Foggia
Presentato al Cineporto di Foggia “L’ultimo scirocco”, firmato dal regista Angelo Casto

“Quello del Sud è un respiro che viene dall’Africa”

"Campi e strumenti senza valore sembrano questi, se si guarda alla metafora di una prostituta che si sciacqua in un catino di un casolare in dissoluzione"

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Foggia – Come un vento di libertà mai sopito è il respiro del mezzogiorno, anche quando soffocato dagli inganni della storia e dal ricatto occupazionale. Sarà perché il protagonista del cortometraggio “L’ultimo scirocco” – presentato al Cineporto e firmato dal regista Angelo Casto, che ne ha scritto la sceneggiatura nel libro “Il respiro del mezzogiorno” – dallo sguardo in aria in una campagna desolata e al tramonto, sembra un’anima inquieta in cerca di presagi antichi dal cielo, che assomiglia a tanti personaggi poetici nati dalla fantasia di tanti artisti. Sembra di vedere e sentire i versi “Il suonatore Jones” di De Andrè con la sua ostinata musica della libertà nella testa a correre e riposare per i campi da coltivare al Su “Sentivo la mia terra vibrare di suoni, era il mio cuore e allora perché coltivarla ancora, come pensarla migliore?”.

Quello del Sud è un respiro che viene dall’Africa, uno scirocco che porta al tempo stesso una forzata e secolare esigenza di nomadismo agli africani, che trovano un’altra piccola Africa al Sud, sconfinata e libera eppure depredata, e il calore di terre a lungo tiranneggiate . “Si tratta di un tema di tremenda attualità” dice il regista “un vento che ne costituisce l’essenza l’identità culturale, eppure come l’Africa reca in sé l’idea della fine, la fine della cultura contadina, un fatto epocale, non provinciale”. Emblematiche in questo cortometraggio sono la fotografia e le scene e dialoghi poetici. Diviso tra la voglia di sfuggire e quella di partire, sottolineati da un aereo sul cielo senza nubi meridionale, Paolo– interpretato dall’attore foggiano Roberto Galano – alla morte della madre deve decidere la sua sorte e per farlo guarda i suoi coetanei, 30 enni a suo tempo rivoluzionari, e pensa alle mazzette che questi hanno pagato per avere un lavoro e ad un’atavica abitudine all’insofferenza invece che alla libertà e allo scoprire nuovi orizzonti.

Immagini e incontri come solo al sud si possono fare. Quello del protagonista con un pastore senza gregge, che paziente attende l’ultima pecora in preda allo smarrimento, sempre personificato da Paolo, o l’immagine dei campi di mandorli come quelli di un’infanzia rubata e di quei campi andati alle ortiche, oppure l’immagine di una scala appoggiata ad un albero, un appoggio che, avverte il padre del protagonista, ora non c’è più, perché ora null’altro esiste se non le proprie forze. Campi e strumenti senza valore sembrano questi, se si guarda alla metafora di una prostituta che si sciacqua in un catino di un casolare in dissoluzione.

E pensando alla terra dei fuochi, alle discariche di rifiuti lasciate al sole come carcasse solo da osservare imperturbabilmente, e al passaggio indifferente di governanti e popoli, dice il produttore Giorgio Diritti dell’Aranciafilm :“Qualcosa non è andato come doveva andare, se siamo arrivati qui a raccontarlo”. Così come delle terre meridionali parla anche Billa Consiglio – presentando il cortometraggio insieme a Geppe Inserra, Fabio Prencipe e all’attore Roberto Galano – “Queste terre non sono solo terre turistiche, ma dalla forte identità culturale e dalla cultura sindacalista, essendo questa la terra di Giuseppe Di Vittorio”. Terre che Angelo Casto, proveniente dalla scuola Ipotesi cinema di Ermanno Olmi, ha voluto rappresentare ovviamente attraverso fondi e attori locali, con il contributo dell’ Apulia Film Commission e di Unione Comuni dei Cinque Reali Siti, Comune di Candela, Fondazione Banca del Monte di Foggia, assessorato alla cultura Provincia di Foggia. Forse perché se le contraddizioni e l’amarezza spingono ad andar via, rimane l’amore di chi vuole rimanere, come fa sapere l’attore Roberto Galano “Sono un privilegiato, perché mi rendo conto che ho potuto lavorare senza espatriare, e questo è stato bello”

(A cura di Maria Pina Panella – mariapina.panella@libero.it)



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