui trasferimenti necessari a seguire l’attività stessa. Sorprende, pertanto, la diversa ricostruzione di parte ricorrente contenuta nella memoria da ultimo versata in atti, a sostegno della richiesta –ivi formulata per la prima volta- di ristoro di –testualmente- ‘tutte le sofferenze conseguenti alla forzata chiusura di una attività fiorente..’“. Il Tar della Puglia di Bari ha infatti respinto il ricorso di un privato – contro Ministero della Difesa – per l’integrale risarcimento di tutti i danni cagionati al ricorrente dell’esecuzione di una cartolina-precetto (…) giugno 1999 – i cui effetti sono stati successivamente sospesi dall’ordinanza n. 3766/2000 del Consiglio di Stato, che ha accolto l’istanza cautelare del ricorrente, originariamente respinta dal T.A.R.- mediante la quale lo stesso veniva avviato dapprima al 231° reggimento in Avellino e quindi presso la Caserma “Nicola Sernia” (Genio Guastatori – Brigata Pinerolo) in Foggia.

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 13 dicembre 2012 la dott.ssa Giacinta Serlenga

FATTO e DIRITTO. Più precisamente il ricorrente aveva presentato istanza di dispensa dalla ferma di leva perché responsabile d’azienda con dipendenti e l’istanza stessa era stata respinta. Contro tale determinazione aveva proposto ricorso giurisdizionale e, a seguito della predetta ordinanza del giudice di appello e per conformarsi alla stessa, l’Amministrazione intimata aveva provveduto –con determinazione in data 9.8.2000- a collocare il militare in posizione di congedo illimitato provvisorio sino alla definizione del merito della controversia. La questione si è poi chiusa in primo grado con sentenza dichiarativa dell’intervenuta cessazione della materia del contendere, richiesta dallo stesso ricorrente (cfr. sentenza n.3545 del 26.7.2002).

Tuttavia, il privato chiede un risarcimento per il periodo di leva sostenuto:
a) €.500,00 di rimborso spese forfettario di viaggio da e per le sedi militari;
b) €.17.000,00 in relazione alle spese legali che assume aver sostenuto in relazione ai due gradi di giudizio relativi all’impugnazione della cartolina di precetto e del sottostante decreto di reiezione della richiesta di dispensa;
c) 6 milioni di vecchie lire per il recupero dei mancati introiti derivanti dall’attività economica esercitata (pasticceria).
Il Ministero si costituisce in giudizio con atto prodotto in data 13 luglio 2005 e all’udienza del 13 dicembre 2012 la causa è stata trattenuta per la decisione. Ma il Tar boccia il ricorso: “2.1.- Sotto il primo profilo di danno deve, invero, osservarsi che in materia di spese processuali -come recentemente chiarito dal giudice di appello- non trova applicazione la disciplina dell’illecito aquiliano dettata dall’art.2043 c.c. ma quella di cui agli artt.90 e ss. c.p.c., applicabili anche nei giudizi amministrativi (cfr. C.d.S., 2.2.2012 n.541)”. “Nel caso di specie i giudizi afferenti la cartolina di precetto in questione si sono chiusi con una statuizione sulle spese che ne ha previsto la compensazione (cfr. la richiamata sentenza n.3545/2002) sicchè ogni relativa questione risulta definita e coperta da giudicato”. “2.2.- Quanto alle spese di viaggio, che il ricorrente asserisce di aver sostenuto per rientrare periodicamente presso la sede della propria attività lavorativa, non è in atti alcuna prova di tali trasferimenti; tant’è che la liquidazione proposta a tale titolo è dichiaratamente forfettaria”. “2.3.- Né può essere accolta l’istanza risarcitoria con riferimento alla voce di danno riguardante il mancato incasso. Manca in proposito ogni dimostrazione del nesso di causalità con la prestazione del servizio di leva e con il periodo in cui si è svolto”.

Il ricorrente si limita infatti a produrre le dichiarazioni dei redditi relative agli anni 2000 e 2001, dalle quali emerge un incasso superiore di 6 milioni delle vecchie lire relativamente all’anno successivo (2001) rispetto a quello in cui il servizio di leva è stato prestato (2000). Tuttavia la circostanza non può essere ritenuta decisiva ai nostri fini, posto che le maggiori entrate del 2001 potrebbero ragionevolmente essere imputate a ragioni di ordine diverso; per esempio ad un conseguito migliore avviamento dell’attività. Molto più significativo sarebbe stato il raffronto con il reddito dell’anno precedente il servizio di leva ma alcun elemento viene in proposito fornito da parte ricorrente”, ha osservato il Tar.


Redazione Stato@riproduzioneriservata



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