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Nel novembre dello scorso anno 2015 c’è stata a Manfredonia la ricorrenza dei 25 anni del giornale le radici e le ali e della associazione interetnica migranti

Smantelliamo i ghetti. Ma come?

Il trasporto dai luoghi di accoglienza a quelli di lavoro è complesso


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Manfredonia. Nel novembre dello scorso anno 2015 c’è stata a Manfredonia la ricorrenza dei 25 anni del giornale le radici e le ali e della associazione interetnica migranti. L’occasione ha portato e verificare le analisi di quel periodo e le azioni messe in atto. Lo stupore è stato quello di riscontrare l’attualità di tutte le iniziative e le proposte di allora e come anche le criticità siano rimaste uguali. In particolare l’emergenza estiva. Allora si parlava di circa 10.000 persone impegnate nella raccolta del pomodoro, che per la gran parte, finita la stagione, andavano via.

A Borgo Mezzanone si organizzò anche un campo di accoglienza. Durò solo qualche anno. Poi i luoghi di produzione del pomodoro si spostarono, la meccanizzazione rendeva più veloce il passaggio da un appezzamento all’altro, ed un campo di accoglienza lontano creava maggiori problemi. Le proposte di allora per affrontare l’emergenza estiva erano diverse: l’uso delle case cantoniere diffuse nel territorio, l’invito agli agricoltori ad acquistare roulottes dismesse dalla protezione civile (proposta accolta da non pochi coltivatori). I ghetti si formarono in seguito. Uno, due, ora tanti. E’ una situazione in movimento. Così come le coltivazioni nel Tavoliere. Non è solo la raccolta del pomodoro, ci sono altre produzioni per tutto il periodo autunnale e primaverile che richiedono molta manodopera (asparagi, melanzane, peperoni, zucchine, cime di rape…).

Proprio per monitorare la situazione nelle campagne, per dare una risposta di legalità e di integrazione nacque a Manfredonia la Casa dei diritti (Pon Sicurezza) e il Ministero dell’Interno donò il camper, con la finalità di sportello mobile nelle campagne. Alla inaugurazione nel settembre 2014 della Casa dei diritti il prefetto sottolineò l’emergenza nelle campagne e la necessità di strumenti di conoscenza e di intervento sociale e legale.

La settimana scorsa, girando per il Tavoliere, ho contato una decina di insediamenti solo in una parte del territorio di Manfredonia e di Foggia: alcuni di un degrado estremo (tra cui quello dei bulgari nei pressi di Tressanti, dove ho visto auto che trasportavano cartone e altro materiale per ricostruire o costruire fatiscenti ricoveri), altri conservano all’esterno un minimo di decenza. Tutti organizzati con una rigida gerarchia interna.

Smantellarli? Si disperderanno altrove. Si ferma Rignano e si apre a Cicerone, non lontano da S. Giovanni Rotondo (il giornale l’Attacco descrive in questi giorni come se ne chiude uno e se ne formano altri). Non vogliono allontanarsi dai luoghi dove lavorano. E chiedo se non possono essere allestiti in quei luoghi ricoveri più decorosi in legno o container o tende. Potrebbe essere una risposta realizzabile in breve tempo e in tal modo portare alcuni servizi ed anche permettere alle forze dell’ordine forme minime di controllo.

Se si vuole affrontare la questione bisogna partire dalle persone e dare risposte in primo luogo ai problemi dell’infanzia. Riprendere un progetto dell’Ambito sociale di Manfredonia di servizi mobili nelle campagne. Un piano Infanzia per portare i bambini a scuola. Le scuole di Borgo Mezzanone, Tressanti, Zapponeta funzionano bene, sono scuole interculturali, e funziona bene nel territorio di Manfredonia anche il servizio di trasporto scolastico. Dove questo non è possibile è necessario portare aiuto e sostegno (igienico, sanitario, istruzione) ai minori e alle famiglie. Il camper è stato donato per questo scopo. La Regione, nel momento dell’approvazione del Piano sociale di zona di Manfredonia nel marzo del 2014, non condivise questo servizio nelle campagne, ma si impegnava a inserirlo nel regolamento regionale che disciplina tutto il sistema integrato dei servizi sociosanitari. Era un riconoscimento a una sollecitazione costante dell’Ambito territoriale di Manfredonia. Un nuovo servizio, quindi, per portare la scuola e la cura dell’infanzia alle famiglie che vivono nei cosiddetti ghetti, ma anche nei tanti casolari delle campagne del Tavoliere. Un servizio di istruzione (lingua italiana) allargata anche agli adulti, secondo le indicazioni del governo italiano e del presidente della Repubblica. Gli agricoltori dicono che si rivolgono ai caporali perché sono gli unici che parlano italiano. Purtroppo non se ne è fatto nulla

Il trasporto dai luoghi di accoglienza a quelli di lavoro è complesso. Non è sempre vero che dietro ogni auto c’è un caporale. Ci sono anche immigrati che collaborano insieme. Come dicevo prima i luoghi di raccolta sono molto mobili: una proposta è quella delle biciclette; ho visto nei giorni scorsi alcuni che tornavano dai campi (forse rientravano nella baraccopoli dei bulgari) in bicicletta. Alcuni agricoltori hanno la disponibilità per l’accoglienza. Poi c’è il problema dell’acqua, della spesa alimentare… E gli agricoltori possono essere ascoltati e coinvolti maggiormente e possono suggerire indicazioni interessanti.

Quello che è certo è che ci vuole una governance autorevole. Nel recente passato vi sono stati momenti altrettanto difficili. Oltre all’emergenza estate, vi era il Cara che ospitava migliaia di persone, con problemi di trasporto per Foggia, mentre la borgata di Mezzanone si sentiva “invasa” e trascurata. Servono persone che conoscano il territorio, il fenomeno e le risorse a disposizione. Tra cui la casa dei diritti, rimasta incredibilmente chiusa nei mesi estivi del 2015, e il camper, che, nonostante il tema degli immigrati nelle campagne fosse in primo piano su tutti gli organi di informazione, è stato fermo per mesi nell’indifferenza generale, e continua a esserlo. Sulla Gazzetta del Mezzogiorno ogni giorno vi erano articoli drammatici sulla Capitanata. Il 30 di Agosto 2015 un articolo era intitolato: “Emergency: Aiutateci a dare aiuto ai migranti”. L’associazione lanciava un SOS e diceva che erano soli con la loro postazione mobile e non ce la facevano. In quei giorni però il camper era a disposizione della festa patronale, come spesso altre volte, per eventi, per il Carnevale, utilizzato da spogliatoio per gli artisti!

(A cura del professore Paolo Cascavilla www.futuriparalleli.it)

Smantelliamo i ghetti. Ma come? ultima modifica: 2016-03-22T15:21:35+00:00 da Redazione



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