CulturaManfredonia
A cura di Benedetto Monaco

“Passeggiata nella Storia dell’antica Siponto con l’Archeoclub”

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Manfredonia. Domenica 8 Maggio l’Archeoclub di Siponto ha organizzato per i propri Soci ed i loro famigliari, ma anche per coloro che si sono aggregati, una vera e propria “Passeggiata nella Storia della Siponto Antica”, con lo scopo di far conoscere i tanti luoghi sicuramente poco noti se non del tutto sconosciuti di cui è disseminato il territorio Sipontino. A guidare Il gruppo Aldo Caroleo dell’Archeoclub di Siponto , che ha condotto da Piazza Santa Maria Regina di Siponto soffermandosi sugli Ipogei Scoppa nella Pineta di Siponto e non solo. Come è noto, uno dei presunti ipogei non è un vero e proprio ipogeo sepolcreto, ma una vera e propria Chiesa paleocristiana edificata,secondo le fonti, tra la fine del V ed il VI Sec. da Lorenzo Maiorano e dedicata ai protomartiri Stefano e Agata dei quali portò dall’Oriente le Reliquie. I luoghi sacri prima citati si presentano con basi di colonne, conci, e soprattutto dei resti pregevoli di una pavimentazione musiva policroma a conferma del fatto che tali erano luoghi di culto.

Leggendo il territorio circostante ci si può rendere conto della immensa vastità del patrimonio archeologico ancora da scavare. Sarcofagi di pregevole fattura, tombe sub divo, ipogei sono stati lì da sempre e magari nessuno li ha mai osservati attentamente. Il Gruppo , attraverso il percorso archeologico adiacente alla ferrovia, si è soffermato ad osservare (anzi a non poter osservare) gli scavi venuti fuori dalle ultime campagne con i resti di vari ambienti tra cui le case medievali, i resti di una fornace, un ambiente di culto religioso, i resti di una delle tante torri della Città Antica e, soprattutto, un frammento abbastanza interessante delle mura di cinta … completamente ricoperti da una fitta ed inestricabile vegetazione. Questa considerazione di fatto la dice lunga sulla capacità di mantenere debitamente e degnamente fruibile qualsiasi sito e renderlo visitabile al turismo culturale. “Questi scavi, ne sono quasi certo, non sono noti alla maggior parte delle persone. Salvo poi, a mettere in evidenza, “Le Basiliche” e “Parco Archeologico di Siponto” ha puntualizzarlo è lo stesso Aldo Caroleo”, che sottolinea ancora come “ dopo aver (anzi non aver visto) questi scavi che si devono collegare a quelli di tutto il percorso, senza soluzioni di continuità (ahimè cosa ormai compromessa dalle nuove installazioni- parcheggio e centro visite), ci si è portati alle nuove realizzazioni, iniziando, come da sempre dalla vera , Unica Basilica, vale a dire quella che era definita ed è ancora meglio nota alla Fede Sipontina come la Chiesa della Madonna di Siponto.” Attraverso l’ammirazione e la contemplazione di questo Monumento di Fede, Santuario nel Tempo, ci si è immersi nella vera luce, quella che ritma le ore del giorno e del Sole, autentica Luce Naturale,non artificiale a laser, quella Luce che emana da quella pietra, unico materiale eterno che i Magister hanno plasmato facendo venir fuori l’anima. E poi la Fede, attraverso le infinite mani graffite dei Pellegrini e fedeli di ogni tempo che per secoli hanno calcato quelle stradine sterrate e accarezzato quelle mura Sacre/(altro che fredde pietre) imprimendo i segni dell’identità e della Preghiera. A continuare ad esternare il proprio sapere è sempre la guida dell’archeo club di Siponto evidenziando come all’interno, si possa contemplare la Sacra Icona della Madre di Dio di Siponto, ed a contorno, le straordinarie catechesi che i Magister impressero con dei simboli su quelle pietre, dallo splendido sarcofago, che fa da mensa all’altare, alla commozione pervade i visitatori più sensibili alla lettura di quelle epigrafi, che raccontano storie di amori perduti, di dolore ma anche di vera Speranza Cristiana. Aldo Caroleo:“Quando si scende sul pietrisco che ricopre ormai le mura della paleocristiana e che ricopre un secolo e mezzo di Storia, ti accorgi che i mosaici pavimentali non si vedono più, sono stati “obliterati”, posti al di sotto, invisibili mentre nel tempo e negli scavi erano i primi a risaltare. E ti accorgi anche che chi si appressa alla nuova presunta basilica metallica per farsi i selfie, non può fare una lettura di ciò che sotto questa struttura ha gravitato, se non c’ qualcuno che gliene spieghi la Storia.”

Pubblicazione foto a cura di Benedetto Monaco



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Commenti

  • CHIEDO AL SIGNOR COROLEO : QUEL MURO DI CINTA VICINO ALLA COLONNA , NON SI POTREBBE PORTARE ALLA LUCE?. RIPORTARLO ALLA LUCE SAREBBE MOLTO SUGGESTIVO , NON CREDE?


  • aldo caroleo

    Quello è solo un tratto delle mura di cinta della Sipontoatica, certamente, se si dovessero portare alla luce sarebbero circa tre chilometri di perimetro per una profondità di almeno 6 metri dal piano campagna……tre livelli di citta da quella medievale prima dell’abbandono (1230..) al periodo paleocristiano e romano….un bacino archeologico di impressionante vastità che non chiede altro che di essere portao alla luce …..capisce perchè sono e sarò sempre contrario a soluzioni che invece di mettere alla luce, ricoprono…

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