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Proseguire l’attività di famiglia scorgendoci la possibilità non solo di seguire un sogno, ma di crearlo, è la soluzione pragmatica che si prospetta ai due ragazzi

La vera musica del Panta Rei (quando è una cover)

Il locale inizia a farsi conoscere, la gestione dell’attività richiede la capacità di trovare un compromesso tra i gusti del pubblico e quelli personali

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Mattinata – Leonardo e Angelo Lapomarda, nati in Germania, sono, in un certo senso, figli d’arte: come ogni imprenditore che si rispetti, il loro padre ha iniziato seguendo un’idea semplice di un pezzo di terra sul mare, dividendosi tra i tavoli del piccolo bar, aperto negli anni novanta per servire la spiaggia, e i quindici ombrelloni (oggi cinquantacinque) del lido. Proseguire l’attività di famiglia scorgendoci la possibilità non solo di seguire un sogno, ma di crearlo, è la soluzione pragmatica che si prospetta ai due ragazzi, i quali decidono di inserirsi in un buco di offerta artistica proponendo una forte sperimentazione: otto anni fa, sul lembo di terra incastonato tra le montagne arrivano i pezzi inediti dei primi Pink Floyd.

Il locale inizia a farsi conoscere, la gestione dell’attività richiede la capacità di trovare un compromesso tra i gusti del pubblico e quelli personali, i ragazzi si aprono la strada su Facebook e sfruttano il social network più potente delle piccole realtà: il passaparola. Aperto nel 2007, a crisi appena cominciata, il Panta Rei propone un mix di attività, dalla musica dal vivo al ristorante, al cocktail bar. Il nome scelto esprime la filosofia eraclitiana dei creatori: la fluidità delle proposte, che si muovono tra rock, musica popolare, jazz, blues, funkie e alcune variazioni sul tema come le performances di ballerini di tango. Nell’accortezza ad evitare le più comuni forme di pregiudizio verso il pop. La ricetta convince, le alternative sono ancora poche, la sperimentazione diventa stabilità. Leonardo dichiara: “Ritengo la musica delle cover band e quella dei gruppi originali più vera della realtà del dj-set. Se si tratta di un pregiudizio, non trovo sbagliato pensare che la socializzazione avvenga più facilmente attraverso questi canali che in discoteca”. Occupandosi interamente di gestione amministrativa, preparazione dei cocktail e selezione delle band, i due fratelli confermano la loro convinzione: “La coesione delle band si vede. La bravura si sente”.

Nelle sue poche delusioni e molti successi, il Panta Rei si rivela un’operazione commercialmente riuscita, artisticamente attraente e territorialmente interessante, arrivando a coprire, tempo permettendo, l’intero arco estivo. E tornando al giorno d’oggi, due sere fa, i Globster, coverband dei Muse, di Bari, tenendo il proprio concerto sullo sfondo di un incendio scoppiato sulla montagna adiacente, ha proposto una performance ad alta temperatura emotiva, selezionando trasversalmente la produzione del gruppo inglese con Madness, Time is running out e Undisclosed Desires. Dal momento che”tutto scorre”, la programmazione degli eventi è sempre a breve termine, ma sono previsti per stasera gli Harlem Blues Band, tra i migliori mai ospitati, l’immancabile tributo ai Beatles lunedi, e i Wildcar il 27.

La serata di chiusura avrà luogo invece il 12 settembre, con un dj-set finale e 10 band, le quali rinunceranno al loro cachet, mentre i biglietti a costo simbolico saranno devoluti in beneficienza: “È il nostro primo contributo di questo tipo e ne siamo fieri”. Tralasciando i sogni (quelli veri, dunque irrealizzabili), i proprietari del Panta Rei dimostrano che se si fa di una passione un mestiere, anche in realtà come la nostra è possibile aprirsi un varco, e che le soddisfazioni hanno la tendenza a nascondersi nelle piccole cose.

Del resto, come ci ricordano i Muse, Love is a Resistance.

FOTOGALLERY

(A cura di Antonella Attanasio, Manfredonia 22 agosto 2015)



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