ManfredoniaRicordi di storia
A cura di Antonio Del Vecchio

A San Giovanni tornano in voga antiche usanze e tradizioni: il nocino

Ecco la ricetta rignanese, per circa 2 litri di nocino

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Rignano Garganico. La sera prima di San Giovanni le giovani donne prendono tre fave: una morsicata, una senza corteccia e l’altra con la corteccia intera. Quando si coricano le mettono sotto il guanciale. La notte quando una si veglia, tastando, prende una fava . Se è vestita, cioè con la corteccia, allora sarà ricca, se morsicata non sarà né ricca, né povera, se svestita, cioè senza corteccia, diventerà vedova. Nella stessa sera molte fanciulle, versano in un bicchiere pieno d’acqua il bianco dell’uovo, e lo mettono all’aria aperta (sul davanzale della finestra o balcone). La mattina seguente, appena fatto giorno, cioè verso le quattro traggono l’oroscopo dalle forme strane assunte dall’albume.

Se ha la forma di una barca o di un bastimento, sposerà un marinaio; se di una pialla, un falegname, se un ponte un muratore, se di una penna, un professore o un ragioniere; se di altre forme, il mestiere più affine. In molti comuni del Gargano, persiste l’usanza di fare le “fanoie” (falò) nelle strade, come a San Giuseppe. É credenza popolare che San Giovanni dorma dal 22 al 24 giugno. Guai a noi, se si svegliasse in uno di questi giorni. Farebbe finire il mondo, perché i compari sono indegni del nome che portano, come dire che il vincolo della “comparizia” è indissolubile ed è rispettato sino a “sette casati” (gradi di parentela). All’alba del 25 San Giovanni si sveglia e domanda a Gesù quando ricorre il suo nome; Il maestro risponde che è passato e San Giovanni, che è assai vendicativo, si morde la lingua. Il 28, vigilia di San Pietro, in altri centri si ripetono, più o meno in ugual maniera, i medesimi esperimenti (Folclore Garganico di Giovanni Tancredi, 1e. 1940).

Un’altra antica usanza si connette a quella del nocino, un gradevole e forte liquore forte, che si prepara, di questi tempi, ma si consuma sei mesi dopo, a cominciare dal periodo natalizio, allorché diventa anche oggetto di dono. Secondo la tradizione garganica e rignanese, in particolare, ogni 24 giugno si raccolgono le noci per preparare il nocino. Per ottenere un buon nocino è bene usare le noci intere e soprattutto ancora verdi ed è per questo che le si raccolgono in questo periodo, prima che inizino a maturare e non possono più essere utilizzare per il liquore. La particolarità del nocino è la presenza di un buon numero di spezie che rendono questo liquore davvero particolare e ottimo d’inverno quando fuori fa freddo.

Ecco la ricetta rignanese, per circa 2 litri di nocino: 1 litro di alcool puro a 90°; 23 noci verdi (se si vuole marcare di più il sapore aggiungere altri noci, purché in numero dispari); cinque chiodi di garofano; alcuni pezzettini di scorza di limone; duecento ml di acqua; un quarto di stecca di cannella; una decina di chicchi di caffè; mezzo chilo di zucchero. Mettere in un contenitore di vetro le noci tagliate in quattro parti; aggiungere l’alcool unitamente alle spezie sopraccitate e riporre in un luogo soleggiato per almeno 40 giorni, agitando l’involucro ogni giorno; trascorso l’anzidetto periodo, preparare lo sciroppo con acqua e zucchero e unirlo all’impasto precedente dopo averlo ripulito di tutte le parti solide con il retino. Dopo di che, imbottigliare il liquido in bottiglie, possibilmente scure, e servire a Natale e nelle altre feste comandate.

(A cura di Antonio Del Vecchio – adv.giornalista@libero.it)



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