Editoriali

Vendola, Sallusti e i nuovi orchi

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Nichi Vendola, un "orco" secondo Sallusti. (Fonte immagine: Facebook)

Bari – “COSì nel Palazzo si difendono i pedofili”, un’affermazione che, allo stato attuale, si presta a interpretazioni plurime ma, nello specifico, si riferisce al titolo di un articolo comparso sul quotidiano Libero dell’allora direttore Alessandro Sallusti che parlava di Nichi Vendola. Ieri la Seconda Sezione della Corte di Appello di Milano ha confermato la sentenza del Tribunale civile di Milano che ha condannato la casa editrice, l’allora direttore e la giornalista autrice dell’articolo (pubblicato nel maggio del 2001) ritenuto diffamatorio per l’attuale presidente della Regione Puglia, a pagare i danni.

Nelle motivazioni della sentenza i giudici milanesi parlano di “false ricostruzioni delle posizioni di Vendola, promotore di iniziative legislative contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale” e hanno anche censurato le modalità di presentazione dell’articolo, accompagnato dal sottotitolo “Il caso dell’onorevole Nichi Vendola citato come esempio nei siti degli orchi”.

A quasi 10 anni di distanza il “tosto” (Giuliano Ferrara dixit) e attuale direttore de il Giornale Alessandro Sallusti non demorde e pubblica in prima pagina una foto del futuro presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che porta la data del 1979. Una foto vecchia come il cucco nota da lustri ai frequentatori del web. “Che bei ricordi di libertà e sfida al conformismo bacchettone quelle giornate a Capo Rizzuto nel ’79, con il movimento gay italiano che si ritrovava sulla spiaggia calabrese, pelle al sole e nudità al vento dello Ionio, per disfarsi di un’etica pubblica ritagliata sull’abito delle beghine”.

Così recita l’articolo firmato da Paolo Bracalini, che aggiunge anche: “Sulle onde del progresso civile, tra cotanti liberi pensatori e omosex finalmente coscienti di sé, anche tanti etero che hanno aperto gli occhi, gli slip o entrambi, una sfilata di Wande Osiris, femministe d’avanguardia, maestre e puttane”, molti “maschi in crisi che sublimavano in droghe e rock & roll e una ventina di compagne lesbiche.

La speranza, che, come è noto, è l’ultima a morire, si basa sul concetto che, a forza di sporcare tutti, tutti appaiano alla fine egualmente lindi. Dopo l’esplosione dello scandalo sessuale legato al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il presunto fornitore di prostitute e droga Giampaolo Tarantini (coinvolto, a quanto sembra, anche in appalti da 100 mln nel gruppo Finmeccanica) e l’ex direttore de l’Avanti! (nonché titolare di un ditta di itticultura brasiliana) Valter Lavitola è pleonastico attendersi dei nuovi, disperati tentativi da parte de il Giornale, Libero e il Foglio di salvare una barca che fa acqua da tutte le parti e di elaborare nuove e più grossolane macchine del fango per gli avversari politici del Presidentissimo.

Ci fa vergognare il fatto che quattro vecchi, maschi e un po’ rincoglioniti possano entrare nella politica e sporcarla. Noi, che ricordiamo un periodo storico in cui la politica, con Enrico Berlinguer, era una grande passione e non una piccola miseria, ci vergogniamo”, ha spiegato il leader di Sinistra, Ecologia e Libertà ad un convegno di piazza a Civitavecchia. “Emilio Fede, Lele Mora, Tarantini: questa – ha detto Vendola – è l’antropologia che gira intorno a Berlusconi”.

Se, da un parte, il linguaggio e la moralità della politica degli ultimi 14 anni sembrano, ormai, aver raggiunto nuovi e insperati livelli di imbarbarimento culturale dall’altra, i nuovi orchi sembrano diventati al popolo italiano una Casta autoreferenziale sempre più arroccata e inconsapevole della crisi. E sempre più a rischio forconi.

a.delvecchio@statoquotidiano.it



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