ManfredoniaRicordi di storia
In occasione della Quaresima, presso la trecentesca chiesa gotica di S.Francesco d’Assisi, ha luogo un secolare rito tuttora in auge

“Riti della Pasqua presso la Chiesa di S.Francesco d’Assisi di Manfredonia”

Secondo la tradizione cristiana, gli strumenti della Passione furono ritrovati nel IV secolo da Elena, madre dell’imperatore Costantino

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Manfredonia. In occasione della Quaresima, presso la trecentesca chiesa gotica di S.Francesco d’Assisi, ha luogo un secolare rito tuttora in auge. Dal primo venerdì dopo le Ceneri e fino al venerdì prima della Domenica delle Palme, nel primo pomeriggio, pie donne recitano e cantano in vernacolo il Trentatrè ed altri antichi canti e nenie della Passione di Cristo. Il rito del “Trentatrè” a Manfredonia, come da secolare tradizione, si teneva solo nelle case. Agli inizi del Novecento Mons. Pasquale Gagliardi, arcivescovo di Manfredonia, istituì a livello Diocesano l’anno del “Trentatrè”, consentendo che questo rito si potesse tenere anche nelle Chiese, durante il periodo della Quaresima. Fino agli inizi degli anni ’60, sempre presso la Chiesa di S.Francesco, aveva luogo “u Trèvele o Tredue alla Madonne Addulerete” (il Triduo all’Addolorata), nei giorni di mercoledì, giovedì e venerdì prima della Domenica delle Palme.

La Sacra Statua dell’Addolorata conservata in una nicchia, a destra dell’altare maggiore, vicino all’antico, venerato e miracoloso Cristo in Croce, veniva posta in occasione del sacro rito sotto allo stesso. Fino alla fine degli anni ’50, il Giovedì Santo dalla Chiesa di S.Francesco, la Confraternita del SS. Sacramento, dopo la mezzanotte, organizzava la Via Crucis che girava per le vie del quartiere e si portava fino al cancello del cimitero, dove i fedeli recitavano preghiere in lingua e in vernacolo della Passione di Cristo, in suffragio anche dei defunti. Un componente della Confraternita, portava la croce di legno detto “u Calvarje” (sulla quale sono posti gli strumenti della Passione usati dai farisei per la crocifissione di Gesù).

La stessa croce durante il periodo di Quaresima, per il rito del Trentatrè, veniva collocata sull’altare maggiore della Chiesa.

Il Venerdì Santo dell’Anno Santo del 1950, al tempo dell’arcivescovo Andrea Cesarano, dopo tanti anni, venne portato in processione per il rito della Via Crucis il miracoloso Cristo in Croce. Il prezioso crocifisso, non veniva più trasportato a spalla in corteo, perché si diceva che durante il rito religioso poteva accadere qualche sciagura in Città. Stranamente, quel giorno, mentre veniva traslato fuori della Chiesa per il sacro rito, all’ingresso, il Cristo subì la rottura del dito della mano destra, tra lo stupore e l’incredulità dei fedeli, per quanto accaduto, e la paura di una eventuale sventura in Città.

Dopo quell’episodio, il Sacro Crocifisso non è stato più portato in processione. Durante il sacco turchesco del 1620, la chiesa di S.Francesco e l’annesso convento furono saccheggiati, e in quell’occasione, si dice che il sacro Cristo in Croce sanguinò. Tuttora, nella Chiesa di S.Francesco, nelle prime ore del pomeriggio, pie donne recitano e cantano “u Trentatrè” ed altre preghiere della Passione di Cristo, in una atmosfera suggestiva e commovente. Lo stesso rito religioso, si tiene anche nella Chiesa di S.Camillo De Lellis, dove un gruppo di anziane donne, nel primo pomeriggio, recitano e cantano antiche preghiere in lingua e in vernacolo della Passione di Cristo.

**Secondo la tradizione cristiana, gli strumenti della Passione furono ritrovati nel IV secolo da Elena, madre dell’imperatore Costantino, poi considerata santa per questo motivo. La Passione di Cristo, si intendono la sofferenza e l’agonia di Gesù Cristo, portato alla sua crocifissione. Insieme all’incarnazione e alla sua successiva risurrezione fondano uno dei due misteri centrali della religione cristiana.

(A cura di Franco Rinaldi, cultore di storia e tradizioni popolari di Manfredonia)

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“Riti della Pasqua presso la Chiesa di S.Francesco d’Assisi di Manfredonia” ultima modifica: 2016-03-22T18:30:18+00:00 da Franco Rinaldi



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