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Foggia, fotografando con Samuele Romano

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Foggia – “Foggia è una città non priva di talenti”, una citazione che ci proietta alla scoperta dei virtuosi della terra di Capitanata. Abbiamo incontrato Samuele Romano, fotografo, artista a tutto tondo. Chi è Samuele? Parlaci di te e della tua arte.

“Non mi considero un artista, né un fotografo, sono un autodidatta che all’inizio non aveva che poco interesse per la fotografia. Eppure, qualcosa allarmava la mia coscienza estetica essendo una persona che osserva molto, soprattutto elementi architettonici e naturalistici. Quasi per caso mi sono trovato per le mani una macchinetta fotografica iniziando ad immortalare con i primi scatti. Trovo molto preziosa l’esperienza del bello che si prova mirando l’arte altrui e questo sia nella fotografia che nel resto della produzione artistica come la scultura che da sempre mi affascina avendo prodotto in me la passione per i volti. Il credo alla base del mio stile è di non conformarsi, ma soprattutto avere la concezione che non inventiamo niente, prendiamo in prestito dalla natura. Lo scatto come l’arte in genere è la nostra interpretazione del mondo.”

Cos’è il mondo?
“Il mondo è il caos che tende a perfezionarsi e non vuole accettarsi come imperfetto. I modelli di perfezione sono frutto di una società che tende a massimizzare gli ideali del bello esprimendosi al peggio nelle pubblicità. La fotografia riscatta il mondo dalla sua velocità incontrollabile fermando il tempo, lasciando in sospeso. Ecco perché le foto sembrano bloccare il cosmo. In questa immobilità magica si esprime la forza della continuità temporale, del presente che si fa futuro, è una proiezione di senso, una gabbia semantica per il mondo fatto di continuità con il proprio io, la forte identità che scoppia dal nostro cuore e si vivifica delle nostre azioni.”

Che ruolo ha la natura nei tuoi scatti?
“La natura, forse confusa con la naturalezza, è bloccare la temporalità, il flusso temporale e cercare formazioni di senso per la riflessione sul mondo. La naturalezza nei miei scatti è rubare nei volti, nei gesti, un momento di intimità che altrimenti non verrebbe consegnata alla storia”.

(A cura di Giuseppe Marrone – Redazione Stato)



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