CapitanataSan Severo
In tutto si contano 140 persone destinatarie

San Severo, proteste dei richiedenti asilo davanti Palazzo Celestini

In 40 hanno manifestato in modo pacifico, dalle 10.00 di questa mattina in piazza Municipio, per richiedere condizioni di lavoro dignitose, regolari documenti e permessi di soggiorno


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San Severo. Dopo lo sgombero del Gran Ghetto, riprende vigore lo stato di agitazione di richiedenti asilo e lavoratori stagionali immigrati, domiciliati in parte nelle strutture ricettive tra Casa Sankara, struttura gestita dalla Cooperativa Arena situata a dieci chilometri in agro di San Severo, e le tre palazzine di edilizia popolare in via San Marco Evangelista,alla periferia del comune. In tutto si contano 140 persone destinatarie, oggi, dei servizi offerti dal progetto regionale di accoglienza diffusa. In 40 hanno manifestato in modo pacifico, dalle 10.00 di questa mattina in piazza Municipio, per richiedere condizioni di lavoro dignitose, regolari documenti e permessi di soggiorno.

Intervenuti sul posto sin dalle prime battute, volanti del Commissariato locale di Polizia di Stato insieme al dirigente responsabile, personale della Polizia Municipale e squadre dei reparti di prevenzione crimine del posto.

Un delegato scelto dai manifestanti è stato poi ascoltato dall’Assessore con delega al Welfare e ai Servizi Sociali di San Severo, Simona Venditti, presente per tutta la durata della manifestazione. Durante il confronto interlocutorio, la dottoressa Venditti si è detta disponibile a fissare un incontro con i delegati designati, al fine di fare chiarezza sulle ragioni del disagio e le problematiche sollevate dai dimostranti.

(inesmacchiarola1977@gmail.com)

fotogallery Ines Macchiarola

San Severo, proteste dei richiedenti asilo davanti Palazzo Celestini ultima modifica: 2017-03-22T14:48:33+00:00 da Ines Macchiarola



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  • Redazione

    Dino Marino: “Integrazione punto debole Piano Regione”

    “Avevamo detto dall’inizio che non basta smantellare per abbattere un Ghetto. E i fatti ci stanno dando ragione”. Così Dino Marino, consigliere comunale Pd, su quanto sta avvenendo in queste ore nell’area che fino a qualche tempo fa ospitava il Gran Ghetto.
    “Può darsi che dietro l’ostinazione di quanti rifiutano un post letto – o scioperano – per paura di perdere la possibilità di lavorare nei mesi estivi, ci sia la criminalità. Di sicuro c’è un processo di integrazione non riuscito e lo abbiamo detto fin dall’inizio ricevendo le accuse e gli insulti più ingiustificati. Avevamo sempre indicato nell’integrazione l’anello debole del percorso di abbattimento implementato dalla Regione”, spiega Marino che si sofferma su un altro aspetto chiave: “c’è un problema di lavoro etico. E, tanto nel piano quanto nelle condizioni dell’agroalimentare c’è poco o nulla di etico sia per gli italiani che per gli immigrati. La Regione deve provare a fare due patti uno con gli agricoltori e l’altro con la grande distribuzione. Non si possono pagare i pomodori a otto euro e i broccoletti a ventinove euro. La filiera deve essere etica per dare un lavoro altrettanto etico a tutti italiani ed immigrati”.

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