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A cura di Paolo Cascavilla

I borghi del Duce nel Tavoliere

All’aeroporto di Bari vi è una grande immagine della Puglia, con tutti i centri abitati

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Agli inizi dell’Ottocento, abolita la mena delle pecore, si formarono estesi latifondi, coltivati solo a grano senza introdurre miglioramenti fondiari o diversificare le produzioni agricole. I braccianti, per la mancanza di strade e la lontananza delle masserie dai centri abitati, erano obbligati a restare in campagna, dove i luoghi erano così malsani da costringerli a dormire all’aperto o in “antri vergognosi e inumani, nella paglia impastata di letame”. I tre torrenti (Cervaro, Candelaro, Carapelle) inondavano vaste aree verso la foce, e la malaria regnava sovrana. Ne ha uccisi forse più di tutte le epidemie e della peste.

Solo nel 1890 si ebbe la certezza che le zanzare fossero il veicolo di trasmissione della malattia e che il chinino somministrato tempestivamente arrestasse gli attacchi febbrili.

A Manfredonia e Margherita di Savoia la maggioranza della popolazione era contagiata. Dal 1916 al 1918 in provincia di Foggia si ammalarono 65.000 persone e morirono 3.000. Un incremento dovuto alle condizioni alimentari e di vita più scadenti per la guerra. Altra impennata negli anni dal 1928 al 1934: quasi 165.000 i casi denunciati. Erano colpiti nelle forme più virulente soprattutto i lavoratori agricoli migranti dai centri abitati delle terre alte alle pianure acquitrinose, nel periodo della mietitura, della trebbiatura e della vendemmia.

La scoperta dell’origine della malaria rese evidente il nesso con il degrado del territorio e le condizioni di vita e di lavoro. La Bonifica integrale diventò legge con il Fascismo e in Capitanata ci provò prima il Consorzio di bonifica con un piano che prevedeva 103 nuovi centri tra cui 5 nuovi comuni. Ma l’opposizione degli agrari fu aspra e aggressiva. Furono creati i borghi di Siponto, Tavernola e La Serpe (poi Mezzanone), dove alle famiglie furono assegnate 4 ettari comprate da una Opera Pia, senza intaccare il latifondo. Il Duce, in visita in Capitanata, rimase deluso e nel discorso a Foggia disse che dopo l’Agro pontino si sarebbe pensato a Foggia, e lasciò intendere che si sarebbe fatto sul serio.

“Mussolini progettò la bonifica pontina e riuscì a far crescere il grano dove c’erano paludi e malaria”

“Mussolini progettò la bonifica pontina e riuscì a far crescere il grano dove c’erano paludi e malaria. Fu una grande opera, sarebbe disonesto negarlo. Ricordo che il mio amico Treves era preoccupato. Sandro, mi diceva, se questo continua così siamo fregati” (Sandro Pertini).

Nel 1935 al vertice dell’ONC (Opera Nazionale Combattenti) fu posto Araldo di Crollallanza, che dopo la fondazione di Aprilia e Pomezia nell’Agro pontino, chiamò nel 1938 Concezio Petrucci a progettare il piano di urbanizzazione della bonifica nel Tavoliere con l’esproprio di ca 30.000 ettari e l’assegnazione a 1384 famiglie di poderi da 15 a 30 ettari, con due borghi di servizio (Cervaro e Giardinetto) e due nuovi comuni rurali (Segezia e Incoronata). Un terzo, Daunilia, doveva sorgere sulla strada Foggia – Manfredonia. In ognuno doveva esserci: una grande piazza e poi casa del fascio, comune, chiesa, dopolavoro, poste, scuole, mulino, caserma dei carabinieri, cinema, botteghe… Nell’Agro pontino e in altre aree l’intervento è riuscito.

Segezia era la prima e poi seguivano le altre tre: Cervaro, Giardinetto, Incoronata. Solo quest’ultima è cresciuta, anche per la vicinanza con il Santuario e con Foggia. Le altre tre sono costruite con cura, soluzioni architettoniche originali, importanti da visitare, ma sono isolate e abbandonate. I poderi dell’ONC e poi dell’Ente Riforma sono stati abbandonati, in rovina le case cantoniere, scomparse molte masserie storiche (quelle così ben descritte da De Feudis nel libro “Andar per masserie”).

All’aeroporto di Bari vi è una grande immagine della Puglia, con tutti i centri abitati. In alto un grande vuoto. Una ragazzina guardava attentamente e poi fece dei gesti alla madre, come a dire, perché? E la madre rispondeva di non sapere. Il vuoto da S. Severo a Cerignola, lungo 80 di chilometri e largo fino al mare, non è facilmente spiegabile.

Intanto nella grande pianura di Puglia c’è una vivacità produttiva interessante, ci sono nuove forme di conduzione dei fondi e nuove presenze…

(A cura di Paolo Cascavilla, fonte futuri paralleli.it)



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