Manfredonia

Manfredonia centrale dello spaccio, Gdf sventa organizzazione. 13 OCC (V)

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La conferenza stampa di questa mattina. A sinistra Della Valle, a destra Brandizzi (St)

Foggia – I militari della Guardia di Finanza del Comando provinciale di Foggia hanno smantellato, dall’alba di stamane, una pericolosa organizzazione criminale dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti ed operante nella Provincia. L’operazione, denominata Night and day ha visto l’impiego coordinato di finanzieri, unità cinofile e mezzi aerei e terrestri di più reparti della Guardia di Finanza pugliese.

Setacciate tra l’altro Manfredonia, centro dal quale sono iniziate le indagini, San Severo, Cerignola ed altri centri della Capitanata. Già arrestati i 12 componenti del sodalizio criminale, mentre sono tuttora in corso le perquisizioni ed i sequestri di documentazione, denaro e droga. Una successiva OCCC è stata emessa ai danni di un soggetto colto in flagranza di reato.

LE INDAGINI – Durante le proprie indagini, i finanzieri hanno ricostruito oltre 600 episodi di spaccio che hanno fruttato ai componenti dell’organizzazione ricavi variabili tra i 5 e i 10 mila euro a settimana. Stamane in conferenza stampa a Foggia per illustrare gli esiti delle indagini il comandante della Tenenza della Guardia di Finanza di Manfredonia Tenente Enrico Della Valle ed il colonnello del Comando Provonciale della Guardia di Finanza Riccardo Brandizzi, prossimo a lasciare il comando del capoluogo dauno (nella foto).

I SOGGETTI COINVOLTI NELL’INDAGINE (tutti di Manfredonia, tranne Strafezza – Cerignola – e Spinazzola – di San Severo – 9 in carcere, 2 ai domiciliari, 1 con obbligo di dimora)

Saverio Santino Cotrufo 1963 (alias “a scialb”)
Giuseppe De Cristofaro 1983 (alias “ciufà”)
Salvatore Iaccarino 1973 (alias “turill”)
Francesco Pagano 1982 (alias “oliva”) ( Di recente interessato da provvedimento Cc per furto gasolio) (ai domiciliari)
Vincenza Riganti 1965 (domiciliari)
Antonio Rignanese 1977 (alias «Cavafang»)
G.R.
Giuseppe Sciarra 1986
Giovanni Spinazzola 1959 (alias “u fuggianill”)
Paolo Strafezza 1975
Antonio Damiano Tarantino 1972
Luigi Pio Trimigno 1987 (alias “Cagone”) (obbligo di soggiorno)

LA 13^ OCCC – Da ricordare che è stata emessa una successiva ordinanza di custodia cautelare ai danni di un soggetto di Manfredonia (13^) colto in flagranza di reato in un appartamento. Si tratta di Antonio De Padova, classe 1987. Si ricorda che, nell’ambito delle indagini, sono stati segnalati all’Ag una decina di assuntori di stupefacenti.

REATI CONTESTATI – Produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti e psicotrope (Art. 73 co. 1 bis, D.P.R. 309/90 -testo unico sugli stupefacenti)

Art. 81 e 110 cp. Concorso di più persone nella continuazione dei reati

Art.9 co.2 della legge 1423/56 – Violazione della sorveglianza speciale con obbligo o divieto di soggiorno

L’OPERAZIONE. Iniziata nel marzo dell’anno scorso con appostamenti, pedimaneti e controlli incrociati, l’operazione, ribattezzata Night and Day, per lo stakanovismo dei protagonisti coinvolti, ha richiesto l’impiego di oltre un centinaio di uomini delle Fiamme Gialle: 80 sul campo ed una trentina in fase organizzativa. Accanto ai finanzieri, anche le divise blu della Polizia di stato di Foggia. Il comandante provinciale Brandizzi l’ha definita “dettagliata e complessa”. E i particolari, illustrati questa mattina in una conferenza stampa da Della Valle, confermano la sua delicatezza. Nata per smantellare la fase terminale del mercato stupefacente, ovvero, quella dello spaccio, la Night and Day ha consentito di focalizzare l’attenzione su un panorama di fortissimo degrado. Dalle 2000 telefonate intercettate dagli inquirenti, infatti, risultano oltre 600 casi di spaccio. Complessivamente, sequestrati grammi 200 di s.s.p. (cocaina, eroina ed hashish); sequestrati € 525,00 (provento dello spaccio); arrestate in flagranza di reato di 4 soggetti per violazioni art. 73 d.p.r. 309/90; comprovato il consumo in frode di gr. 2.000 di s.s.p. (cocaina, eroina ed hashish); constatati e verificati piu’ di 600 episodi di spaccio, che hanno fruttato un volume d’affari variabile dalle 5 alle 10 mila euro a settimana.

L’ORGANIZZAZIONE. In verità, sarebbe il caso di parlare di organizzazioni. Si tratta di tre gruppi operanti su Manfredonia, tutti intenzionati a far guadagni ben curandosi di non calpestarsi i piedi a vicenda. Questione di convenienza, in fondo. A rifornire lo spaccio sipontino, erano Giovanni Spinazzola e Paolo Strafezza. Il primo, titolare del mercato sanseverese, da cui si prelevava il materiale più costoso (cocaina, eroina e drighe sintetiche), il secondo punto di riferimento di quello cerignolano, centro d’irradiazione di hashish ed erba. I due non si muovevano. Erano invece i gruppi manfredoniani a convergere per rifornirsi. Con maggiore frequenza per quel che riguarda San Severo, con minore per Cerignola. Rivendendo la merce sul mercato (che “tagliavano” con altre sostanze, tipo la creatina), maggioravano i prezzi anche del 3-400% rispetto al costo originale. “Ma molti di questi pusher – illustrano gli uomini della Tenenza foggiana – sono anche consumatori accaniti, dunque spendevano molto del capitale reinvestendolo nello stesso mercato della droga”. A Manfredonia non v’era un vero capobanda. Ma l’organizzatore è considerato, al momento, Antonio Rignanese (per altro già in carcere a Bari).

LE TELEFONATE ED IL CONSUMO. L’obbligo era quello di non destare sospetti, circolare quanto più possibile nell’ombra. Gli spacciatori non si fidavano di nessuno. Tanto che, ad una prima fase di spaccio caotico, con merce immessa per le vie cittadine senza precauzione, ha fatto seguito la “consegna a domicilio della merce” e, in molti casi, il “consumo in loco”. Nel senso, spiega con un gioco di parole Della Valle: “si è passati dal sali, prendi e porta via, al sali e consuma”. Il segreto era tenuto blindato anche con telefonate in codice. Mai si parlava di droga facendole chiaro riferimento. Viceversa, i militari hanno intercettato chiamate, finite nel fascicolo dell’inchiesta, in cui le prenotazioni erano “Pantaloni taglia 50”, “2 cozze”, “20 euro di triglie”, ma anche “pagnotte”, “cambio gioco”, “minestrone”, “macchina”, “olio”, “secchio pieno” e “giorno cinque”. C’erano convenzioni anche in merito alla bontà della merce (“Non però come quella di ieri”) o all’orario adatto per la concludere la transazione.

I LUOGHI DELLO SPACCIO. Come detto, si preferiva far consumare la merce in casa o in luoghi chiusi. Ma, per un buon tratto si è spacciato anche nei pressi della stazione dei Vigili Urbani del centro sipontino. “Credevano di essere blindati in quanto sapevano che, un luogo creduto attenzionato non sarebbe stato ulteriormente controllato”, illustrano le Fiamme Gialle foggiane.

Come riferito in conferenza stampa dal Tenente Enrico Della Valle, comandante della Tenenza della Guardia di Finanza di Manfredonia, la complessa ed articolata attivita’ d’indagine, intrapresa fin dal marzo 2010 e terminata a febbraio 2011, e’ stata delegata e coordinata dal sostituto procuratore della repubblica di foggia, dott.ssa Luciana Silvestris. “Il buon esito dell’operazione e’ dovuto, principalmente, all’abnegazione e alla professionalita’ dei militari impegnati, i quali si sono infiltrati nella tranquilla ed apparente quotidianita’ del tessuto cittadino e, in modo discreto, hanno attinto numerose informazioni, che dopo essere state approfondite al setaccio degli investigatori, sono state puntualizzate nella realta’.” “L’intensa attivita’ d’intelligence investigativa, espletata per il tramite di scrupolose ricerche ed elaborazioni dati, forniti dai gestori della telefonia nazionale, e la piena attuazione della classica, ma sempre efficace, metodica operativa, fatta da osservazioni ambientali, appostamenti e pedinamementi, non avrebbero, forse, portato ad ottimizzare al meglio ogni singola iniziativa operativa intrapresa dai militari delle fiamme gialle”. Difatti, notevole e decisivo e’ stato il contributo derivante dall’utilizzo delle piu’ moderne tecnologie, attraverso il monitoraggio gps, per l’intercettazione dei mezzi utilizzati per gli spostamenti sul territorio cittadino, per lo spaccio agli abituali consumatori, e sul territorio extraurbano per gli approvvigionamenti presso trafficanti professionali.

“Ogni metodologia investigativa utilizzata ha prodotto risultati eccellenti: se i pedinamenti delle persone e delle autovetture utilizzate hanno permesso l’individuazione di “depositi di sostanze stupefacenti” ricavati nei muri a secco, situati naturalmente nella limitrofa campagna sipontina, non meno importanti sono stati gli appostamenti dei militi presso vie e piazze, sospettati essere luoghi idonei allo smercio delle sostanze stupefacenti e dove sono stati riscontrati innumerevoli episodi di spaccio di cocaina, eroina ed hashish”. “Gli effetti pratici del monitoraggio veicolare, attraverso il sistema satellitare del gps, ha fornito l’indicazione di altre citta’, dove si recavano i malavitosi per approvvigionarsi della preziosa merce che avrebbe permesso di realizzare illeciti lauti guadagni”.

“SPACCIAVANO ANCHE VICINO LA SEDE DELLA POLIZIA MUNICIPALE” – “Altra scaltrezza utilizzata dai pusher era quella di proporre lo spaccio presso luoghi, dove il passaggio delle pattuglie delle forze di polizia sono poco frequenti, come ad esempio nelle vicinanze della sede del comando della polizia municipale di Manfredonia”.

“PUSHER FUNGEVANO DA VERI E PROPRI PONY EXPRESS” – In tante altre occasioni, i pusher fungevano da veri e propri ‘pony express’, consegnando le dosi a domicilio del consumatore ovvero presso luoghi indicati dal cliente, tipo stabilimenti balneari e siti ove si svolgevano manifestazioni canore o di svago e divertimento. infatti, come facilmente si intuisce, le consegne aumentavano in modo esponenziale nel periodo estivo, durante le ore serali e notturne. Gli spacciatori provvedevano a rifornirsi da altre piazze di altre citta’ della provincia dauna, a secondo del tipo di sostanza stupefacente da acquistare: quindi se si necessitava di una fornitura di eroina, bisognava dirigersi verso san severo, mentre se occorreva cocaina e/o hashish il punto di riferimento era cerignola.


I PREZZI DELLA DROGA
– La vendita delle sostanze stupefacenti avveniva con vere trattative commerciali, quindi si contrattava sul prezzo di acquisto e si pretendeva la garanzia che la “merce” fosse di buona qualita’. i seguenti i prezzi della stessa: all’ingrosso un chilo di hashish costava circa €. 2.700, al dettaglio una dose aveva valore pari €. 10 (1 gr. circa) con un guadagno netto del 350%; la cocaina veniva acquistata a € 70 circa il grammo e venduta a €. 20 a dose (0,2 gr. circa) con un guadagno netto pari comuqnue al 400% perche’ soggetto a taglio e miscelazione con altre sostanze; l’eroina veniva acquistata a €. 13 circa il grammo e venduta a €. 10/15 circa a dose (0,2/0,25 gr. circa) con un guadagno netto del 350%.

“La sintonia tra i consumatori e gli spacciatori era piena ma in qualche occasione – come detto in conferenza stampa – lo sprovveduto di turno parlava espressamente delle sue esigenze dopanti, ricevendo l’ammonimento dell’interlocutore, che manifestava il timore di essere intercettato”. “Durante l’attivita’ d’indagine sono state monitorate numerose utenze sulle quali sono state intercettate piu’ di 23.000 conversazioni e comunicazioni telefoniche”.

p.ferrante@statoquotidiano.it



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Commenti


  • antonio

    complimenti alla guardia di finanza ma tanto gli avvocati li tireranno fuori. una raccomandazione, tutta la droga trovata, mescolatela con l’acqua fisiologca da fare una bella mappazza e iniettatela …….nei dodici arrestati e se necessario anche ……visto che con il loro ricavato fanno piangere tante madri


  • DAUNIA

    Chissa’ se un giorno verremo svegliate dalle sirene delle FIAMME Gialle e avere notizia che non si tratta dei soliti noti ma dei cosidetti definiti colletti bianchi


  • sara

    magari Daunia, magari! e dentro ne finirebbero anche mooolti di più…

  • Si tratta sempre di pesci piccoli, nonostante la spettacolaritá dell’azione. Vorrei sapere come ci é arrivata a San Severo e Cerignola e quanto é costata questa operazione allo Stato. Alla fine non mi sembra sia stato recuperato molto in termini di denaro o merce.


  • C'era una volta

    Il pesce grande esiste perché’ si avvale dei piccoli. Diversamente non potrebbe esistere. Il costo e’ lo stipendio dei finanzieri poco più’ di mille e cinquecento euro al mese più’ il gasolio delle auto oltre a tanti sacrifici in tutti giorni del mese e dell’ anno. Si aggiunga inoltre che se la piazza viene privata dai piccoli pesci le organizzazioni sono allo sbando. Non interessa cosa sia stato sequestrato o il valore e’ importante non far pervenire altra roba. Da ultimo, il finanziere il carabiniere e il poliziotto comunque prendono molto meno dei politici del comune o dei comuni che di certo non si sacrificano per la gente e poco interessa se non si ha l’ombrello quando piove.


  • michele

    bravi ragazzi,grazie al vostro lavoro la citta viene leggermente pulita,contivido pienamente che vengono presi sempre i pesci piccoli,quando tt sanno chi sono i grandi,e questo penso che lo sappiate anche voi,che stupido”’dimenticavo i collaboratori no vanno in galera.


  • dexinconia

    Sgominata un organizzazione ,se ne formerà un altra!è la legge sociale!
    Cominciate a fare il countdown sul giorno in cui saranno tutti scarcerati,ovvero fra non molto!


  • 48_morto che parla

    In un territorio martoriato dalla crisi sia economica che di ideali il pesce grande troverà sempre manovalanza ed in abbondanza.
    Complimenti comunque alle forze dell’ordine per l’operazione.
    Mi associo agli amici che dicono di voler vedere al più i pesci grandi nella rete.
    Comunque la collaborazione dei cittadini nella cattura dei pesci grandi è essenziale quindi in primis non abbassiamo la testa noi quando vediamo qualcosa.


  • saverio

    pesci piccoli o grandi e’ importante pulire la citta’ e fare in modo che questi escano il piu’ tardi possibile

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