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Mostra di Gianni Pitta in Ateneo ispirata alla galleria di personaggi del film capolavoro di Scorsese

Omaggio a “Taxi Driver” a Foggia

"Mi sento molto attratto da questi temi, per questo credo che l'omaggio a Taxi Driver sia molto appropriato"

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Foggia. Omaggio a “Taxi Driver”, la mostra di Gianni Pitta in Ateneo ispirata alla galleria di personaggi del film capolavoro di Scorsese. Fino a fine dicembre visitabile nel corridoio del Rettorato a Palazzo Ateneo, l’artista lucerino propone sperimentazioni e combinazioni materiche che si rifanno alla pellicola che compie 40 anni e che consegnò al mondo il mito De Niro. Aperta negli orari di ufficio, nono artista (tra pittori, scultori, illustratori e fotografi) che viene ospitato nella galleria permanente dell’Ateneo. «Ho dipinto le fobie di New York, città che riassume tutte le città del mondo».

A quarant’anni dall’uscita di uno dei film più popolari al mondo, il pittore lucerino Gianni Pitta riserva un personale omaggio a Taxi driver di Martin Scorsese (1976); la pellicola che, subito dopo il Il Padrino – Parte II, consegnò al mondo il talento di un’icona del cinema di tutti i tempi: Robert De Niro. La sua mostra – da lunedì 26 settembre al 30 dicembre, allestita come tutte quelle che l’hanno preceduta nel corridoio del Rettorato, quinto piano di Palazzo Ateneo in via Gramsci 89/91 a Foggia – ospita una galleria di personaggi e inquietudini che idealmente rappresentano le vicissitudini umane e i destini spesso tormentati delle persone che Travis Bickle (il protagonista del film, interpretato appunto da Robert De Niro) raccoglie a bordo del suo taxi notturno. L’artista propone sperimentazioni e combinazioni materiche molto forti, rielaborazioni della incomunicabilità, della denuncia sociale, della alienazione da veterano di guerra e della profonda solitudine che sono alla base del film. «Ma le mie non sono emarginazioni – spiega l’artista Gianni Pitta – sono rivisitazioni pittoriche, interpretazioni personali del concetto di disagio. Ansie, paure, angosce, semplici fibrillazioni espresse attraverso facce e corpi, attraverso racconti spesso surreali come quelli che Travis raccoglie dal posto di guida del suo taxi: osservatorio privilegiato della varia umanità di New York degli anni Settanta, se non fosse che il primo esempio di questa deformazione è proprio il protagonista del film.

Mi sento molto attratto da questi temi, per questo credo che l’omaggio a Taxi Driver sia molto appropriato: mi sento molto attratto perché mi piace analizzare lo stato d’animo delle persone, scomporlo attraverso i miei lavori che si prestano molto a questo genere di interpretazioni senza dubbio soggettive e personali. Molto spesso ho dipinto le fobie di New York, ma facendolo mi sono accorto di aver dipinto in realtà le paure del mondo. Forse perché New York è la città che riassume tutte le città del mondo». Aperta negli orari di ufficio del Rettorato (dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 13 e dalle 16,00 alle 18,00, il venerdì solo la mattina dalle 9,00 alle 13,00, chiuso sabato e domenica), la mostra di Gianni Pitta rappresenta l’ennesimo tentativo di aprire gli uffici dell’Università di Foggia alla cittadinanza e segnatamente agli appassionati e cultori dell’arte moderna. Esposto in diverse località italiane ed estere, tra cui appunto New York, Pitta è uno degli artisti foggiani seguiti con maggiore interesse da pubblico e critica. In riferimento alla galleria permanente del Rettorato dell’Università di Foggia, Pitta è il nono artista ospite dopo Michele Circiello, Nicola Liberatore, Ubaldo Urbano, Salvatore Bruno, Sirio Taddei, Franco Paoletta, Mario Raviele e Pasqualino Festa.



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