Manfredonia
Protagonisti due personaggi, di cui uno ci ha purtroppo lasciato per una migliore residenza

Accellenze (Racconto di una storia realmente accaduta a Manfredonia)

Per Pasquale e Michele eccellenza denotava una precisa personalità sociale e come tale era attribuibile ad una delle due figure da essi indicate

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Manfredonia. La postverità, post-verità o postverità, è una parola che imperversa in questi ultimi tempi. E’ molto usata in internet, nei media ed in generale in ambito pubblico, ai più diversi livelli. Denota, a grandi linee, affermazioni e circostanze nelle quali i fatti obiettivi sono meno decisivi delle convinzioni personali. Il neologismo si attaglia ad un fatto realmente accaduto in Manfredonia, con protagonisti due personaggi, di cui uno ci ha purtroppo lasciato per una migliore residenza. Nomi, professioni e quartiere sono immaginari, la storia no. Qualche decennio fa frequentava un bar di Monticchio un certo Pasquale, persona attempata, di aspetto giovanile e di professione contadino. Questi entrò in disputa con un altro abitudinario dello stesso bar, tale Michele, di professione pastore. All’epoca ambedue erano disoccupati e residenti nello stesso rione Monticchio.

L’oggetto della contesa era la parola “eccellenza” e l’esatta identificazione del personaggio pubblico e della carica a cui andava correttamente attribuito il relativo appellativo. I nostri due eroi in dialetto manfredoniano traducevano “eccellenza” con la parola “accellenze”, con la “a” iniziale. Secondo Pasquale il titolo di eccellenza andava attribuito esclusivamente ai generali dell’esercito italiano. “Accellenze i u generele” (eccellenza è il generale) diceva. E ricordava i tempi in cui faceva il militare nell’esercito. Quando si aveva la presenza di un qualche generale, tutti gli si rivolgevano con cortesia e rispetto chiamandolo eccellenza. Dunque, affermava, eccellenza era l’appellativo riservato esclusivamente ai generali dell’esercito. Michele invece diceva che il titolo di eccellenza era proprio del vescovo. “Accellenze i mansignore” (eccellenza è monsignore [il vescovo]) controbatteva. Ed anche lui ricordava le occasioni in cui interveniva il vescovo e tutti gli si rivolgevano con deferenza chiamandolo eccellenza. La disputa si prolungava con molto accanimento e grande frastuono, per la foga che i due contendenti ci mettevano. Gli altri frequentatori del bar ridevano divertiti, per l’inutilità della lite, per la lena che i due profondevano vanamente e perché nessuno dei due indietreggiava minimamente. Ambedue erano fermamente convinti di aver ragione. Nemmeno gli altri clienti del bar, però, avevano le idee più chiare. Quando non scherzavano o canzonavano i litiganti, si limitavano a parteggiare per l’uno o per l’altro. Il risultato era che nulla veniva aggiunto alla soluzione della questione. La vicenda andò avanti per diversi giorni, da mane a sera, con questi due che si rimbeccavano continuamente, con la stessa consueta foga e senza risparmiarsi reciprocamente i più diversi apprezzamenti.

Per Pasquale e Michele eccellenza denotava una precisa personalità sociale e come tale era attribuibile ad una delle due figure da essi indicate, bisognava solo stabilire con esattezza quale. Pensarono allora di consultare l’avvocato, che certamente avrebbe risolto il problema. Anche gli amici del bar furono dello stesso parere. Così fecero, andarono dall’avvocato ed esposero ben bene il caso, chiedendo il suo parere, naturalmente a pagamento. L’avvocato, che andava a prendere il caffè nello stesso bar, era già a conoscenza della lite. Aveva più volte visto i due contendenti impegnati nella irriducibile disputa, li aveva osservati discretamente ed ascoltò la loro richiesta, sforzandosi di non ridere. Accettò di dare il suo parere, però gratuitamente, dato che non era un compito proprio della sua professione ed avrebbe spiegato come stavano realmente le cose per non vederli più litigare. Disse così che eccellenza è un titolo onorifico, che non designa alcuna carica o figura pubblica particolare, viene attribuito per rispetto e deferenza a numerosi personaggi pubblici, dello Stato e della Pubblica Amministrazione, civile e militare, come ad esempio i ministri, gli ambasciatori, i prefetti, i generali ed altri.

Cosi pure viene usato per il presidente del tribunale e per gli alti prelati della chiesa, come i vescovi ed i cardinali. I due interroganti ascoltarono con attenzione la risposta, ci pensarono su un po’ di tempo e poi risposero che erano rimasti delusi, dispiaciuti e di non ritenersi soddisfatti della spiegazione. Andarono via dopo aver detto ambedue diverse altre cose, che non sto a riferire e con questa finale considerazione di concedo: “Allore come dice tu tutte so accellenze” (allora come dici tu tutti sono eccellenza).

Ciociosan

Accellenze (Racconto di una storia realmente accaduta a Manfredonia) ultima modifica: 2017-01-23T22:01:56+00:00 da Redazione



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