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"Innanzitutto – spiega Giannini - la sua riattivazione partirebbe non prima del 2018, visto che per l’anno 2017 sarebbe in contrasto con l’art. 10 della legge di bilancio 2017"

Giannini interviene su questione IRBA

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Roma. L’assessore ai Trasporti, Giovanni Giannini, ha diffuso la seguente nota sulla questione dell’Irba, l’imposta regionale sulla benzina per autotrazione:

“L’idea di una eventuale nuova introduzione dell’imposta regionale sulla benzina per autotrazione ha aperto un dibattito nell’ambito del quale vale la pena intervenire per chiarire meglio il contenuto e le finalità dell’iniziativa”.

Innanzitutto – spiega Giannini – la sua riattivazione partirebbe non prima del 2018, visto che per l’anno 2017 sarebbe in contrasto con l’art. 10 della legge di bilancio 2017 che proroga anche per l’anno prossimo il blocco degli aumenti dei tributi e delle addizionali attribuiti alle regioni e agli enti locali già disposto per il 2016”. “Si tratterebbe poi – prosegue – di una imposta di scopo ben identificata, al fine di incentivare e sostenere lo sviluppo della qualità del trasporto pubblico locale attraverso l’ammodernamento del parco rotabile circolante sul territorio regionale, concorrendo, anche in termini di cofinanziamento regionale, alle altre risorse nazionali ed europee di settore. L’imposta sarebbe inserita nelle “Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2017 e bilancio pluriennale 2017-2019 della Regione Puglia”.

I risultati degli ultimi anni, sono state contrassegnati da un notevole sforzo da parte dell’Amministrazione Regionale di dotare la Puglia di un moderno sistema infrastrutturale a garanzia del diritto alla mobilità dei cittadini, a partire da studenti e lavoratori pendolari”.

“A sostegno delle politiche già avviate – continua l’assessore – il Piano attuativo del Piano Regionale dei Trasporti 2015-2019, ha individuato ulteriori infrastrutture e investimenti integrati, finalizzati a promuovere lo sviluppo di un sistema regionale dei trasporti intelligente, sostenibile e inclusivo, in linea con la visione di Europa 2020 e con i principi riaffermati della Commissione europea nel “Libro Bianco 2050”, che vedono, nella programmazione e nello sviluppo di azioni per il rinnovo delle flotte pubbliche, con l’adozione di mezzi di trasporto ad alta efficienza, gli strumenti in grado di garantire un minore impatto ambientale in termini di inquinamento atmosferico e acustico da traffico veicolare. Per questo va precisato che un parco mezzi bus moderno e rinnovato non è legato esclusivamente alle finalità di tutela dell’ambiente, ma consente il contenimento dei consumi e della rumorosità, nonché contribuisce alla sicurezza e al comfort generale dell’utenza”.

“La Regione Puglia rivolge grande attenzione all’ammodernamento del parco veicolare circolante attualmente sul territorio regionale, a favore di mezzi a basso livello di emissioni, propendendo verso un’economia a basse emissioni, verde e competitiva. Ad attirare l’attenzione invece, sono i dati sull’anzianità e la composizione complessiva del parco veicolare regionale, che conta una flotta di oltre 2.500 mezzi appesantito nelle performance, con il 18% circa (450 mezzi) dall’obsoleta classificazione E0 ed E1, mediamente con oltre 23 anni di anzianità, ampiamente oltre la soglia temporale dei 15 anni di ammortamento e circolazione prevista per legge, nonché dall’incidenza media (25% circa) di 630 mezzi classificati E2, oramai prossimi all’obsolescenza”.

“Per questo l’intervento propositivo e migliorativo dello scenario regionale di cui sopra non può prescindere da un concreto impegno regionale, in termini politici e finanziari, finalizzato a garantire la sicurezza dell’utenza e a sviluppare l’uso del mezzo pubblico, qualificando l’offerta. E’ ragionevole, prima di parlare di estensione delle percorrenze chilometriche, dotarsi di bus in grado di garantire la sicurezza dei passeggeri ed il contenimento delle emissioni. La legge nazionale ha sancito che la razionalizzazione dei servizi di trasporto deve nascere dai piani di Bacino di competenza delle Provincie e della Città Metropolitana”.

L’estensione chilometrica, senza un preliminare piano di efficientamento dei servizi, che tenga conto delle risorse disponibili, delle previsioni dei piani di settore (il Piano Triennale dei Servizi) e le Disposizioni dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, si porrebbe in contrasto con gli obiettivi definiti dalla legge. Oggi lo Stato finanzia il trasporto pubblico con 4,9 milioni di euro a fronte di un fabbisogno di 6,3 milioni di euro. La sostenibilità dei servizi di trasporto pubblico risulterà compatibile con i bilanci pubblici solo quando il meccanismo sanzionatorio, conseguente al rapporto tra ricavi e costi, all’incremento dei passeggeri, alla qualità del servizio, venisse frenato con misure tese alla flessibilità, all’efficienza, alla lotta all’evasione tariffaria. Ogni estensione chilometrica che non rispetti questi presupposti, rimarrà sempre e solo a carico dei bilanci di regione, province e comuni”. “E’ utile riferire la circostanza del gravoso impegno finanziario assunto dalla Regione a partire dal dicembre 2013 in favore di Province e Comuni. Lo stanziamento di 18,6 milioni di euro l’anno, di cui 1,93 milioni di euro per il Comune di Bari e 637.000 euro per il Comune di Lecce, fino al 2018 è servito ad adeguare i corrispettivi dei contratti di servizio di TPL degli enti locali, garantendo l’equilibrio finanziario dei bilanci delle stesse Amministrazioni interessate. Non si può attendere ancora – insiste l’assessore – dato che dal 1º gennaio 2019, su tutto il territorio nazionale sarà vietata la circolazione di veicoli a motore alimentati a benzina o gasolio con caratteristiche antinquinamento Euro 0. Non si può ancora tollerare il fatto che su circa 2,500 bus circolanti più del 42% siano E0, E1 ed E2”.

“La Regione Puglia ha l’obbligo di intervenire prioritariamente sul tema della sicurezza, della tutela ambientale e dell’assolvimento degli obblighi di legge, pur garantendo il diritto alla mobilità dei propri cittadini con piani di bacino efficienti e razionali. Il piano per il rinnovo del parco rotabile già approvato nel 2015 sarà attuato anche attraverso l’utilizzo dei fondi europei, delle risorse FSC e del Patto per la Puglia. Per questo, sarà stata certamente una svista quella in cui è incappato chi sostiene che il PO FESR 2014/2020 non contiene interventi per questo specifico scopo. Le disposizioni del disegno di legge di bilancio dello Stato per il rinnovo del parco bus sino al 2023 invece, sono allo stato, “solo previsioni” che, ove si concretizzassero, sarebbero immediatamente utilizzate (in proposito vale la pena sottolineare come la Regione Puglia sia ancora in attesa dei 25 milioni di euro per l’acquisto di nuovo materiale rotabile su gomma stanziati dalla finanziaria 2014). L’alta valenza strategica dal punto di vista sociale, ambientale ed industriale del tema, dovrebbe suggerire al governo nazionale di implementare gli investimenti in tema di TPL e questa potrebbe certamente essere una richiesta da formulare allo stesso governo da parte dell’ANCI nazionale e delle regioni”.

“Lasciano infine il tempo che trovano – conclude – le considerazioni sulla moralità del finanziamento alle società di trasporto in particolar modo se provengono da chi ha rivestito in regione incarichi di governo e che, in passato, hanno finanziato proprio le società di trasporto, come ad esempio è avvenuto con la delibera di giunta regionale 108/2005, che stanziò più di 42 milioni di euro per l’acquisto di bus urbani e suburbani”.



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