Regione-Territorio

Laddove c’era l’erba ora c’è… il nulla

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Terra nera al tratturo (ph: Roberta Paraggio 4St)

Foggia – E pensare che, nel tabellone apposto all’ingresso del tratturo Foggia-Ordona-Lavello, i ghostwiters stipendiati dalla Regione Puglia e dal Comune di Foggia ce l’hanno anche scritto: “Sin dall’antichità questi percorsi sono stati attraversati da milioni di armenti, guidati da generazioni di pastori”. Quello che non hanno scritto è la colpevolezza imberbe di un luogo splendido per natura e per storia, abbandonato a se stesso, che una sola generazione di vandalismo amministrativo e civico è stata sufficiente ad uccidere. Sono passati appena due giorni dalla denuncia dei Cicloamici di Tony Dembech: “Gli ultimi alberi sono andati a fuoco per colpa dell’incompetenza comunale”, il succo del discorso del ciclista ambientalista foggiano.

IL SOLITO FUOCO – In effetti, poi, la storia è quella ricorrente ogni estate. I soliti roghi nei campi trebbiati. Il solito fuoco che divora tutto quello che incontra lungo il suo cammino. La solita indecente abitudine di fare terra bruciata a scapito del bene collettivo. Ed il concorso di uno scirocco impetuoso che, da giugno a settembre, spira senza sosta in questa zona tutta aperta, la cui porta è il mondo ed il grano, un tempo sede di una delle zone umide più ampie del mondo e di una domus federiciana talmente tanto bella, da essere nelle mire di santi, pellegrini e nobili.

Water bruciato e campi arsi (RP)

SCARICO – Il gusto del bello e dell’arte dell’imperatore svevo, però, hanno sloggiato dal Tavoliere tanto e tanto tempo fa ormai. I nuovi padroni si chiamano Russo-Spezzati-Perrone-Caroprese-Zammarano. Abitano nei dintorni del tratturo i loro cantieri. Hanno annesso la terra. Quando si tratta di costruire non ci sono divisioni tra loro. Sono un solo corpo. Un tutt’uno. Ci sono così tanti palazzi in costruzione che potrebbe ospitare un intero borgo di medie dimensioni. Il materiale di risulta, poi, finisce dritto dritto nei campi, abbandonato impunemente nel tratturo, lungo i margini della pista ciclabile. Si entra con le carriole. Non c’è controllo. L’azione di dissuasione o di disturbo da parte delle forze dell’ordine non c’è. Nell’afosa mattinata di prima estate i Vigili Urbani sono stipati nei bar, riparati sotto gli alberi di Corso Vittorio Emanuele, parcheggiati selvaggiamente per propri servizi in Viale Michelangelo. Ma non hanno tempo per altro.

“GARANZIA DI ANONIMATO” – Ed ecco allora una mostrina preziosa, lustro al petto di un generale in invecchiamento precoce, offuscarsi sotto il fiato mefitico dell’inciviltà. L’avvertimento del Comune all’ingresso, da ridere: “Divieto di scarico”, l’ammonimento di Corso Garibaldi. I soliti avvertimenti di legge, normative di due, tre, quattro anni fa che puniscono i trasgressori. Poi un numero di telefono per le segnalazioni e la “garanzia di anonimato”. Tutti sanno che è soltanto una convenzione. Che, nella bolgia foggiana, i controllori sono sempre impegnati a controllare altri ed altro altrove. Specie con il pericolo afa di queste ore. Ironia della sorte, tutt’attorno alla minaccia istituzionale, è una semina di rifiuti. Scatolame in latta e carta, bottiglie di vino e birra, carte cartacce, un pneumatico, preservativi. Un mondo intero si potrebbe leggere in quella spazzatura. Le abitudini economiche, sociali, sessuali dell’agglomerato circostante. La batteria di un’automobile racchiusa nell’azzurro acceso di una busta in plastica, di quelle che mercati e supermercati, in teoria, non potrebbero più vendere. Ma l’ecologia è pane per i denti di chi può permetterselo, di chi ha abbastanza tempo per sgambettare allegramente sotto il sole cocente per conferire un carico di bottiglie in plastica che tanto, alla fine, vanno incenerite con l’umido.

ARSO SU TUTTI I FRONTI – Dei blocchi enormi di cemento grigi dalla destinazione oscura servono da piedistallo per gettare uno sguardo verso l’orizzonte. Da lissù, la Capitanata abbracciata al Capoluogo è un piattume nero arso, un libro aperto alle pagine peggiori di un romanzo horror. Quattro alberelli verdi la cui fine pare vicina, aggrappati alla resistenza vitale della linfa. A levante, tutto nero; a ponente, tutto nero; all’orizzonte, tutto nero. Le fiamme, appiccate dagli agricoltori ai campi limitrofi il tratturo – in barba ad ogni legge – han fatto di tutta l’erba un rogo. Camminando nella pista ciclabile tratturale, poi, il panorama è bello ed inquietante. Le sterpaglie bruciate, indurite dall’arsura, non sono più capaci di frusciare, accarezzate dal vento. Producono un sinistro scampanellio, innaturale, vacante.

POESIA DELLA SOLITUDINE, PATEMA DELL’INQUIETUDINE – Il risultato di quell’odore che pervade Foggia lo vedi, è di fronte, è di lato. Annerite anche le barriere artificiali di terra e rifiuti erette per demarcare il bene privato, probabile sede di palazzi futuri, da quello pubblico. Camminando si entra in contatto con una vegetazione vestita a lutto. La poesia della solitudine ed il patema dell’inquietudine. Le lucertole che attraversano il cammino orizzontalmente sono quasi tutte senza più la coda, sfrattate anche loro dalla pazzia produttiva di un sistema che non contempla regole. Annerito il legno abbandonato fra i cespugli, annerito un water piazzato in cima al muro di Berlino che divide campi e tratturo, annerita l’area di sosta in pietra, annerito un monticello di rifiuti che sarà altro un paio di metri. Il calore ha squagliato, contorto, piegato e reso irriconoscibile anche il cartello azzurro e bici bianca che indica la destinazione di quel piccolo sentiero asfaltato un tempo appannaggio delle famiglie.

Quel che resta (Rp)

Dei trenta alberelli compresi fra l’imbocco di Via Ghandi e quello della Statale 16, ne sopravvivono forse la metà. Per salvarli urge un immediato spostamento, terra fresca, acqua, riattivare la linfa vitale, prima che il nero attanagli anche loro. Il web già si sta muovendo. On line è nata un’iniziativa firmata Chiarastella Fatigato ma per conto di Amici della Domenica, Cicloamici e Adiconsum, aperta ad altre associazioni e a tutti i cittadini. Lunedì pomeriggio si incontreranno nel tratturo, alle 19, con bottiglie d’acqua e attrezzi da giardino per fare quello che spetterebbe fare al Comune.

p.ferrante@statoquotidiano.it



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