Cronaca
"Dietro le importazioni senza regole di grano dall’estero, e in particolar modo dal Canada"

Grano, Stea: “Oltre al danno, la beffa glifosate”

"Da qui la necessità di avviare immediatamente un gruppo di studio affinché si metta fine a questo paradosso con l’unica soluzione logica possibile"


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Foggia. “Oltre al danno economico per i nostri produttori, c’è la beffa glifosate dietro le importazioni senza regole di grano dall’estero, e in particolar modo dal Canada. Per questo chiedo l’attivazione immediata di un tavolo di lavoro presso l’assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia – l’area maggiormente interessata in Italia dalla cerealicoltura – affinché si metta nero su bianco una strategia per il ripristino e il rispetto della legge. Un tavolo aperto oltre alla componente politica e tecnica dell’Ente, alle associazioni di categoria, anche dei pastai, e a rappresentanti del mondo scientifico”, è quanto chiede il consigliere regionale del Gruppo Ap, Gianni Stea dopo le azioni dell’autorità giudiziaria sui cereali di provenienza canadese giunti nel porto di Bari. Un prodotto in cui sarebbero state riscontrate dagli uomini dei carabinieri-forestali irregolarità in termini di residui di deossinivalenolo (o Don o vomitossina), una pericolosa micotossina, per l’uso intensivo di glifosate, un potente diserbante, utilizzato proprio nella fase di pre-raccolta (pratica vietata in Italia).

“Proprio sul glifosate – sottolinea Stea – si consuma l’ennesimo pasticcio all’italiana che colpisce direttamente tanto i nostri produttori quanto i consumatori, producendo un arricchimento, a mio parere illecito, in quanti utilizzano il grano canadese. L’utilizzo del diserbante, detto anche secca-tutto, in Italia è permesso solo in fase di presemina, mentre è vietato (decreto Ministero Sanità del 22 agosto 2016) durante la preraccolta, quando in sintesi entra in diretto contatto con il prodotto. Esattamente il contrario di quanto avviene in Canada, dove non solo si può usare il glifosate in fase di preraccolta, ma per di più viene utilizzato in abbondanza a causa delle condizioni meteorologiche fredde e piovose del Nord America. Quindi in realtà non si tratta, qui da noi, di determinare eventuali livelli – per altro l’Arpa non ha parametri accreditati per far questo – ma semplicemente di rispettare la legge italiana secondo il principio di precauzione stabilito dall’art. 32 della Costituzione. Davvero quindi risulta di difficile comprensione il dibattito in corso mentre solo l’inchiesta giudiziaria potrà al momento porre un freno a questa pratica di continua importazione di grano dal Canada che mette in grave rischio la nostra economia e ancor più la nostra salute.

Da qui la necessità di avviare immediatamente un gruppo di studio affinché si metta fine a questo paradosso con l’unica soluzione logica possibile: il grano prodotto nei Paesi in cui l’utilizzo del glifosate è pratica diffusa non può essere importato in Italia perché illegale e, nel caso, deve essere sequestrato e distrutto”

Grano, Stea: “Oltre al danno, la beffa glifosate” ultima modifica: 2017-06-22T12:20:56+00:00 da Redazione



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  • Redazione

    CETA. Mongiello: “L’accordo commerciale con il Canada mortifica Made in Italy; DOP e IGP del Sud assenti. Urge una riflessione del Parlamento”

    “L’accordo commerciale con il Canada mortifica le produzioni agroalimentari di qualità italiane e del Sud e rischia di vanificare la lotta all’italian sounding e alla contraffazione. E’ urgente una riflessione del Parlamento su questa complessa materia”. Lo afferma l’on. Colomba Mongiello, vice presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della contraffazione, prima firmataria dell’interpellanza urgente rivolta al ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Maurizio Martina con cui si chiede di “sanare questa incresciosa anomalia”.
    “Ogni anno entrano in Italia prodotti alimentari “clandestini” e “pericolosi” per oltre 2 miliardi di euro, pari al 5 per cento della produzione agricola nazionale – scrive Mongiello – Di qui le trattative tra Unione Europea e il Canada per proteggere da imitazioni e usurpazioni anche i prodotti made in Italy, prospettando vantaggi commerciali reciproci oltre una maggiore sensibilizzazione dei consumatori e una crescita della domanda di prodotti di alta qualità da entrambe le parti.
    Il CETA, approvato a Bruxelles e in attesa della ratifica dei Parlamenti nazionali, prevede la tutela di 69 DOP e IGP sulle 367 registrate in Italia. Di queste appena 5 sono quelle meridionali: 3 siciliane, 1 a testa per campane e pugliesi, nessuna della Basilicata e della Calabria.
    Se il testo fosse confermato nell’attuale forma, un’opportunità di sviluppo e di commercio verrebbe trasformata in un’incomprensibile e inaccettabile discriminazione tra prodotti e aree produttive.
    Altrettanto grave è la beffa contenuta nell’accordo bilaterale UE-Cina che prevede la selezione di 100 indicazioni geografiche per area a cui garantire protezione. Scorrendo l’elenco dei prodotti ho scoperto che nel Paese asiatico dovrebbe essere tutelata una sola DOP del Sud, la mozzarella di bufala campana.
    Governo e Parlamento hanno il dovere di intervenire per tutelare il nostro patrimonio economico e culturale dai contraffattori e imitatori canadesi e cinesi. E per favorire scambi commerciali fondati sulla qualità e la salubrità delle merci scambiate, scongiurando le dannose e pericolose distorsioni che già oggi subiamo dalle importazioni di grano canadese e pomodoro cinese.
    Attendo di conoscere la risposta del ministro Martina – conclude Colomba Mongiello – e mi auguro che il presidente del Senato Pietro Grasso, al quale si sono rivolte le organizzazioni che rappresentano imprese, lavoratori e consumatori, riesca ad ottenere dal Governo attenzione alle legittime istanze avanzate a tutela dell’agricoltura e dell’agroalimentare italiani”.

    Roma, 22 giugno 2017

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