Manfredonia
A cura di Pasquale Ognissanti - (Archivio Storico Sipontino)

Ricorso dell’Università al Sovrano per il comportamento dell’arcivescovo Francone


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Ricorso dell’Università al Sovrano per il comportamento dell’arcivescovo Francone.

Parte II

A cura di Pasquale Ognissanti – (Archivio Storico Sipontino)

Dal contesto dello scritto dello Spinelli sono sintomatici i seguenti giudizi sull’arcivescovo Francone: …..molti dissordini commetteva, specialmente con i Preti, Archidiocesani, che li stimava come tanti Schiavi a lui venduti, ed il Capitolo della Catedrale Sipontina pochissimo contava presso di lui… …..percui l’ incivile Arcivescovo, invece di farsi trovare decentemente vestito nell’ Antecamera, stavesene in Galleria senza premura con abito di Cammera inconvenevole, e con una noncuranza talmente, come se il Corpo del Magistrato fosse stato una privata Persona, e come se Egli, e suoi rispettabilissimi Antecessori mai fatto avessero un tal solenne ricevimento….

Nell’ anno seguente dell’ Era nostra Cristiana 1788, l’ Arcivescovo Sipontino Tommaso Maria Francone, come per innanzi erasi dichiarato d’ essere un Cavaliere di nascita, e per tal fanatismo, che aveva, molti dissordini commetteva, specialmente con i Preti, Archidiocesani, che li stimava come tanti Schiavi a lui venduti, ed il Capitolo della Catedrale Sipontina pochissimo contava presso di lui, maggiormente, ch’ Egli colle proviste, empito l’ aveva di Soggetti inettissimi, e per consequenza ne faceva di detto Capitolo gran dispreggio. In quest’ anno ritornando un tal’ Arcivescovo dalla Villeggiatura in Manfredonia dovendo il Magistrato Sipontino formalmente portarsi da lui a complimentarlo per il ritorno fatto, un giorno innanzi stimò farlo pervenire con imbasciata positiva del Cancelliere della Città, acciò preparato si fosse a ricevere un tal rispettabile Corpo colla debita decenza, e solita cerimonia, prevedendolo anche per mezzo dell’ istesso Cancelliere il giorno d’ appresso, una mezz’ ora prima dell’ arrivo di esso magistrato per il debito ricevimento; percui l’ incivile Arcivescovo, invece di farsi trovare decentemente vestito nell’ Antecamera, stavesene in Galleria senza premura con abito di Cammera inconvenevole, e con una noncuranza talmente, come se il Corpo del Magistrato fosse stato una privata Persona, e come se Egli, e suoi rispettabilissimi Antecessori mai fatto avessero un tal solenne ricevimento; Locchè vedendosi da’ Signori Rappresentanti, fecero un risentimento arduissimo coll’Arcivescovo, nientemeno dicendogli senza neanche sedersi: Che Monsignor Francone non sa di niun tratto, e venuto era in Manfredonia a porre sossopra la Città, e per effetto di sua malizia confondere i doveri, ed i dritti Cittadini, e pretenderne l’ acquisto senza sua menoma autorità, affine di potersi essentare dalla strettissima obbligazione, che ha di formalmente ricevere, e riverrentemente ossequiare un tal Corpo rispettabile; percui Monsignore tuttogiorno ad altro non bada, che a voler sempre discomparire, e discreditarsi dall’ essere di cavaliere, di cui indebitamente si vanta, e moltopiù nell’essere affettuoso Pastore di questo Gregge Sipontino, non meritando a tal’effetto alcun riguardo, e nè civile trattamento.

Ciò dettosi, risentitamente da’ Rappresentanti del Magistrato, voltandosi all’istante, si partirono, restando l’Arcivescovo Francone talmente soprafatto, che appena si distingueva da un Cadavero. Di un tanto successo i medesimi Signori Rappresentanti formatene un risentissimo ricorso alla Maestà Sua, fù immediatamente con Real Dispaccio rimesso al Delegato della Real Giurisdizione, ed indi alla Real Camera di Santa Chiara; percui ne fù formata colla seguente Consulta una gran Scuola all’Arcivescovo =

Propostosi in esecuzione de’ Reali ordini l’affare nella Real Cammera, si è riflettuto trattarsi di puntigli sconvenienti alla mansuetudine, che deve essere il principale attributo de’ Ministri del Santuario, e particolarmente di que’, che si trovano nelle Gerarchie eminenti, com’è l’Arcivescovo Metropolitano di Manfredonia; tantopiù, che l’ insulto, di cui egli si duole non apparisce sussistente, avendo i Governanti documentato l’ essersi il medesimo allontanato dal cerimoniale solito a pratticarsi nelle formali visite di convenienze, che si fanno dalla Città in Corpo; E sebbene il passato Signor Governadore di Manfredonia, Don Marcantonio Ariani nogli ha usata urbanità della restituzione della visita, pure il dolersene dimostra una commozione di spirito per cosa di poco momento contraria al principale oggetto delle sue Pastorali cure. Quindi la Real Cammera è concorsa nel sentimento, che la Maestà Vostra scriva al Preside di Lucera, e che facci sentire all’ Arcivescovo di Manfredonia, che riguardo alle Visite de’ Governanti osservi l’antico solito, cioè, che l’ Arcivescovo all’avviso della Visita, che far si deve da’ Rappresentanti della Città, debba uscire in Anticamera a riceverli con formalità vestito almeno di Zimarra, Croce appesa al collo, Barretta, ed Anello, conducendo quelli nella Cammera di rispetto, e poi nel congedarsi da lui i medesimi accompagnarli insino all’Anticamera, ove furono formalmente ricevuti. E circa la Visita, che nogli ha restituita il Governadore Ariani, può anche farsi sentire all’Arcivescovo che non stìa addetto a soverchie cerimonie, per non ricevere atti d’inurbanità per tali ambiziose, inutili pretenzioni.

Ed infatti nel dì 27 Giugno di quest’anno 1789 per Segretaria del primo Ministro di Stato fù dispacciato sulla suddetta Consulta della Real Camera, direttamente al Preside della nostra Provincia.

Altro punto di usurpata giurisdizione intrapreso dall’Arcivescovo Francone in quest’ anno medesimo 1788 si fù quello di voler essere Egli il Padrone, non solo della suddetta Chiesa di Santa Maria di Siponto, ma ben’anche del Conservatorio delle povere Fanciulle Orfane, dell’ Ospedale de’ Poveri, de’ Sagri Monti della Pietà, e di Seggiari, del Seminario, del Monte Frumentario, e della Congregazione dell’Addolorata; percui risentitasi questa Popolazione Sipontina, ne ricorse alla Maestà del Regnante Ferdinando IV, acciò il prefato Arcivescovo non si fosse più intromesso nel governo, ed amministrazione di detti luoghi Pii Laicali, perchè li medesimi essendo di loro natura di Laical Fondazione, appartengono a questa Università per l’elezione de’ Governanti di essi, amministrazione, e tutt’ altro l’ appartiene, e niente all’ Arcivescovo, che ne vorrebbe fare l’ usurpazione, che a tal’ effetto provedendo la Maestà Sua tal ricorso de’ Sipontini, ne rimise nella Real Giurisdizione Chiesiastica gli ordini per il convenevole espediente, come si avviserà nell’anno seguente.”

A cura di Pasquale Ognissanti – (Archivio Storico Sipontino)

Ricorso dell’Università al Sovrano per il comportamento dell’arcivescovo Francone ultima modifica: 2016-05-23T12:56:32+00:00 da Redazione



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