Manfredonia
I diritti che si riscuotevano nelle fiere e mercati cittadini di S.Luca e Santa Croce

L’Università sipontina nel ‘700

A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

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Manfredonia. In alcuni documenti del dicembre 1724 si rileva la misura dei diritti che si riscuotevano nelle fiere cittadine a Manfredonia, di S.Luca e di S.Croce (e che fanno seguito a quelli già noti del sec. XV).Ci piace porre in risalto che la “piazza” sipontina nel ‘700 era molto ricercata e frequentata, ponendo a disposizione degli avventori (offerta e domanda) ben due fiere.Durante l’esercizio di queste attività economiche, la gestione della giustizia veniva sottratta al Governatore (giudice) ed affidata ai Mastri mercati con cerimonia abbastanza interessante (che potrebbe essere perpetuata con dovizia di particolari, così come quella dell’insediamento del Mastro giurato, ma, forse… giriamo su un’altra orbita).Va pur detto che all’epoca del riscontro dei documenti, pur sussistendo delle normative locali per la gestione del commercio, mancava un “corpus” unico, redatto poi successivamente con la formulazione del “Libro Rosso” (1740).

Per esempio, nell’ “Ordinamento Municipale di Manfredonia”, del 1° ottobre 1491, per il mastro di mercato viene stabilito : “ In lo offitio de mastro de mercato de dicta cita siano electi sei per tre anni da esercitarno dicto offitio dui per anno, secondo l’antico solito”. …in ogni anno (vi sono) in questa Città la Fiera di Santo Luca e S.Croce alla quale cessa la giurisdizione delli Reggi Signori Governatore e Giudice, ed in quello subentrano li signori Mastri Mercati, quali secondo l’antico solito esiggono per diritto di fiera varij emolumenti, e perche detta esazzione benche sempre a solito a farsi pure per il lagrimoso ingendio causato dall’invasione de’ Turchi accaduto nell’anno venti sei del secolo passato, non v’è verun regolamento a supporto di detta esazzione, e perciò per ovviare ogni dissordine che mai nascere potesse, e per tutela maggiore de’ Mercadanti si conclude stabilire che i diritti sono sempre stati e sono i seguenti….1° Per ogni bastimento di qualsivoglia portata si esiggono grana 5 a per % di tutte le mercanzie di qualsivoglia specie e sorte che portavano, e venderanno nella Fiera.

E casocchè il bastimento portasse, e vendesse più della somma di docati 1000 non si siggeva più di docati 5.2° Ogni barca Brindisina che viene carica di pietra di Levante, ricotta scanta, fiasche, paga grana 50.3° Le barche di Bari, e di altri luoghi, che portano, agli, cipolle frutti e sim(i)li paga grana 20.4° Per ogni barca di sarde, scommeri salati si pagano grana 5.5° Per ogni coiro salato di Bufalo, da ogni due coiri vaccini, e da ogni mezzo di coiri bacchini si paga grana 5.6° Per ogni cavallo schiavo, che si vendesse grana 5.7° Tutti li fondachi di panno, seta, fune, cannevo, grana 2 per uno8° Ogni caffettaro, telajuolo ed altri, che vendono con mezza canna grana 5 per uno.9° Finalmente tutti quelli, che vendono commestibili con bilancia grana 5 per uno La fiera di S.Luca aveva la durata di 13 giorni: “ comincia sei giorni prima della festa di detto santo, e dura altri giorni sei dopo la festa, nella qual fiera cessa la giurisdizione della Regia Corte, e si esercita detta giurisdizione da due Mastri di fiera della Città, ed uno del castello, e non si pagano deritti alcuni alla Regia Dogana, ma bensì terminata essa fiera, e volendo i mercanti vendere le mercanzie loro, devono pagare li soliti deritti”. Ora, cadendo la festività di S.Luca il 18 ottobre, la fiera durava dal 12 al 24 dello stesso mese.Il mercato grande del mese di maggio, invece, “… comincia la mattina delli tre del detto mese di maggio, festa della Santa Croce, e dura otto giorni continui, e così sono franche tutte le mercanzie, che vengono tanto per mare, quanto per terra, e che si vendono, o comprano fra essi otto giorni, riserbato però il mal denaro, che paga lo formaggio, ricotta, carne salata, le buccerie, e l’oglio, che viene, ed esce per mare tantum, come distintamente si spiega nella gabella del dazio.”

Item, che in detto mercato grande la giurisdizione della Regia Corte in luogo d’esercitarsi dalli Regii Governadore, e giudice della medesima, s’esercita per detti otto giorni dalli predetti Mastri Mercati, esiggendo da ogni sorte di persona, che viene a vendere robbe in detto mercato li seguenti deritti” (e segue l’elenco dei beni soggetti a tassazione). Ed ancora: “che tutti li mercordì dell’anno sono mercati in questa città di Manfredonia, nelli quali giorni vi sono le franchizie nelli pagamenti” (specie del timoneggio, cioè per il trasporto con i carri da e per il porto).Se totalizziamo tutti i giorni dedicati alle fiere ed ai mercati, annuali e settimanali, abbiamo un totale di 73 giorni (un quinto dell’anno) dediti alle attività commerciali organizzate; attività che assicuravano delle buone entrate tributarie all’Università con le quali poi si provvedeva, in piena autonomia amministrativa (essendo Manfredonia città regia, cioè non soggetta al alcuna feudalità baronale), ad effettuare le spese per la gestione della “cosa pubblica.Allora non vi era la tassa dei rifiuti, vera panacea per tutti i “mali” pubblici, vi era solo la “nettezza delle strade” per eleminiare ed asportare gli escrementi degli animali (specie equini).

A dire il vero, non c’erano manco i rifiuti, che tutto veniva “recuperato”, o meglio nulla veniva “buttato” (con una “differenziata” ad altissimo livello). Si fa cenno all’”antico solito”, il che fa presupporre che questa consuetudine era ben radicata nella economia della comunità sipontina, se nel diploma manfredino, del 1263 (“datum Orte”), si ha il riferimento all’esenzione decennale ai mercanti che stabiliscono la loro attività nella località posta in riva al mare dove vi è “buon porto”. Un buon porto (approdo) che non nasce (o viene scoperto) con Manfredi, ma è li da millenni.

A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)



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