Foggia
Presentato in conferenza stampa nella sala multimediale di Palazzo Dogana

“Io non mollo Capitanata”: dopo il centro antiviolenza il lavoro

Protagonisti di questo progetto, l’ufficio del consigliere di parità Antonietta Colasanto, la Confartigianato di Foggia e quella di Bari che hanno sottoscritto un protocollo di intesa unendo fondi pubblici e privati

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Foggia. “Le donne vittime di violenza si rifugiano nei centri dove possono restare per poco tempo, se sono vittime del caporalato perdono il lavoro”. E dopo? A questo intende provvedere, in base la numero che verrà stabilito e ai finanziamenti del Ministero a disposizione il progetto “Io non mollo Capitanata” presentato in conferenza stampa nella sala multimediale di Palazzo Dogana e moderato dalla giornalista Rosalia Marcantonio. Tra i quadri che Maria Cirillo, presidente di ‘Donne impresa’, ha dipinto per l’8 marzo e che rappresentano donne incontrate per caso, donne di cui conosce la storia, volti, espressioni e movenze che hanno fatto da cornice all’iniziativa.

Protagonisti di questo progetto, l’ufficio del consigliere di parità Antonietta Colasanto, la Confartigianato di Foggia e quella di Bari che hanno sottoscritto un protocollo di intesa correlando fondi pubblici e privati. Marici Levi presiede la Confartigianato di Puglia, i fondi privati sono quelli che derivano dalla quota degli iscritti e che mirano a creare formazione specifica per donne che non sanno come rendersi indipendenti economicamente dopo che hanno deciso di lasciare la famiglia perché vittime di abusi. “Potranno dedicarsi a laboratori di sartoria o di riparazioni, servizi di pulizia, estetista, parrucchiera, attività per cui non c’è bisogno di una grande cultura di base. Si cercherà di capire quali sono le esigenze del territorio. Nel sud la donna ha molti problemi per lavorare, l’auto-imprenditorialità è una strada”. Ma vanno sostenute nel percorso. Nicola Di Franza, che presiede Confartigianato, ripete, con buona dose di pragmatismo che “non si raccontano barzellette, non facciamo compilare solo inutili questionari ma cerchiamo di essere attivi. Noi abbiamo aziende con minimo 40 dipendenti, si smetta di dire che l’artigianato è morto o che è quello di Geppetto e Pinocchio o che teniamo ancora in piedi attività fuori dal mercato perché non è così”. Il progetto nasce dall’intreccio fra i dati dei centri antiviolenza, le esigenze lavorative del territorio che verranno monitorate tramite gli uffici preposti e il supporto dei servizi sociali, Questo è l’iter che seguirà, come sottolinea Maria Cirilllo, nell’attesa che la fase di ricerca termini.

Seguirà quella del “saper fare” che punta sulle competenze e, anche, sulla possibilità di lavorare da casa se le donne non hanno la possibilità di spostarsi. Non è preciso, al momento, il numero di coloro che prenderanno parte a “Io non mollo-Capitanata”, “dipende dalle segnalazioni e dai fondi che a questa quota saranno legati”. Nel frattempo prosegue in tre piccoli comuni dei Monti Dauni “Di Pari passo”, un lavoro promosso dalla stessa Colasanto per l’integrazione e l’alfabetizzazione delle migranti. Sono almeno 100 nella sola Celenza Valfortore, l’intenzione è quella di coordinarle nei corsi di auto-imprenditorialità facilitandone l’integrazione. Verranno fornite conoscenze di carattere giuridico su come si regge un’azienda. “Se avrò inserito nel mondo del lavoro anche una sola donna- dice Antonietta Colasanto- sarò contenta, dobbiamo fare incontrare la domanda con l’offerta e monitorare l’area del disagio”.

(A cura di Paola Lucino – paola.lucino@virgilio.it)



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