Casi e Sentenze

Riforma del condominio legge: ecco le novità principali

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Condominio (St)

Foggia – COME anticipato, la riforma della legislazione in materia di condominio è finalmente diventata legge. Il Senato non ha trattenuto più di tanto un testo cui è stato dato via libera in sede deliberante, cioè senza apportare modifiche sostanziali alla versione uscita dalla Camera. La stesura finale ridisegna in maniera profonda gli articoli 1117 e successivi del Codice civile, oltre che alle abbinate modalità di attuazione.

Le novità contenute nella riforma abbracciano la vita comune a 360 gradi, sia nel privato degli appartamenti che negli spazi condivisi e, soprattutto, nella gestione dell’ente condominiale a livello
amministrativo e di bilancio. In primis, ecco le modifiche che
investono proprio la parte decisionale della struttura di residenza, a partire dalle sue figure o organismi di rappresentanza, fino alla modalità di pubblicazione delle spese.

Partendo dalla figura dell’amministratore, va sottolineato che ora dovrà quantomeno aver conseguito il diploma di scuola superiore e sarà costretto a frequentare corsi di aggiornamento a scadenza regolare. La sua carica resterà in vigore per un biennio e sarà il referente sulle questioni più strettamente burocratiche ed economiche dell’edificio, a partire dal conto corrente, dalla stipula di assicurazioni specifiche, e attivando il sito internet su cui vengano pubblicati tutti gli oneri e i consuntivi del condominio.

Quindi, sempre in fatto di diffusione degli aspetti contabili dell’edificio, la trasparenza è il concetto cardine che, da oggi, guiderà le stesure dei bilanci, alla stregua di una vera e propria società operante sul mercato. Centrale anche la competenza con cui dovrà essere completato il rendiconto, mettendo bene in luce tutte le voci di spesa o di entrata.

Le assemblee, invece, si avvalgono della validità di maggioranze più flessibili, e, in seconda convocazione, basterà il 50%+1 dei presenti e un terzo di voti sul totale a favore per rendere operativa una delibera. Tali pronunciamenti saranno validi particolarmente per l’installazione di sistemi di videosorveglianza.

Passando, invece, alle questioni più di diretto interesse dei residenti, si arriva innanzitutto alla possibilità, per i singoli condomini, di rinunciare alle parti comuni e, con esse, gli impianti centralizzati di climatizzazione,sia riscaldamento che i condizionatori, dunque. Luce verde anche alla costruzione di box in cortile, cui dovranno però aderire i quattro quinti dei residenti e dei millesimi.

Passati, nonostante qualche distinguo e piccole contestazioni, anche le norme che vietano ai regolamenti condominiali di interdire la presenza in appartamento degli animali domestici. La norma ha valore retroattivo: laddove tali inibizioni siano presenti, andranno cancellate!

(A cura dell’Avv. Eugenio Gargiulo)



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  • Redazione

    Condominio: la riforma del condominio è legge e se attuata seriamente può tutelare i diritti dei cittadini
    22/11/2012 Condividi su: condividi su Facebook condividi su Twitter

    La commissione Giustizia del Senato ha dato il via libera definitivo alla riforma del condominio che quindi diventa legge: il testo entrerà in vigore 180 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento era molto atteso, considerato che sono circa 30 milioni gli italiani che vivono in condominio e la normativa in vigore risaliva 70 anni fa, facendo riferimento al Codice Civile del 1942.

    Nel testo ci sono elementi da valutire positivamente e che, se correttamente applicati, possono favorire la partecipazione attiva dei cittadini, presentando fattori di rinnovamento della vita condominiale in tutti gli aspetti gestionali e di partecipazione.

    Un aspetto rilevante è rappresentato dal riconoscimento del condominio come soggetto coinvolto nella trasformazione e nel recupero urbano. Viene riconosciuto un suo ruolo in materia urbanistica “autorizzando l’amministratore a partecipare e collaborare a progetti, programmi e iniziative territoriali promossi dalle istituzioni locali o da soggetti privati qualificati, anche mediante opere di risanamento di parti comuni degli immobili nonché di demolizione, ricostruzione e messa in sicurezza statica, al fine di favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente, la vivibilità urbana, la sicurezza e la sostenibilità ambientale della zona in cui il condominio è ubicato”.

    La partecipazione attiva è importante per migliorare la vivibilità dei quartieri, l’inclusione, la sicurezza, la coesione sociale. Alcuni esperimenti messi in campo nel nostro Paese, dove la strada della partecipazione si fa largo a fatica mostrando forti ritardi rispetto ad altri Paesi europei, si sono dimostrate utili per rendere i luoghi più vivibili, per l’inclusione di fasce sociali più disagiate, hanno contribuito a risolvere problemi, concorrendo ad un miglioramento della comunità locale. Rappresentare opinioni e origini diverse dei cittadini ad alcuni processi decisionali con la pubblica amministrazione, contribuisce sicuramente anche a valorizzare un concetto di bene comune, arricchendo il dibattito di competenze, esperienze, conoscenze e risorse. E’ importante promuovere e sostenere una nuova cultura della partecipazione e della progettazione.

    Altri elementi da sottolineare sono: la diminuzione delle maggioranze necessarie per il lavori urgenti di sicurezza, messa a norma e per il superamento delle barriere architettoniche; più trasparenza e controlli su spese e bilanci condominiali per incidere sulla voce costo dell’abitazione, in costante aumento e oggi costo principale nelle voci di spesa dei cittadini; qualificazione professionale del ruolo dell’amministratore e garanzie anche assicurative sulla tenuta della cassa e delle attività condominiali.

    La CGIL valuta positivamente l’attenzione mostrata al recupero del patrimonio, ma rilancia la necessità di un piano nazionale di manutenzione programmata che individui fondi e specifici incentivi per le famiglie, previsione di detrazioni e consideri anche il problema degli inandempienti, dei cittadini cioè che non hanno capienza fiscale per usufruire delle detrazioni.

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